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Il Club della Pipa, Luglio 1966: Enzo Tortora

Redazione

Il secondo « personaggio » che il nostro Giorgio Colarossi ha intervistato per la piccola galleria degli artisti che hanno «un tesoro nella voce» (e lo difendono, anche, preferendo la pipa alla tentazione delle sigarette) è uno fra i più bravi e preparati presentatori della Televisione: Enzo Tortora. Ecco il garbato ritrattino che è scaturito da questo incontro.

Fare domande, intervistare, magari mettere un po’ in imbarazzo il prossimo, fa parte del cospicuo bagaglio di Enzo Tortora presentatore; ammetterete, dunque, in partenza che difficilino è stato il nostro compito di “grattarlo” un pochino per ricavarne un ritratto vivo e sincero. Per fortuna, sia detto in tutta onestà, ci è venuto incontro lui stesso, con il garbo, la cordialità, la cortesia che lo distinguono anche sui teleschermi. Perché — diciamolo subito — Tortora, nella vita privata, è esattamente quello che vediamo sorriderci dal video con frequenza sempre più continua.

L’attacco è stato polemico, fa parte della sua natura : « Perché vi rivolgete proprio a me, c’è almeno un altro presentatore molto più in vista del sottoscritto, anche come fumatore di pipa… non credo di essere degno… ». Segniamo un punto al suo attivo e continuiamo con le domande. « Confesso di avere per la pipa un amore autentico, ma purtroppo avvilito da tanti tradimenti; sissignore, proprio con quelle leggerone da strapazzo che si chiamano sigarette. Eppure, la pipa è davvero il mio tonico: mi aiuta a rilassarmi quando riposo, mi evita di fumare quelle leggerone di cui dicevo prima, che potrebbero rovinarmi la salute, visto che non faccio poi una vita tanto tranquilla. Come dice? Si, certo, mi serve anche per proteggere la voce: ma lei ritiene proprio che sia, per me, un piccolo tesoro?”. Assentiamo, anche perché ormai l’abbiamo classificato in questa galleria. E seguitiamo.

“Dunque, io di pipe non ne ho molte, per iI semplice motivo che ho la cattiva abitudine di perderle. Certo, quando mi accorgo di averne smarrita una mi dispiace — no, essere genovese non c’entra: è una faccenda affettiva — ma non posso farci nulla; le perdo perché sono un distratto, uno sbadato, non perché non mi interessino queste care compagne nei miei momenti di relax. Allo stato attuale, ne ho con me solo tre, e devo riconoscere che sono pochine”.

Prosegue il botta e risposta su questo lieve filo ironico: “Preferisco decisamente il tipo di pipa classico e adoro quelle di poco ingombro e di scarso peso. Come ho cominciato a fumare la pipa? Ma, credo come la maggior parte degli uomini: per accontentare la donna che me l’aveva regalata. Da allora, si può dire che le pipe sono piovute su di me quasi a getto continuo. Certo, sempre regali di donne; scriva magari “bionde favolose”, se le va bene”.

Ci viene giusto bene, cosi lo scriviamo. E chiudiamo questa prima parte tossicchiando per richiamare l’interrogato a una maggiore concentrazione.

“Certo, fumare la pipa mi piace e mi fa bene; non sono un tecnico, ho i miei gusti, non amo le miscele ma i puri tabacchi inglesi. E sarà difficile che mi vediate con una pipa in bocca, perché solitamente lo faccio quando sono in pace, tranquillo, disteso, solo soletto, in assoluta serenità”.

A questo punto dovremmo andarcene — a buon intenditor… — ma il ritrattino dobbiamo completarlo. “Allora, vuole che le parli un po’ di me come personaggio televisivo. Tutte le trasmissioni che ho presentato sinora, le dico subito, mi hanno dato piena soddisfazione; forse, devo riconoscere che il calore, l’affetto, la cordialità che sento nel pubblico da quando guido la barca della “Domenica sportiva” non li avevo mai sentiti tanto palpitanti. Ed è una bella soddisfazione. Ma mi diverte e mi piace anche presentare l’attuale edizione di “Giochi senza frontiere”, e non posso dimenticare i giorni bellissimi di “Primo applauso” e di “Telematch”. Programmi precisi? Non ne ho; vorrei limitare il mio lavoro alla televisione, senza sconfinare troppo in altri campi dello spettacolo; anche perché ho una grande voglia di riposarmi un poco”.

Siamo in argomento, il signor Tortora non può più tirarsi indietro. “Posso dire che il mio lavoro in televisione mi soddisfa in pieno. Un aneddoto che riguarda la “Domenica sportiva”? Oh, basta uno per sempre: quando sta per accendersi la lampadina rossa della telecamera che mi riprende in diretta, mi si avvicina Carlo Silva e mi ricorda che — nella trasmissione che sto per presentare — di pronto c’è soltanto la sigla. Così, è come se mi spingesse in acqua, in alto mare, e mi dicesse: o nuoti o affoghi. Sinora, credo di essermela cavata abbastanza bene, con il mio crawl, anche perché una nutrita squadra di giornalisti, di tecnici, il regista e lo stesso Silva mi assistono paternamente”.

Per finire: c’è un sogno, nel cassetto di Enzo Tortora? “Beh, più che un sogno, una speranza, che non riguarda soltanto il sottoscritto. E cioè, che tutte le trasmissioni televisive abbiano il tono, il piglio discorsivo che abbiamo cercato, appunto, di dare alla “Domenica sportiva” (grazie per il complimento: si è ricordato che è stata proclamata la trasmissione dell’anno): io ritengo, insomma, che con una “vernice” un po’ più attraente anche una trasmissione seria come “L’approdo letterario” potrebbe interessare e attirare un pubblico più vasto. Lei cosa ne pensa?”.

Pensiamo che sia il caso di girare l’idea a chi di competenza e di chiudere questa noticina, ringraziando Enzo Tortora, re — se non altro — delle pipe perdute; e delle «favolose bionde » che regolarmente lo riforniscono. Lui beato. Per le pipe, s’intende.

Giorgio Colarossi

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