Prime dieci pagine
Margherita Candellero

Qualche settimana fa era comparso su La Repubblica un articolo che anticipava la presentazione al Salone del Libro di Torino di RACCONTARE IL MARE di Björn Larsson edito da Iperborea.

L’idea centrale del libro risultava essere il rapporto tra la letteratura e il mare come fonte di ispirazione narrativa. Il mare ha la facoltà di stimolare la creatività letteraria? Il mare è realmente quello rappresentato nella letteratura?  Di che mare si parla nei romanzi?

L’argomento ha suscitato la mia curiosità.

Lo scrittore, svedese di Jönköping, docente di letteratura francese all’Università di Lund, è un appassionato velista e autore di numerosi romanzi marinari, alcuni dei quali ho letto a cominciare da LA VERA STORIA DEL PIRATA LONG JOHN SILVER, che all’epoca mi aveva catturato per l’antico fascino che mi portavo appresso dalle letture della adolescenza sui pirati a partire ovviamente dall’Isola del Tesoro di Stevenson.

In concomitanza con il Salone del Libro, nel circuito del Salone OFF, Larsson ha presentato il suo nuovo testo alla libreria Volare di Pinerolo, nella saletta-caffé che accoglie appassionati lettori sempre ghiotti di conoscere dal vivo gli autori con cui dialogare. Larsson era accompagnato da un’ attrice di Assemblea Teatro, Gisella Bein, che, nell’occasione, ha prestato la sua voce alla lettura di alcune intriganti pagine del libro ed ha introdotto l’incontro con queste parole tratte dalla Postfazione: “Vivere in barca d’inverno significa anche vedere uccelli morire. Non è la prima volta che mi capita di vedere un uccello marino morire in un porto d’inverno, ma perché altrove, in campagna o in città, è così raro vedere uccelli morti? Dove vanno gli uccelli a morire? Vivere in barca d’inverno vuole anche dire scoprire frammenti di realtà che passerebbero altrimenti inosservati.”

Questo avvio di conversazione con l’autore ha catturato  la mia attenzione e mi ha aperto orizzonti. Larsson, buon comunicatore (parla molto bene l’italiano), simpatico affabulatore ha spiegato come è nata in lui la passione per il mare, dove ha vissuto sette anni su una barca a vela, ed ha raccontato come questa sua passione sia unita a quella per la scrittura che però ha bisogno di tempo per costruirsi, perché è necessaria una distanza per immaginare. Ha parlato dei libri come “confine tra terra e mare” e della scrittura che non richiede per forza il viaggio per prendere forma.

Nel suo libro, che non è un romanzo, ma una sorta di diario di lettura, parla del mare come “luogo dell’anima” attraverso alcuni tra i grandi classici della letteratura marinaresca.

Ogni capitolo è dedicato ad un autore di cui analizza un testo o un personaggio aprendo scenari e mondi in parte conosciuti e in gran parte da scoprire: Conrad e Maupassant, Omero e Cristoforo Colombo, il premio Nobel Harry Martinson e il velista solitario Joshua Slocum (a cui Larsson deve la sua iniziazione alla vela), Biamonti e Childers, i nuovi pirati di Carnimeo fino al Alvaro Mutis. Ripercorre romanzi e racconti, intreccia le biografie degli autori con quelle dei personaggi, confronta i diari di bordo con i racconti di mare, evidenzia le conoscenze marinaresche e le qualità umane presenti nelle varie opere.

In questo andare tra pagine di autori e di storie diverse che si aprono man mano che si procede nella lettura ci cattura la passione che Larsson trasmette. E’ la sua passione che si comunica e che fa appassionare anche noi.

Di ogni autore citato vien voglia di cercare un libro, un racconto, qualche pagina per andare alla scoperta di una nuova avventura, per conoscere personaggi, per navigare senza bandiere in mare aperto, per gustare il linguaggio che appartiene agli uomini di mare.

In un certo senso questo è un libro che si può leggere a scatole cinesi. Da ogni pagina scaturisce l’impulso ad aprirne un’altra. Ad esempio, quando parla di Conrad e dei suoi personaggi “indecisi e disorientati che non sanno cosa vogliono e che diventano vittime di un tentennamento dovuto alla mancanza di certezza e di volontà. Non possiamo dimenticare Lord Jim, che in un momento di esitazione fa una scelta che rimpiangerà tutta la vita.”  sorge immediata la curiosità di conoscere questo marinaio inglese, sognatore, affascinato dai viaggi e dal mare, che, in seguito ad un terribile incidente a bordo del Patna su cui è imbarcato come primo ufficiale, inizierà una lunga serie di peregrinazioni per lottare contro l’ignominia e l’isolamento in cui si viene a trovare.

Sono così andata alla ricerca del libro di Conrad e sono stata trascinata alla lettura  del romanzo dalle prime righe che tratteggiano il protagonista in fuga da se stesso: “Era un pollice, forse due, sotto i sei piedi, di struttura forte, e camminava sempre in linea retta verso di voi, leggermente curvo con le spalle, la testa in avanti e uno sguardo fisso che vi faceva pensare ad un toro che stesse per caricare. La voce era profonda, sonora, e i suoi modi rivelavano un uomo deciso e sicuro di sé senza però avere niente di aggressivo. Questo suo atteggiamento sembrava una necessità della sua natura, ed era piuttosto rivolto a sé più che agli altri. La sua apparenza esteriore si presentava senza macchia; completamente vestito di bianco immacolato, dalle scarpe al cappello, e nei vari porti orientali dove si guadagnava da vivere come impiegato marittimo di fornitori di bordo, era molto popolare.” (LORD JIM, 2010, pag.3)

Man mano che procedevo nella lettura del libro di Larsson sentivo il bisogno di avere tra le mani i testi di cui l’autore parlava.

Mi sono procurata SULL’ACQUA di Maupassant per compiere idealmente la navigazione sul Bel-Ami lungo le coste che vanno da Antibes a Saint-Raphael a Saint Tropez assaporando a mia volta il vento di ponente narrato dall’autore: “Che personaggio il vento per la gente di mare! Se ne parla come di un uomo, di un sovrano onnipotente, ora terribile, ora benevolo.” (SULL’ACQUA, 2002, pag.22)

Ho riaperto il GIORNALE DI BORDO di Cristoforo Colombo (1985) per comprendere il senso di questo diario di bordo, scritto con grande precisione per guidare una navigazione e documentare un viaggio, ma non ascrivibile alla letteratura marinara, secondo il commento di Larsson. “Non è una confessione intima, ma una missiva al re volta a descrivere i risultati ottenuti con la spedizione, e a dare a quella, e quindi a se stesso, legittimità”.

Nei libri di Francesco Biamonti (Attesa sul mare, Le parole la notte, Vento largo) letti anni fa ho ricercato le espressioni evidenziate da Larsson sulla malinconia profonda che li percorre come un’atmosfera che trasuda dal paesaggio ligure teatro dei suoi romanzi.

Mi sono tornati alla memoria i romanzi di Alvaro Mutis (in particolare Trittico di terra e di mare) sulle “tribolazioni di Maqroll  il Gabbiere”, così definite le avventure di questo strano personaggio  presentato da Larsson con queste parole: “C’era qualcosa in lui degli eroi conradiani – avventurieri piuttosto svogliati, loro malgrado, potremmo dire – che si lasciano trasportare dal destino senza sapere dove vanno né dove vogliono andare. Difficile non pensare anche a Corto Maltese. Come lui, Maqroll sembrava vagare e trascinarsi tra porti e navi, venendo dal nulla, senza passato, senza famiglia e con un futuro incerto.”

Il libro di Larsson, RACCONTARE IL MARE, si legge come un’avventura, ricca di richiami narrativi da cui ripescare testi, storie e personaggi che nel tempo hanno sicuramente trovato un posto nella fantasia del lettore che ama lasciarsi catturare dalle navigazioni sospinte “dagli alisei forti e potenti, pieni di vita, freschi e vivi; un eterno cambio d’aria” per usare le parole di Harry Martinson riportate dall’autore.

Per chi non frequenta abitualmente questo genere di narrativa può essere uno stimolo per lasciarsi tentare a nuove rotte alla ricerca di nuovi approdi.

 

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