Prime dieci pagine
Samuele Marabotto

Oh santo cielo! Una noia mortale attanaglia il mio umore quando arrivo alla lezione numero sei di Nikki Gemmel nel suo “Col mio corpo”, edito da Guanda. Vanno di moda i libri erotici per ragazze, donne, nonne. Basta che non siano uomini. Dopo tutte quelle sfumature di grigio, il mondo dell’editoria ha scoperto un filone d’oro, quello della letteratura erotica per signorine. Una roba da buttarsi per terra dalla disperazione per tanto cattivo gusto. L’erotismo mi piace, non mi fraintendete, ma scriverne è la cosa più difficile, improbabile e inarrivabile. Creare un’atmosfera erotica in letteratura è quasi impossibile. Con il racconto si rischia di avvicinarsi troppo a un trattato di anatomia, alla pornografia, alla volgarità in genere o, come nel caso della Gemmel, alla noia. In questo caso le prime dieci pagine del romanzo annoiano pazzamente. C’è un prologo che non si capisce niente. Sono pagine che dovrebbero riempirti la testa di mistero, creare aspettative di qualche genere, farti venire voglia di scoprire. Niente di tutto questo. Poi il libro non è suddiviso in capitoli ma in lezioni. Di che? Boh. Nella lezione numero uno c’è una frase che dice “(la protagonista vive) in una casa colonica ristrutturata con il soffitto fatto di coperchi di bare poggiato su lunghissime scale a pioli.” Ma per favore! E non è un’immagine poetica, ho controllato bene, è proprio il soffitto della casa. La protagonista è una donna di cui si intuisce un passato affascinante, improntato alla libertà, alla seduzione, all’amore collegato alla sensualità. “Pensi di andare a letto con ogni uomo che incontri. Non vuoi andare a letto con nessuno di loro.” Ma deciditi! Incomincia così la lezione numero uno. Sono due frasi buttate lì per creare un profilo psicologico della protagonista, ma non si capisce bene di che genere. Adesso lei è madre di tre figli, con un marito medico che lavora sodo con il quale, dalla nascita del terzo figlio, ha smesso di avere rapporti. Sì qui, rapporti lì. Si può ben capire che lei abbia un po’ di desiderio, ha quarant’anni ed è bella, ma volerseli fare tutti… Infatti poi si ricrede, non ne vuole nessuno. Quindi, ragionando, questa donna o se li prende tutti insieme o niente. Mah… Mi sforzo e vado avanti, ma l’antifona non cambia. Si capisce che la poveretta non è per niente contenta e ripensa a quando, libera dai vincoli del matrimonio, poteva saltare la cavallina e sentirsi donna, desiderata e apprezzata. E allora cosa ti sei sposata a fare? In ogni caso la scrittrice con le sue lezioni, una dopo l’altra, spargendo indizi un po’ a vanvera, ci vuole convincere ad avere pazienza perché fra le righe c’è la promessa che la protagonista è lì che cova e resiste, ma prima o poi le uova si schiuderanno e quindi…

Pollice completamente verso per Nikki Gemmel. Un’operazione commerciale che inizia malissimo, annoia, delude, non serve a niente e mi ha fatto perdere venti minuti di lettura. Anzi, no, mi ha dato la possibilità di scrivere una stroncatura ed era tanto che non lo facevo. Grazie.

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