Prime dieci pagine
Samuele Marabotto

Per il romanzo L’ultimo treno per Istanbul, Newton Compton ha fatto fare al suo grafico un ottimo lavoro. La copertina del libro rievoca chissà come le atmosfere che si raccontano nel romanzo. Questa è comunicazione di purissima qualità, che fa leva sulle nostre facoltà percettive più nascoste, evocando in noi mondi lontani e periodi storici turbolenti. Si racconta della seconda guerra mondiale al suo inizio, 1941, e nelle prime dieci pagine il punto di vista e quello turco, di un funzionario del ministero degli esteri.
Ad avvolgere delicatamente il libro, c’è la fascetta che ci informa sulle dieci milioni di copie vendute del libro, tradotto in ventisette paesi. E questa è un’altra strategia promozionale un po’ più grossolana, ma che funziona sempre. Se così tanti l’hanno letto, deve essere un romanzo da paura! Non è detto. Intanto per quella copertina di cui ho accennato. È bella, evocativa e molto decorativa. Può darsi che il libro sia stato comprato per farne un soprammobile, perché ci stava bene sul tavolinetto in soggiorno… Oppure molti l’hanno comprato, persuasi e ipnotizzati da tanta maestria in comunicazione e poi, una volta aperto e iniziato il libro, si sono addormentati per la noia mortale delle prime pagine. No, non è neanche così. Io le ho lette le prime dieci e non sono noiose, anzi. Sembra proprio di cominciare una storia che promette bene, piena di colpi di scena, situazioni pericolose che ci terranno incollati alle pagine fino a notte fonda. “…Scommetto che quelle occhiaie te le sei fatte leggendo L’ultimo treno per Istabul.” Una battuta così non vi capiterà mai. Al massimo qualcuno potrebbe pensare che avete fatto tardi per il mal di pancia, l’influenza, un amante o il figlio adolescente che non si decideva a rientrare. Fare tardi per un libro succede, ma chissà perché non rientra più nell’immaginario collettivo fra le cause del mancato sonno. Comunque. Il romanzo lo ha scritto Ayse Kulin, una scrittrice turca che da quello che si legge sul risvolto di copertina, in patria è una che va forte, non solo come scrittrice ma anche come sceneggiatrice cinematografica e televisiva. L’ultimo treno per Istanbul è il primo tradotto per il nostro paese, tanto è vero che in Italia sono in pochi a conoscerla. Leggerei fino in fondo il romanzo? Mah, non lo so. Non è tanto lungo, circa trecento pagine. Quello che mi disturba sono le dieci milioni di copie tradotte in ventisette lingue. Viviamo in un mondo dove si legge poco e dieci milioni di copie di un libro venduto mi sembrano fantascienza, una finzione commerciale che mi spinge ad avere una reazione opposta a quella sperata dalla promozione. Chissà se qualcuno si è mai preso la briga di controllare l’esattezza di ciò che viene strombazzato su una fascetta di copertina?

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