Prime dieci pagine
Margherita Candellero

Da un viaggio appagante si torna soddisfatti, entusiasti, arricchiti di immagini e di sensazioni, consapevoli di quanto sia bello vedere, scoprire, raccogliere, imparare spostandosi da un luogo all’altro, percorrendo strade e scoprendo contrade.
Di recente ho avuto la fortunata occasione di andare a Matera e in Puglia, che ancora non conoscevo. Ho visitato il Sud in compagnia d amici in un viaggio di piacere e, mentre ripenso all’esperienza fatta, mi affiora questa riflessione: ho percorso quelle strade con lo sguardo del viaggiatore.
Sembra un’ovvietà, ma non lo è. Con lo sguardo del viaggiatore ci si predispone a guardare, a osservare, a curiosare, a scoprire, ad incontrare, ad accogliere, a trattenere, ad assaggiare cibi e cultura, liberi dal quotidiano muoversi spinti da obiettivi, necessità, incombenze, preoccupazioni.
Con lo sguardo del viaggiatore ci si può permettere di vagare e di scegliere particolari, scorci, angoli e sfumature e assaporarli intimamente, profondamente.
Ad esempio da questo viaggio io ho riportato un godimento profondo dalle distese di ulivi dai tronchi contorti e dalle chiome cangianti, molti plurisecolari, probabilmente già presenti all’epoca in cui il Mar Adriatico si riempiva di navi e di commercianti, soprattutto di arabi e di ebrei, che sulle coste pugliesi hanno lasciato le loro tracce. L’ulivo sa di antico, di radici profonde, di legami con il passato, con la storia degli uomini e appaga la vista e il cuore.
Parlare di un viaggio è sempre difficile: bisogna scegliere e tirar fuori pillole di ricordi da offrire a chi legge. Sceglierò at random, a caso, senza un ordine temporale o di percorso, ma cogliendo qua e là ciò che mi torna in mente con più forza. Comincerò con Castel del Monte (provincia di Barletta-Andria- Trani), il castello voluto da Federico II di Svevia nel 1240. L’edificio è ideato e realizzato sulla forma dell’ottagono che si ritrova in ogni spazio esterno ed interno, forma geometrica cui è legata una simbologia complessa e affascinante che rimanda all’8, numero dell’equilibrio cosmico, che esprime il valore di mediazione tra il quadrato e il cerchio, quindi tra la terra e il cielo. Sul significato di questa simbologia e sulla destinazione del castello voluta da Federico II pare si siano cimentati in molti, senza giungere a conclusioni certe. Rimane un luogo misterioso, affascinante, bellissimo. Non dimentichiamo che proprio questo castello è stato usato come location di vari film. Tra gli ultimi IL RACCONTO DEI RACCONTI di Matteo Garrone che nel castello di Federico ha girato le scene della dimora del re del racconto: La pulce.
Il colore della pietra della cattedrale di Trani rende indimenticabile la visita a questo luogo. Luminosa e monumentale la chiesa si leva altissima dalla splendida e ampia piazza e si affaccia direttamente sul mare. Questa pietra di un colore roseo chiarissimo, quasi bianco esalta l’architettura romanica pugliese della facciata su cui risaltano nella parte inferiore le tradizionali arcate cieche arabescate e in quella superiore tre finestre e un piccolo rosone contornato da figure simboliche di animali e di mostri. Tra questi personaggi fantastici cattura l’attenzione la presenza di un elefante, simbolo del battesimo, in quanto sempre alla ricerca dell’acqua e del leone, che rappresenta la resurrezione di Cristo, perché apre gli occhi solo dopo tre giorni dalla nascita, come Cristo che risorge dopo tre giorni dalla morte in croce. Dalla cattedrale si cammina verso il borgo antico dove scopriamo il cuore della città ebraica tuttora presente con le sue sinagoghe, una di queste ancora in funzione, un’altra ora destinata al culto ortodosso.
Di Matera tre elementi salienti tornano a sollecitarmi: i Sassi, le chiese rupestri e gli asfodeli. Dei Sassi, agglomerati di antiche abitazioni abbarbicate le une alle altre e scavate nel tufo di una profonda “gravina”, possiamo ascoltare le parole di Carlo Levi che in CRISTO SI E’ FERMATO A EBOLI scriveva: “…arrivai ad una strada, che da un solo lato era fiancheggiata da vecchie case e dall’altro costeggiava un precipizio. In quel precipizio è Matera.” E ancora “…..nelle grotte dei Sassi si cela la capitale dei contadini, il cuore nascosto della loro antichissima civiltà. Chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è direttamente espressiva e toccante la sua dolente bellezza…..”. Nel Museo Nazionale d’arte medioevale e moderna della Basilicata abbiamo avuto occasione di ammirare il pannello lungo diciotto metri che Carlo Levi, scrittore, ma soprattutto pittore, realizzò in occasione di Italia ’61 a Torino, rimettendo in scena il mondo dei contadini della Lucania che aveva conosciuto nel periodo del confino nel 1935/36.
All’interno di grotte naturali, abitate fin dalla preistoria, si trova un inaspettato tesoro: le chiese rupestri. Questi anfratti hanno accolto tra l’VIII e il XIV secolo monaci e anacoreti che arrivavano dal vicino Oriente e diventarono luoghi di culti misti, soprattutto cattolici e ortodossi, punto di incontro tra fedi diverse che condivisero riti e usanze. Se ne trovano tracce su pareti di roccia incredibilmente affrescate.
Ricorderò Matera anche per i suoi asfodeli. Una passeggiata verso un sito archeologico ci ha portati in una natura fiorita di questi semplici arboscelli di campo dallo stelo sottile terminante in una spiga di fiori dal tenue color fucsia. Sembra che gli asfodeli amino i prati soleggiati e le pendici montuose con rocce affioranti in terreni soggetti a pascolo per le capre. Non a caso il sentiero da noi percorso portava a uno “jazzo”, un recinto per pecore e capre, molto numerose nella zona fino a pochi anni fa. La brezza accarezzava gli asfodeli che io cercavo di fotografare per carpire la loro leggerezza e trattenerla in uno scatto.
La natura ci accompagna in questo giro al Sud. Un altro albero fa sentire la sua importanza a cominciare dalle Murge, ad esempio nel camminamento alberato che conduce all’interno della città antica di Ostuni, per assumere l’aspetto di protagonista man mano che ci si inoltra nel Salento fino a Lecce che lo onora con il suo nome. Mi riferisco al leccio, che, presente nelle zone alberate della città, campeggia sullo stemma in compagnia di una lupa sormontato da una corona penta turrita.
L’immagine che cattura per la sua fascinazione è quella della città barocca dalle maestose facciate di chiese (tantissime: 78 !) e di palazzi edificati nel centro storico in piccole piazze, in strade strette, in vicoli dove sono i particolari a sollecitare attenzione e curiosità. Città fiorita con la Controriforma con un concentrato di ordini monastici e di relativi palazzi clericali, si presenta come un impianto scenografico, come un luogo pensato per funzionare da quinta di uno spettacolo. Camminando nella centrale Via Umberto I, stretta ma accogliente, mi tornano in mente scorci di MINE VAGANTI di Ferzan Őpzetek che nel farne il teatro naturale del suo bel film ha detto di “aver trattato Lecce come un’amante da corteggiare”. Le sue strade piccole e strette sanno di intimità, invitano a coglierne i dettagli: balconi, stemmi, finestre, portoni, angoli, scorci di palazzi e di sguardi. Sullo sfondo di questo scenario compaiono nelle vetrine delle botteghe artigiane i personaggi in cartapesta, che nel tempo hanno reso questa arte un prezioso vanto per Lecce.
Tra i piaceri del viaggio annovero anche la possibilità di consentire alla mente di fare collegamenti e connessioni tra ciò che si incontra e luoghi visitati e storie ascoltate altrove in un altro tempo.
A Bari, entrando nella basilica di San Nicola, uno dei prototipi delle chiese romanico pugliesi, concentrata sulla storia del santo protettore della città, oggetto di grande devozione popolare, ad un tratto mi sorprendo di trovarmi davanti al monumento sepolcrale tardo ‘500 della duchessa Bona Sforza, figlia di Giangaleazzo Sforza duca di Milano. A questo punto affiorano ricordi e si annodano fili.
Con un’amica compagna di viaggio riandiamo a un precedente incontro con la duchessa. Lo facemmo anni fa a Cracovia dove Bona Sforza risultava essere stata incoronata regina di Polonia come seconda moglie del re Sigismondo Jagellone che regnò dal 1506 alla morte avvenuta proprio in quella città polacca. Da Cracovia, dove risiedeva la corte e dove lei diffuse il rinascimento italiano, dopo trent’anni di regno ripartì scegliendo di stabilirsi proprio nella lontana Bari. Le storie si ricompongono attraverso i frammenti di ricordi che tornano alla memoria.
Scoprire nuovi posti con lo sguardo del viaggiatore è anche questo.

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