Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Se volete passare due ore di gioia battendo “il piede” al ritmo della musica andate a vedere l’ultimo film splendente e creativo di Clint.
Il rapporto privilegiato tra Clint Eastwood e la musica non è una novità: autore di diverse colonne sonore questa volta si è cimentato con il film Jersey Boys tratto dall’omonimo musical di Broadway.
Eastwood, ha deciso di non assumere star famose per il suo film, ma di portare al cinema gli stessi ragazzi che a Broadway hanno messo in scena più di 300 rappresentazioni. “Ci sono poche differenze fra lo spettacolo teatrale e il film – spiega John Lloyd Young, che nel film interpreta Frankie Valli – e mi piace pensare che Eastwood abbia scelto noi perché eravamo i migliori per la parte. Quando si prepara un musical al cinema, le riprese vere e proprie vengono precedute da mesi e mesi di prove. Con noi non è stato necessario, le nostre prove le avevamo già fatte sul palcoscenico”. “Abbiamo registrato tutto dal vivo – spiega Erich Bergen che nel film interpreta il numero due del gruppo, Bob Gaudi – abbiamo cantato sul set, l’orchestra era accanto a noi, dietro le cineprese. Il suono non è perfetto come in una sala di registrazione ma era proprio questo che Clint Eastwood cercava. Voleva quel suono grezzo e un po’ sporco tipico degli inizi del Rock & Roll, quando gli strumenti di registrazione non erano così accurati”. “Perché raccontare dei Four Seasons e non di un gruppo più famoso, come i Beatles o i Rolling Stones? Perché c’è qualcosa che mi ha profondamente attirato della piece teatrale – spiega l’attore Eastwood – e perché mi incuriosiva raccontare della comunità italo-americana a New York di quegli anni, quando era molto più facile diventare delinquenti che famosi. Ci voleva fegato a cantare, a quei tempi in un posto come il New Jersey”.
Frankie e Tommy sono amici, insieme fanno qualche qualche lavoretto sporco per il boss Gyp De Carlo, Frankie è dotato di una voce straordinaria, in grado di convincere anche il boss del suo talento: nel giro di breve tempo, insieme a Bob e Nick, i due formeranno i Four Seasons, destinati a diventare famosi nel mondo del pop anni Sessanta: con le canzoni che hanno influenzato una generazione, tra le quali “Sherry”, “Big Girls Don’t Cry”, “Walk Like a Man” e molte altre.
Eastwood riesce a ricreare l’atmosfera della “Little Italy” nel Jersey senza pietismo né retorica e ci ridà la musica ancora freschissima dei “Four Season”. Nel finale nonostante tutte le amarezze del vivere fa riscoprire alla banda e agli spettatori il potere trascinante della musica che come dice Bob Dylan trasmette l’eterna giovinezza: “Forever young”.
E adesso una piccola cronologia dei film di Clint, che ho amato di più, all’inizio come attore e poi anche come regista. Comunque, al di la delle sue qualità artistiche, l’ho sempre trovato e lo trovo ancora stupendo, elegante e affascinante.
Per Sergio Leone, Eastwood indosserà sempre lo stesso poncho senza mai lavarlo in ben tre pellicole: Per un pugno di dollari (1964), Per qualche dollaro in più (1965) e Il buono, il brutto e il cattivo (1966).
Dove osano le aquile (1969), con Richard Burton e la regia di Brian G.Hutton.
Gli spietati (1993), un western che gli fa guadagnare l’Oscar come miglior regia e la nomination come miglior attore protagonista.
Mystic River,2003.
Million Dollar Baby,2005.
Gran Torino, 2008.
Invictus, 2009.
Hereafter, 2010.
Grazie Clint, nonostante Sergio Leone dicesse: “Ha soltanto due espressioni, con il sigaro e senza” hai dimostrato di essere un grande artista!

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