Prime dieci pagine
Francesca Mogavero

I navigatori, i corsari e i naturalisti del passato erano soliti tornare – quando il vento e l’oceano erano di buonumore – con un carico fragrante di spezie dalle proprietà prodigiose, scampoli di tessuti impalpabili e pregiati, semi di cacao, forzieri straripanti di oro maledetto… e storie, tante, centinaia di storie: fiori di rara bellezza e pari pericolosità, fonti della giovinezza, resti di civiltà perdute o forse tornate tra le stelle, calamari troppo cresciuti e altre bestie strambe con cui è meglio non litigare – ho letto da poco una testimonianza di Cristoforo Colombo a proposito di un gatto dal volto umano, capace di strangolare un cinghiale con la forza di una sola zampa… dopotutto le mie due piccole feline sono delle angeliche creature.

Il mio senso dell’orientamento, invece, lascia a desiderare e a nulla servono le mappe schizzate a biro blu sul mio quadernetto-coperta di Linus, non so nuotare, ho una lunga lista di allergie e probabilmente in mezzo ai pollini dei Nuovi Mondi mi gonfierei come una mongolfiera: ecco, forse (ma non lo escludo) non partirò mai su un vascello tutto mio alla ricerca di insetti sconosciuti e gemme dalla fama nefasta, continuerò a bere acqua del rubinetto e a invecchiare, ma i racconti, per fortuna, non mancano.

Trascorrendo gran parte delle mie giornate in libreria, posso facilmente passare da un’intricata saga familiare ottocentesca a una missione futuristica su Marte, bere un tè con Alice e il Cappellaio e poi abbuffarmi di muffin in compagnia di cake designer ed eroine da chick-lit, immergermi nella giungla della psiche umana e infine vagare per distese brumose, deserti e campagne acquerellate. Il tutto senza passaporto, biglietti e mal di mare – a parte la dolce vertigine da cui mi lascio cullare al culmine della lettura.

Altre storie, quelle pubblicate dalla nostra casa editrice, le vedo nascere sotto gli occhi cartella dopo cartella, parola dopo parola, e allora eccomi a dialogare, a raccontarmi (e raccontarci), faccia a faccia con un capitano un po’ complicato e con lo sguardo profondo, un gruppo di vampiri, donne forti, indipendenti e pasticcione e perfino un paio di serial killer… Dite che frequento strane compagnie? Io li trovo dannatamente speciali e stimolanti; alcuni di loro, pur essendo in una gabbia di paragrafi, sono stati capaci leggermi e capirmi come se il libro fossi io e mi resteranno dentro per sempre, e per sempre sentirò il fruscio delle pagine e il profumo del sole tra i tralci, il brivido della suspense e l’affanno di una corsa sotto la pioggia di cui sono intrise.

Ma non è finita: altre vicende entrano direttamente dalla porta e confabulano di sport, estati folli, amori di gioventù, camminate in montagna, concerti, ricette, perdite e cicatrici; si accavallano, si attorcigliano, possono perdere il filo e imboccare una via non battuta e nebbiosa, un vicolo cieco, oppure ripetersi, interrompersi, concludersi con un incredibile colpo di scena… senza mai trovare spazio in un libro.

Parlo delle storie di chi passa di qui per un saluto inaspettato, per la dose quasi quotidiana di romanzi e saggi, per un regalo di Natale ritardatario o per caso. Sono le storie di Carlino, di Chiara, di Ale, di Paola, di Andrea, e anche di Plin, di Jesse e di Achille, che in cambio di un biscotto uggiolano di corse ai giardinetti e infruttuosi (ma divertentissimi!) agguati ai piccioni.

Il consiglio librario si fonde con l’esperienza personale, in un sontuoso e saporito pastiche di memorie, eco letterarie e molto altro. E, come accade con i racconti degli avventurieri, le tradizioni e le leggende, i confini sfumano, i dettagli sfuggono o mutano, sfociando nel mito. Poco importa allora che il protagonista di quel famoso best-seller del secolo scorso si chiamasse Tizio o Sempronio, che il finale tragico sia trasformato in un lieto fine da una mente romantica, che il salmone di un metro e mezzo pescato a mani nude nel fiume Campbell fosse in realtà una trota in un laghetto artificiale e a chilometro zero: l’importante è avere sempre una storia da raccontare e ascoltare, salpare e prendere il largo…anche se solo (?) sul galeone della fantasia e tra le pagine di un libro.

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