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Il Club della Pipa, Luglio 1966: Alberto Testa

Redazione

Una canzone dedicata alla pipa

È stata cantata da Mina durante la trasmissione “Studio uno”. Abbiamo spedito a Luttazzi, per la cantante, una Pipa da sera.

Nelle trasmissioni televisive «Studio Uno» andate in onda l’8 e il 25 giugno, Mina ha dedicato una canzone a tutti i fumatori di pipa dal titolo ” Tarattattattattà-tararatta-tà”, di Alberto Testa. Inutile dire che la nostra bella cantante l’ha interpretata con il consueto temperamento che le è valso il successo. Chi non conosce Mina? Pensiamo nessuno, tanto grande è la sua popolarità. Così, grazie a lei (e grazie alla televisione), la Pipa è entrata in tutte le case d’Italia, anche in quelle (e pensiamo che siano pochine) dove non era mai entrata neanche una volta. Per questa ragione la nostra rivista ha voluto mandarle, attraverso Luttazzi, una pipa da sera in segno di riconoscenza.
Ma molta parte del merito va anche a un’altra persona, ad Alberto Testa: paroliere e fumatore di pipa. Come paroliere ha firmato canzoni di grido arrivate al successo; come fumatore di Pipa si è iscritto al « Davoli Pipa Club » di Milano ed è stato uno dei primissimi abbonati della nostra rivista. Recentemente ha preso un premio di grande soddisfazione: la «Penna d’oro», destinata alla canzone con le parole più belle, fra quelle partecipanti allo «Zecchino d’oro». la nota manifestazione musicale riservata ai bambini.
IL TELEFONO
Gli telefoniamo. Diciamo le solite cose che si dicono al telefono poi entriamo nei particolari e veniamo a sapere che Alberto Testa ha 39 anni e che è nato a Santos in Brasile. Questo per quanto riguarda la sua carta d’identità. Per quanto invece riguarda la pipa chiediamo a bruciapelo: «Quando la fuma?». «Quando scrivo!». Poteva essere altrimenti? La Pipa aiuta a riflettere, ormai lo sanno lutti.
«Ma lei è un fumatore puro? », insistiamo. «No, fumo anche sigarette». « Molte?». «Da quando fumo la Pipa meno di venti; prima, cinquanta o sessanta al giorno».
E adesso la domanda insidiosa, che una persona educata non deve mai fare a un fumatore di pipa per non metterlo in imbarazzo con un rifiuto; «Che miscela fuma?», chiediamo. Le nostre supposizioni naufragano di colpo perché Alberto Testa non ha alcuna esitazione a rispondere: «Due pacchetti di Lincoln e uno di Revelation».
«Ci dica qualche cosa». «Che cosa?». «Qualcosa sulla Pipa». «Beh… ne ho una quindicina. Ho alcune Peterson che mi piacciono molto per via del bocchino. Poi ho altre pipe, le solite pipe senza niente di particolare, fra cui due inglesi». «Fuma da molto tempo?». «Ho cominciato nel ’44, quando ero prigioniero negli Stati Uniti, nel Texas. In giro c’erano poche sigarette e i tabacchi erano buoni. Nello stesso periodo iniziai anche a fare il cantautore, scrivevo canzoni con testi in inglese. Poi sono uscito dal campo di concentramento e sono stato due anni con un gruppo di jazzisti. Rimasi molto tempo senza toccare una Pipa. Poi tornai al vecchio amore ed ora la fumo regolarmente da cinque anni». «Dica qualche nome». «Di pipe?». «No, di sue canzoni». “Il dito in bocca” è quella che mi ha fatto vincere la “Penna d’oro”; nel ’63 ho vinto a Sanremo con Tony Renis (Uno per tutte) ed ho anche conquistato il terzo posto con Pino Donaggio (Giovane giovane). Altre mie canzoni fortunate sono state: “Carina”, “E’ mezzanotte”, “Quando quando quando”, “I tuoi occhi verdi”, “Sono tanto innamorata” e, meno fortunate, ma a me tanto care perché dedicate a Milano, “Ave Maria di periferia” e “Innamorati a Milano”. Nell’ultimo Sanremo ho avuto tre canzoni in finale : “Io ti darò di più”, “La notte dell’addio”, “Mai mai Valentina”. Quest’ultima é stata cantata da Giorgio Gaber e da Pat Boone che, per inciso, é un accanito fumatore di Pipa».
«Lei è il paroliere di Mina? ». «No, però ho scritto parecchie canzoni per lei e questo mi piace, perché, come si sa. Mina è una delle poche cantanti che guarda molto anche il testo di una canzone. Per lei ho scritto, tra l’altro: “Renato” e “L’anno d’amore”.

Pif

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