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Fare Maigret mi piace: devo fumare la pipa

Redazione

Roma, dicembre, 1965
Torna in televisione la pipa di Maigret: e ci torna, naturalmente, stretta fra le labbra di Gino Cervi, che si accinge a portare sul piccolo schermo una nuova serie di episodi tratti da Simenon, e accentrati sulla figura del popolarissimo commissario. Un ritorno ovviamente atteso, se si considera l’altissimo indice di gradimento registrato per le prime “serie Maigret”, e per l’attuale poco felice andamento dei programmi televisivi: inutile cercare una conferma alle fonti dirette, ma si sa che i responsabili delle nostre serate in pantofole hanno puntato a vuota-tasche sulla ricomparsa del celebre personaggio per un’impennata dei programmi. D’altro canto, le solite statistiche affermano che i telespettatori proprio a questo genere di spettacoli aspirano. Insomma, un ritorno a furor di popolo.
Con Gino Cervi abbiamo parlato fra un “ciak” e l’altro della sua ultima fatica: truccato come si conviene al personaggio, aveva appena terminato di strapazzare un teste reticente nel suo ufficio ricostruito in uno studio di via Teulada, e si accingeva ad affrontare una passeggiata per le strade nebbiose attorno a quella che risulterà essere Place des Vosges. Cortese, come suo costume, con il cronista, e decisamente soddisfatto:
Quello di Maigret, lo dico a rischio di ripetermi, è un personaggio che ormai mi sta addosso come sto vecchio cappottane; ho la presunzione di essere riuscito a centrarlo appieno, e non mi è costato sforzo, perché un debole, per Simenon, io l’ho sempre avuto. E, come attore, mi sono sorpreso più volte — quando ancora non si pensava alla possibilità di queste realizzazioni — a interpretare il mio personalissimo Maigret. Poi l’ho portato sui tele- schermi: sono felice che i critici e il pubblico abbiano fatto loro questo tipo di commissario, che io, dico ancora, ritenevo potesse forse risultare esclusivamente mio. Evidentemente ho scelto la strada giusta; mi sarebbe dispiaciuto abbandonarla sul più bello. Benvenuta, dunque, questa nuova serie; e speriamo che si concretino le possibilità di realizzarne una terza, l’autunno prossimo ».
A precisa domanda, il “commissario” risponde: « In questi giorni (si parla dei primi di dicembre – n.d.r.) stiamo ultimando le riprese, a Roma, della prima vicenda del secondo ciclo. Si tratta di ”L’ombra cinese’’, tratta dall’omonimo romanzo di Simenon, naturalmente pubblicato in Italia da Mondadori. Non tragga in inganno il titolo’. Maigret apparirà più che mai immerso nel clima autentico della sua Parigi, alle prese con un caso giudiziario che lo terrà impegnato nel chiuso del suo ufficio, in una portineria letteralmente vibrante di pettegolezzo e di reticenza insieme, sulle scale di una vecchia casa ove ogni porta nasconde un fatto, sui lungo Senna, nei piccoli caffè, per le strade più francesi di Francia. Il titolo si riferisce a una delle sequenze iniziali, l’ombra cinese proiettata, sul vetro di una porta, dalla sagoma accartocciata di un assassinato ».
Ad altrettanto precisa domanda (chi è il colpevole?) Cervi non solo non risponde, ma non sorride neppure. Andiamo avanti per strade più agibili.
« Verso la fine di dicembre andremo a Parigi per girare tutta una serie di esterni. Non riguarderanno soltanto “L’ombra cinese”, ma anche gli altri episodi della serie ».
A questo punto, siamo debitori, a chi ci legge, delle notizie complete relative alle trasmissioni. Prima di tutto, un’indiscrezione: è probabile che la seconda “serie Maigret” venga preceduta dalla ripresentazione, sui teleschermi, delle avventure della prima parte. Quando leggerete queste che ora sono primizie, forse avrete già agio di rivedere le vicende che la TV già ci offrì la stagione passata.
Poi, alla fine di gennaio o più probabilmente ai primi di febbraio, il via alla seconda serie. Comprenderà la citatissima “Ombra cinese”, che andrà in onda in 3 puntate; poi, “La vecchia signora Bayeux”, tratta da un racconto, e che occuperà una sola puntata; quindi, altro racconto da bersi d’un fiato, in una trasmissione sola: “L’innamorato della signora Maigret”. Infine, “Non si uccidono i poveri diavoli”, la cui riduzione è prevista in due puntate. Per tirare le somme, complessivamente quattro avventure del Nostro, per un totale di 7 trasmissioni. La seconda serie dovrebbe fermarsi qui: in TV sanno dosare i piatti prelibati (anche troppo, dirà qualcuno).
Per quanto riguarda il cast, si può essere precisi solo per “L’ombra cinese”‘, la riduzione è di Diego Fabbri e Romildo Craveri; la regia di Mario Landi.
Accanto a Gino Cervi, compariranno Andreina Pa gnani (la dolce signora Maigret), Franco Volpi (ì severo giudice) e poi Manlio Busoni, Oreste Lionello, Gino Pernice, Lidia Alfonsi, Dora Calindri, Anni Miserocchi, Antonio Battistella, Leonardo Severini Gabriella Andreini, Franco Scandurra, Daniele, Tedeschi, Marina Malfatti, Clelia Matania, Tatian: Farnese.
Ma andiamo avanti nella nostra chiacchierata con Gino Cervi: dunque, questo personaggio l’ha proprio sedotto. Lo porterà solo in televisione? « Ecco, al riguardo posso dirle solo alcune indiscrezioni, ri servate agli amici’, è molto probabile che, presto, ù cominci a girare una serie di film su Maigret. Gl accordi relativi sono laboriosi, di preciso c’è soltanU questo’, se porterò il mio commissario sul grand schermo, non sarà per un film soltanto, ma per un serie già programmata ».
Già, viene facile ribattergli, Gino Cervi è l’uom che si affeziona ai suoi personaggi; basta pensare t Peppone della fortunata catena legata alle sue a\ venture con Don Camillo. A proposito, cosa ne per sa, di Peppone, Cervi-Maigret?
« Guardi, sono fortune che capitano di rado, un attore, quelle di poter dare vita a due invenziot tanto riuscite. Sono lieto di averla avuta io, quest fortuna. Sono affezionato a Peppone quanto al con miss ario: sono sincero, non parlo per fare il coi sueto giacchetto dell’accontentare tutti. In Pepponi mi attira il robusto, corposo, sanguigno personaggi dalle emozioni violente e dalle violente reazioni: de l’uomo, insomma, ”tutto fuori”, almeno apparent mente; con una sua grande, innegabile Poesia. 1 Maigret, vedo un fondo analogo, sano, sincero, atta cato alla realtà-, ma un modo di espressione ass. diverso, sfumato, pieno di sottintesi psicologici, dei samente difficile, ma di soddisfazione almeno ugual Comunque, io sono Gino Cervi, nè Peppone nè Mi gret, intendiamoci’, voglio dire, che ritengo di pot ’’uscire” da questi due pur indovinati cliché quani e come voglio, qualora se ne presentasse l’occasione ».
Naturalmente, mentre parla Cervi ha in una mano il copione, nell’altra la pipa che è celebre sia perché è quella di Maigret, sia… perchè è quella di uno dei più famosi fumatori italiani. L’ultima domanda cade quindi a proposito: Maigret e la pipa.
«Beh, penso che gli amici come me affezionati a questa abitudine mi comprenderanno quando dico che l’interpretare il personaggio del commissario di Simenon mi piace anche per questo-, pensate, lavorando, non solo posso, ma addirittura devo fumare la pipa. Come dire a un delfino che, per fare bene il suo ruolo, è tenuto a mangiarsi pesci saporiti! Ecco, non credo di esagerare affermando che questo particolare (ammesso che sia solo un particolare) è fra quelli che più mi hanno sempre accostato a Simenon e a Maigret. Io vado sul set, pronto e truccato, so la parte a memoria, ascolto le ultime raccomandazioni del regista, attendo il ciak e poi… accendo la pipa. Gli amici fumatori, poi, mi “vedono” soltanto fumare : ma quanti sanno le delizie che gli aromatici ”composti” che io preparo sanno darmi, anche nei momenti di maggior impegno, durante la lavorazione? ».
E su quest’ultima battuta se ne va, puntuale al richiamo del ”si gira”. Non è finita così, comunque: perchè la prossima volta vi riveleremo noi, su queste stesse colonne, i piccoli segreti del Cervi fumatore: delle sue preferenze in fatto di pipe, di tabacchi e di aromi. Diamine, non si può essere Maigret senza divulgare agli ammiratori queste “curiosità”.
Per adesso, salutiamo il caro amico, il grande attore, il simpaticissimo commissario. Avrà molto da fare, per risolvere il quesito dell’ “Ombra cinese”; ma tutto andrà per il meglio. Perchè il romanzo di Simenon finisce proprio così: « …Maigret era tranquillo, non uscì quella sera. Giocò a carte con la moglie e il cognato. E l’aroma della sua pipa profumava la casa ».
Giorgio Colarossi

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