Prime dieci pagine
Samuele Marabotto

Sherlock Holmes ormai novantenne rientra nella sua tenuta in campagna dopo un lungo viaggio in Giappone. Vecchio, ma non piegato dalla vita, si addormenta facilmente dopo essersi seduto in poltrona e usa due bastoni da passeggio per muoversi lentamente e sigari giamaicani perennemente spenti per mantenere intatto il desiderio di tabacco. Parte con la vecchiaia di un mito della letteratura poliziesca questo romanzo di Mitch Cullin “Mr Holmes e il mistero del caso irrisolto” edito da Neri Pozza. Non mi è chiaro come uno scrittore possa scegliere di prendere in prestito un personaggio tanto famoso, tanto amato e tanto celebrato. Non è il primo libro scritto da un apocrifo su Sherlock Holmes, a memoria ne ho letto già un altro, ma in questo caso mi sembra un’impresa più impegnativa. Watson è sicuramente già morto e sepolto non avendo la tempra di Holmes. Ad assisterlo, almeno nelle prime dieci pagine del libro, ci sono una governante scorbutica quanto il suo padrone e il figlio, un ragazzo quattordicenne che ha il compito di occuparsi delle arnie che Holmes da più di quarant’anni ama e cura con maniacale precisione. Lo scrittore parte con un vantaggio non trascurabile, quello di mettere in campo un personaggio famoso, affascinante e conosciuto universalmente. Forse che Cullin non aveva abbastanza immaginazione per costruirsi un investigatore nuovo di zecca? Perché, credetemi, anche se ho parlato di vantaggio, maneggiare una leggenda così affermata nella storia della letteratura poliziesca rischia di trasformarsi in una trappola mortale. Ma Cullin deve avere fatto bene i suoi conti. Me lo vedo fermarsi di colpo con una tazza di caffè a mezz’aria, mentre fa colazione, ed esclamare – come sarà diventato a novant’anni?” e la moglie, che sta leggendo un articolo sul Times sulla nuova pavimentazione di Trafalgar Square, con gli occhiali da lettura sulla punta del naso, chiedergli -Di chi parli caro? – E lui risponde – Ma di Holms cara, di Sherlock Holmes!”
Già, perché uno Sherlock Holmes stravecchio come la grappa o il brandy, è sicuramente una faccenda tutta da reinventare. Mitch Cullin, a pensarci bene, non rischia quasi nulla perché questo Holmes è un uomo del tutto nuovo e sconosciuto agli appassionati dell’inventore dell’investigazione basata sulla deduzione. La sua memoria è fiaccata dalla vecchiaia, il suo corpo pur essendo ancora dritto, lo fa muovere lentamente e i suoi interessi sono ormai orientati soltanto alle api. Ma quel ragazzetto che lo aiuta con gli alveari è uno spirito curioso e, approfittando dell’assenza di Holmes dovuta al viaggio in Giappone, scopre un interessante manoscritto che il vecchio detective ha scritto e non ha ultimato. Parte da questa piccola ma efficace curiosità il romanzo di Mitch Cullin e nelle prime pagine riesce a catturare la nostra curiosità.
A proposito di curiosità, la mia è stata catturata dalla copertina del libro, che ritrae l’attore Ian McKellen (ve lo ricordate in X-men?) in un aplomb inglese molto suggestivo. Interpreta Holmes nel film liberamente tratto dal romanzo con la regia di Bill Condon in uscita in questi giorni al cinema.

Leave a reply

Rubrica rampante

Tre sorelle inseparabili: Fiducia, Pace e Verità

21 Febbraio 2021

Scarabocchi di scuola

Una mattina, al mare

21 Gennaio 2021

Rubrica rampante

Difendiamo il Creato….

31 Dicembre 2020

NOTE dalla provincia

GIARDINI: VITA, BELLEZZA, MEMORIA.

19 Settembre 2020

Rubrica rampante

Cos’è la felicità?

22 Agosto 2020

Rubrica rampante

Le dita e la memoria

14 Giugno 2020