Prime dieci pagine
Margherita Candellero

Nel percorrere le sale del Palazzo Reale di Milano, dove dal 17 settembre 2014 al 1 febbraio 2015 sono ospitate 220 opere di Marc Chagall, si viene da subito catturati dalla magia del mondo visionario e fiabesco dei dipinti del piccolo villaggio nei pressi di Vitebsk, nell’attuale Bielorussia, da cui l’artista proviene.
L’originalissima poesia che anima le sue opere trasmette il senso di meraviglia che Chagall ha di fronte alla natura, di fronte alle creature collocate in un universo in cui tutti gli esseri viventi possono convivere in armonia.
Lo sguardo del visitatore passa da una tela all’altra e dalla mescolanza di personaggi, animali, oggetti, paesaggi, colori che si attraggono e si oppongono viene rapito e quasi trasportato in questo mondo sognato, senza peso, dove terra e cielo sono spazio e tempo di azioni, di emozioni rappresentate, proiezioni di desideri e di accadimenti.
Per conservare la fascinazione che per due ore di visita mi ha incantata e mi ha fatto sognare ho acquistato l’autobiografia di Chagall: LA MIA VITA (edizioni SE, saggi e documenti del Novecento). Come è riportato nella quarta di copertina del libro, Marc Chagall scrisse “La mia vita” in lingua russa tra il 1921 e il 1922, poco prima di lasciare definitivamente Mosca dopo l’esperienza della Rivoluzione. Dello stesso periodo sono i disegni che accompagnano il testo. L’opera, tradotta in francese dalla moglie Bella, apparve a Parigi nel 1931 con il titolo “Ma vie” e poi ristampata con lievi modifiche dell’autore nel 1957.
La scrittura dell’autobiografia è pittura trasposta in parole.
Leggere quelle pagine rimanda alle tele appena ammirate, ai disegni che tratteggiano scene di vita paesana, trasporta il lettore in quel mondo quasi senza tempo, radicato in una sorta di medioevo che si realizza tutto nella disposizione un po’ casuale “di chiese, recinti, botteghe, sinagoghe, semplici ed eterne, come gli edifici degli affreschi di Giotto.” E in questo paesaggio “vanno e vengono, girano e rigirano o trottano bonariamente ebrei d’ogni specie, vecchi e giovani, di Javič, di Bejlines. Un mendicante corre verso casa, un benestante rientra a casa. Il piccolo del seder corre a casa. Papà va a casa.” E ancora “Non dico niente del cielo, delle mie stelle infantili. Sono le mie stelle, le mie dolci stelle; mi accompagnano a scuola e m’aspettano in strada fino al mio ritorno. Poverette, scusatemi. Vi ho lasciate sole a un’altezza così vertiginosa! Città mia, triste e gaia!”
Vitebsk, dove il pittore visse bambino, è una città ai confini di Russia e Lettonia. All’epoca città improduttiva, decadente, ma magnifica agli occhi di Chagall che si sentiva un tutt’uno con quel piccolo universo, dove gli animali, i negozi, le sinagoghe, i contadini più anonimi erano per lui
fonte di ispirazione e pieni di attrattiva.
In quel piccolo mondo della provincia russa Chagall molto presto scopre la sua vocazione d’artista.
“Un bel giorno (ma tutti i giorni sono belli), mentre mia madre stava mettendo il pane in forno, mi avvicinai a lei che teneva la paletta e afferrandola per il gomito infarinato le dissi: – Mamma….. vorrei fare il pittore. (…..) Vorrei essere pittore. Salvami, mamma. Vieni con me . Andiamo, andiamo! C’è un posto in città; se mi accettano e se concludo i corsi, sarò un artista fatto e finito. Sarei così felice!”.
Gli approcci al mondo delle scuole di pittura, a cui egli giunge pieno di aspettative e che poi abbandona perché la sua arte lo porta oltre gli stili dei maestri in voga in quel momento, sono narrati con pennellate di immagini: sembrano tappe del viaggio di un eroe delle fiabe che deve affrontare una serie di prove per raggiungere la meta.
Al suo primo maestro Jehuda Pen dedica parole commosse : “ Amo Pen. Rivedo la sua figura tremolante. Vive nella mia memoria come mio padre. Spesso, quando penso alle strade deserte della mia città, lo vedo ora qui ora là.
Più d’una volta , dinanzi alla sua porta, alla soglia di casa sua, avrei voluto supplicarlo. Non ho bisogno di gloria, ma d’essere soltanto un artigiano silenzioso come voi; come i vostri quadri, anch’io vorrei essere appeso nella vostra strada, accanto a voi, a casa vostra. Permettete!”

Molto importante l’incontro a Pietroburgo con il professor Bakst, la cui scuola “animata da un soffio europeo” apre a Chagall le porte verso l’Europa e gli fa scoprire la passione per il teatro che lo accompagnerà per tutta la vita.
E’ in questo periodo che l’artista coltiva il sogno di raggiungere Parigi.
“A Parigi mi sembrava di scoprire tutto, soprattutto l’arte del mestiere. Me ne convincevo dovunque, nei musei, nei Saloni.” (…) “Ho portato dalla Russia i miei oggetti, Parigi vi ha versato sopra la luce.”

Parole di assoluta poesia sono dedicate alla moglie Bella : “Io aprivo soltanto la finestra della stanza e l’aria azzurra, l’amore e i fiori entravano con lei.
Tutta vestita di bianco o tutta in nero lei vola da molto tempo attraverso le mie tele, guidando la mia arte. Non finisco quadro o incisione senza chiederle il suo “sì” o “no”.”
E immediatamente noi andiamo al dipinto “La passeggiata” (1917-1918 San Pietroburgo, Museo Statale Russo) in cui gli occhi di Bella sono fissi sul pittore che la tiene per mano mentre lei vola sopra il paesaggio di case e campi verdi.

Pagine intense sono quelle dedicate al lavoro per il teatro. Nel 1920 Chagall viene chiamato a dipingere l’interno del piccolo Teatro Ebraico di Mosca. Qui egli sviluppa i temi che gli sono cari: sorridenti violinisti, girovaghi, contadine danzanti, l’allegria coinvolgente della festa.
Dalle giornate di lavoro al teatro Chagall rientrava a Malachovka, piccolo villaggio presso Mosca.
E le sue parole, che raccontano questi ritorni in famiglia, ancora ci fanno sognare: “Infine, quando a sera il treno gelido si metteva lentamente in moto, delle canzoni, lamentose e chiassose, echeggiavano nel vagone pieno di fumo. Mi pareva di salire in cielo attraverso le betulle, la neve, le nuvole di fumo, con quelle donne grassocce, quei contadini barbuti che si facevano incessantemente il segno della croce.”

Leave a reply

Tra Colonne di Libri

Vicende di uno struzzo speciale

17 Aprile 2019

MEMORIE di una vecchietta perbene

Quella metà di noi

9 Aprile 2019

NOTE dalla provincia

PATRIA di Fernando Aramburu

28 Marzo 2019

Tra Colonne di Libri

CHI VUOL FIABE, CHI VUOLE?

18 Marzo 2019

Rubrica rampante

Lavorare sodo porta frutto

14 Marzo 2019

MEMORIE di una vecchietta perbene

Il corriere – The mule

11 Marzo 2019