Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Un film sulla solidarietà e sull’abbandono, un film sugli sguardi e sui lunghi silenzi, un film sulla banlieue parigina, qui mostrata in un palazzo di periferia grigio e anonimo.
Adattando per lo schermo il suo romanzo Chroniques de l’asphalte, il regista-scrittore Samuel Benchetrit crea “Il condominio dei cuori infranti” un racconto corale di solitudini urbane.
Il film è preciso nei tempi e negli intenti, sottile nell’evocazione delle emozioni, perfettamente equilibrato fra ironia surreale e malinconia dell’esistenza.
Il regista racconta gli incontri dei sei protagonisti che si svolgono
nelle stanze e per le scale di un condominio grigio, quasi in rovina, in una qualsiasi periferia decadente.
L’invalido solitario che si innamora dell’infermiera triste (Gustave Kervern e Valeria Bruni Tedeschi), l’adolescente abbandonato a se stesso da una madre assente che fa amicizia con l’attrice in crisi (Jules Benchetrit e Isabelle Huppert), l’immigrata araba che accoglie l’astronauta perso nello spazio (Tassadit Mandi e Michael Pitt). Piccole tristezze e quotidiane solitudini, tratteggiate con levità e assieme precisione.
C’è chi cade dal cielo e chi da una sedia a rotelle.
Colpisce questa sceneggiatura essenziale che non si addentra nei dettagli di ciascuna malinconia, ma è sufficientemente decisa da sapere caratterizzare i personaggi con una manciata di dettagli ben assestati.
Ed è un film, questo di Benchetrit, che fa riscoprire la gioia per l’osservazione, il gusto per la sorpresa, che rischia molto (con l’arrivo dell’astronauta) ma che, proprio per questo, riesce a portare a casa il risultato.
Con semplicità e poesia, silenzi e irresistibili momenti di commedia dell’assurdo, tenendo costantemente separati i tre duetti, le varie coppie non si incontrano mai, sfiorandosi solamente nella “condivisione” di qualche rumore o evento esterno, ma creando nello spettatore la convinzione di assistere, passo dopo passo, ad un piccolo, grande film.
Questo gusto per il fondamentale permette a Benchetrit di navigare sicuro in un territorio alle volte surreale, senza sbandare né stonare in perfetta sintonia con la colonna sonora, pochi accordi di pianoforte composti dal musicista francese Raphael.
E così anche il segmento potenzialmente più pericoloso, quello della signora immigrata alle prese con l’astronauta abbandonato dalla NASA, diventa un siparietto di fenomenale commedia umana, fra spassose gag linguistiche e momenti di condivisione interculturale, per ribadire l’importanza dell’accoglienza.
Un film che non mira a ridisegnare i generi, ma è proprio quello che vuole Benchetrit, mettendo insieme tre lieti fine.
Si esce dalla sala con il cuore pieno e un sorriso.

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