Prime dieci pagine
Margherita Candellero

Ancora un pomeriggio in libreria seduta in una saletta-caffè che si riempie di gente giovane, di ragazzi – ventenni e dintorni – in attesa di conoscere Valerio Piperata, autore del libro: LE ROCKSTAR NON SONO MORTE. Si crea del movimento. Compaiono attori della compagnia Assemblea Teatro, che presenteranno lo scrittore, una chitarra viene appoggiata su un divanetto. Arriva un musicista noto nel pinerolese per la sua carriera musicale iniziata con gli Africa Unite, gruppo rock, conosciuto come la prima band del panorama reggae italiano.
Insomma l’atmosfera si fa calda e piena di aspettative.
Valerio Piperata è un venticinquenne romano –classe 1989 – studente di Lingua e letteratura russa alla Sapienza di Roma e LE ROCKSTAR NON SONO MORTE, pubblicato di recente dalle edizioni e/o, è il suo libro d’esordio. Un libro divertente, da leggere tutto d’un fiato, che porta il lettore tra i giovani che amano la musica oggi.

Il romanzo è dedicato “ a tutti quelli che hanno una band.”
a cui fa seguito una frase di John Fante: “ Eravamo gente con progetti grandiosi.”

In queste due espressioni è racchiuso il senso del romanzo, scritto e destinato ad un pubblico di giovani che vogliono fare musica, ma la vogliono fare con lo slancio e la passione di chi sogna di farcela con le proprie forze. Alla base di tutto ci stanno il progetto, la fede e la volontà di essere una band che dà un senso alla vita di questi ragazzi, che si sentono rockstar in un periodo in cui dominano le solitudini dei talent-show.

Davide Fagiolo è la voce narrante del libro. Liceale timido e introverso, in continuo ascolto della musica rock dei suoi gruppi preferiti, è emarginato all’interno della classe dove non ha amici, tranne il compagno di banco, Tommaso Sciarra, con il quale condivide il sogno di mettere su una band. A loro si uniscono due personaggi borderline: Mario Pannocchia, cantante melodrammatico napoletano, escluso da una partecipazione ad un programma di talent-show e Adriano Trota, piccolo e maldestro criminale di borgata. La band viene chiamata dai quattro: “I Vecchi”, nome che rivendica l’inattualità del rock e delle band oggigiorno fuori moda. Poi si cercheranno gli strumenti e, magari, si troverà il modo di imparare a suonarli.
D’altra parte il rock è una musica “istintiva”, che non è necessario saper suonare. E’ una musica che si deve “praticare”, che è importante “sognare” prima di farla.
“Il Dio del rock me lo sentivo sotto la pelle, dentro al cuore. Mi dava coraggio, mi ci faceva credere. Perché siamo pochi, noi eletti dal Dio, ma siamo stati scelti da Lui per la forza e la costanza che abbiamo dimostrato di avere, nel nome del rock. Siamo disposti a superare ogni ostacolo, difficoltà, date a cachet zero, pur di arrivare dove vuole portarci Lui: la destinazione di questo viaggio la ignoriamo, sappiamo solo che, indipendentemente da quello che succede, dobbiamo continuare a camminare.”
Davide Fagiolo è batterista, o almeno, vorrebbe esserlo. Suona una vecchia batteria da quattro soldi. Il suo mito è Ringo Star. Sa che nella Band il batterista è posizionato dietro agli altri, un po’ defilato, ma ha la consapevolezza che la batteria dà la base ritmica alla musica e quindi è strumento indispensabile. Gli altri della band, il chitarrista, il bassista e la voce cantante in qualche modo dipendono da lui, che è l’ideatore e l’anima del gruppo.
Il tempo della storia è un anno scolastico, l’ultimo anno di liceo, l’anno della maturità, vissuto dai protagonisti con alterne vicende e patemi familiari per risultati non sempre soddisfacenti.
I luoghi si distribuiscono tra squallidi e desolati locali delle borgate romane dove si suona per otto persone e altrettanti sgangherati locali sperduti in improbabili paesi di provincia, tappe del tour della band, in cui ben che vada si rimedia un piatto di pasta o una pizza.
L’autore, durante la presentazione del libro, ha definito la sua opera “una commedia” ideata per far ridere, la cui scrittura è nata insieme alla musica. Ha precisato che questo suo libro è destinato ai ragazzi giovani.
Ironico e irriverente questo romanzo ha in sé la freschezza e l’incanto della giovinezza, sognatrice e romantica, che viene trasmessa da un linguaggio diretto, con frasi che rimandano l’immediatezza del parlato.
Proprio questo linguaggio ha il ritmo e la forza del rock. Nell’incalzare dei dialoghi semplici e veloci si sente “la voglia furibonda di suonare”, come è stata definita da Ciro Cirri, il musicista degli Africa Unite presente in sala.
Io, non giovane, sono stata travolta dalla effervescenza di questo romanzo, divertente, godibile, ricco di messaggi al di là della lievità con la quale si presenta.

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