Prime dieci pagine
Margherita Candellero

In una rassegna sul cinema inglese “Outstanding BRITS” (vite straordinarie di personaggi della storia e della cultura inglese) ho avuto l’occasione di vedere il film “EFFIE GRAY” (2014) scritto da Emma Thompson, diretto da Richard Laxton e interpretato dall’attrice statunitense Dakota Fanning. Di Effie Gray ignoravo l’esistenza e quindi il dramma della sua vita coniugale. Sono stata attratta dalla storia, catturata dal mondo vittoriano nel quale si svolge e dalla pregevole interpretazione dei personaggi da parte di attori di grande livello artistico.
Il film, un’ affascinante pellicola in costume, è ambientato a Londra nella metà del diciannovesimo secolo, quindi nel cuore del mondo vittoriano, connotato da toni piuttosto tristi.
La trama è incentrata sul crollo del matrimonio tra Euphemia “Effie” Gray e John Ruskin, eminente critico d’arte sostenitore della Confraternita dei Preraffaelliti, costituitasi nel 1848 tra alcuni giovani artisti ribelli (William Holman Hunt, John Everett Millais, Dante Gabriel Rossetti). La tormentata relazione e la conseguente disintegrazione del matrimonio tra i due sopraggiunge quando Effie si rende conto che suo marito si rifiuta di consumare il matrimonio.
Il crollo della loro unione è uno dei grandi scandali dell’era vittoriana decisamente moralista, in cui le donne potevano essere guardate, ma non avevano diritto di parola.
Effie sarà una delle prime donne a chiedere il divorzio dal marito, diventando in questo modo un’icona nella storia femminista.
Il matrimonio tra Effie e John è caldeggiato dalle famiglie di entrambi. Lei è “una bella fanciulla che viveva in una casa scozzese”, quasi un’eroina da romanzo delle sorelle Brontë. Lascerà la sua casa in Scozia per seguire il marito nella lontana Londra. Ruskin è un critico d’arte, uno degli scrittori più autorevoli della sua epoca. Considera Effie, che conosce da quando lei era una bambina, la sua musa. Il problema è che prova orrore all’idea del contatto fisico.
John Ruskin, interpretato con molta eleganza da Greg Wise, è figura signorile, vanitoso, sempre assorto nei suoi studi e nella sua scrittura al punto da non accorgersi della sofferenza della moglie che si fa sempre più acuta e manifesta. Questo suo comportamento è rafforzato dalla presenza costante dei genitori che lo hanno cresciuto per essere un genio e lo proteggono dalla presenza della moglie e dalla sua voglia di vivere e di partecipare al bel mondo londinese. Effie, una Lakota Fannig davvero convincente nei panni dell’eroina vittoriana, esprime appieno la sua voglia di vivere, la sua vitalità e la sua crescente depressione. La decisione di abbandonare il marito e chiedere il divorzio – cosa assolutamente non prevista nel costume del tempo e quindi oggetto di scandalo – avviene dopo cinque anni di matrimonio non consumato e un periodo trascorso dalla coppia in Scozia in compagnia del giovane e avvenente pittore Everett Millais a cui Ruskin aveva chiesto un ritratto da realizzare tra i laghi e le cascate scozzesi. L’attrazione tra Effie e Everett è evidente e al ritorno a Londra Effie si convincerà della necessità di lasciare il marito.
Effie ha venticinque anni quando si decide a chiedere il divorzio da Ruskin. Gli anni di questo strano e sofferto matrimonio sono la storia del raggiungimento della sua maggior età, della emancipazione che le permette di far sentire la propria voce quando dalle donne si aspettava silenzio e sottomissione.
Il film termina nel momento della partenza di Effie dalla casa del marito diretta in Scozia per riprendersi la vita nelle sue mani.

Affascinata da questo film e incuriosita da questa storia ottocentesca che non conoscevo sono andata alla ricerca del libro che ha quasi lo stesso titolo: “EFFIE GRAY. Storia di uno scandalo”, scritto da Suzanne Fagence Cooper (edito in Italia nel 2012 da Neri Pozza). L’autrice ha trascorso 12 anni come curatrice e ricercatrice presso il Victoria & Albert Museum di Londra, studiando le collezioni vittoriane e l’arte preraffaellita. In particolare ha potuto mettere mano alle carte delle famiglie di Effie e di Millais, che si trovano in una collezione al Tate Gallery Archive. La corrispondenza tra i componenti delle famiglie – migliaia di lettere scritte lungo tutto il corso della vita di Effie – ha permesso alla scrittrice di ricostruire la storia di Effie Gray dalla sua infanzia alla morte avvenuta nel 1897 e contemporaneamente raccontare il mondo dell’ottocento inglese nella sua evoluzione sociale e artistica di quel periodo.
Ne risulta una biografia che si legge con il piacere di avere tra le mani un romanzo.
Comincia esattamente dove finisce il film.
“La mattina di martedì 25 aprile 1854 faceva molto freddo. Effie salutò per l’ultima volta suo marito, John Ruskin, sulla banchina della stazione di King’s Cross, poi lui l’aiutò a salire sul treno. Mentre prendeva posto accanto alla sorellina Sophy, Effie evitò lo sguardo del marito, concentrandosi per far spazio alla crinolina in quello scompartimento angusto. Sperava di non rivederlo mai più. Il geniale critico d’arte moderna spesso poteva rivelarsi notevolmente ottuso. La sua attenzione si concentrava sui quadri, non sulle persone. Ruskin dal canto suo, ansioso di tornare alla casa dei genitori, ai suoi libri, non colse nulla d’insolito sul volto teso di Effie. Ormai era quella la sua espressione abituale. (…..)
Mentre lasciavano Londra alle spalle, Effie si tolse i guanti e si sfilò la fede nuziale. La mise in una busta indirizzata alla suocera, insieme con le chiavi di casa e il libretto contabile.”
Da questo incipit l’autrice ricostruisce il prima e il dopo del divorzio di Effie a cominciare dalla sua adolescenza trascorsa nella scuola Avonbank, a Stratford-upon-Avon , dove era stata mandata a studiare con altre ragazze di buona famiglia, “perché diventassero signorine a modo, non per ridacchiare e chiacchierare come facevano a casa ” e la sua vita nella casa paterna a Bowerswell, dove in continuazione nascevano figli (sua madre ebbe 15 gravidanze).
Molta parte del libro racconta del suo secondo matrimonio con Everett Millais, pittore brillante che affascinò Effie con la sua esuberante personalità, romantico e attento ai bisogni di lei, a cominciare da quel soggiorno in Scozia quando si era reso conto che tra Effie e Ruskin c’era un segreto inimmaginabile.
Il matrimonio tra Effie e Millais sarà più “normale”. Nasceranno figli e nipoti e la loro lunga unione sarà comunque anche funestata da lutti e tragedie.
Il libro, che documenta una vita, è accattivante e singolare in tutti i suoi aspetti: Effie è coraggiosa e determinata nell’affrontare il suo destino e chiede al lettore di seguirla passo passo, Ruskin prima e Millais dopo ci guidano nelle segrete e a volte oscure vie dell’arte sempre presente e in primo piano nel racconto. Gli intrecci familiari, le nascite, le sofferenze, le morti si avvicendano richiedendo una lettura vigile e attiva. Il mondo vittoriano con i suoi pregiudizi e i suoi segreti non è mai in secondo piano come presenti sono i paesaggi e i viaggi che ci consentono di immaginare luoghi dal fascino decisamente British.

Consiglio libro e film anzitutto agli amanti dell’ottocento inglese con la sua storia, la sua arte, la sua letteratura. Entrambi possono essere un’ottima occasione anche per i neofiti del signorile e aristocratico mondo britannico.
L’invito alla visione del film e alla lettura del libro è però soprattutto rivolto alle donne che si sentiranno partecipi della forza e della tenacia messe in campo da Effie, vera femminista ante litteram.

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