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Redazione

CLUB DELLA PIPA, novembre 1966

È proprio così come l’avete sempre visto in televisione (soprattutto) o al cinema o in teatro: calmo, distaccato, flemmatico, pacato, con il riso venato da un filo di ironia. Tutt’altro che assente, comunque, anzi prontissimo a cogliere al volo il minimo aggancio, specialmente se contiene po’ di humor, in ogni conversazione. Nando Gazzolo, autentica “voce d’oro” nel mondo del nostro spettacolo, non gioca a fare l’inglese, non posa: così è e così si presenta, sui teleschermi o nel salotto della sua casa alla Camilluccia. Mentre parliamo, fuma naturalmente la Pipa, anche per un gesto di cortesia nei confronti del nostro biglietto di visita.
“Sigarette, mai; la Pipa sì, almeno in casa, anzi quasi esclusivamente quando sono in completo riposo. Aiuta il relax, non trova? E’ una cosa troppo seria per essere disgiunta da una comoda poltrona, da un’oretta di quiete. Non sono un grande fumatore, poche Pipe ma buone; detesto prepararmi le misture, ne trovo già pronte in commercio, amo i tabacchi dolci, leggeri, addirittura mielati. Ce ne sono tanti di soddisfacenti, già preparati da tecnici esperti, perché dovrei scervellarmi a studiarne io di nuovi? Non le sembra?”.
Fanno capolino due aspetti dell’uomo che ritroveremo nel discorso: un’indubbia modestia e un po’ di pigrizia, ma non di quelle che danno fastidio.
Lasciamo un po’ l’argomento del fumo e parliamo di Nando Gazzolo attore. Per brevità, sottintendiamo le domande, nel riportare il testo dell’amichevole conversazione.
“Dunque, direi che il lavoro teatrale che mi ha dato maggiore soddisfazione è stato “Antonio e Cleopatra” di Shakespeare; per il cinema, credo molto nel personaggio che ho interpretato nel film che starà per uscire quando la vostra, pardon, 1a “nostra” rivista sarà già stampata: è un western italiano. Con me lavorano il “superduro” americano Dan Dureya e la Machiavelli. Guardi, il nome del regista è truccato all’americana, ma in realtà dietro la macchina da presa c’era Lizzani. Una garanzia, direi. Non mi chieda il titolo del film perché non è stato ancora deciso: forse ci sarà di mezzo il solito dollaro, ma spero di no. In ogni caso, ripeto, credo che si tratti di un buon lavoro”.
Dice e ripete “buono” con una certa convinzione; scettico com’è, c’è da andarlo a vedere questo film. E veniamo all’altra attività per 1a quale Nando Gazzolo è ritenuto fra i giovani maestri.
“Certo, il doppiaggio mi ha impegnato e mi impegna molto. A chi ho prestato la voce? E chi li conta! Fra gli altri, Yul Brinner, Marion Brando, David Niven, Belmondo, Frank Sinatra, Anthony Franciosa. Ma non sempre, guardi, non sono sempre io a dare loro la voce nell’edizione italiana. L’attore che doppio con maggiore facilità, con maggiore aderenza, con superiore naturalezza è senza dubbio David Niven, nonostante la differenza di età. Chissà: forse per quel suo modo staccato, tipicamente inglese di recitare…”.
Siamo arrivati alla Televisione: sappiamo tutti che Gazzolo è uno dei reucci di via Teulada e di corso Sempione, e in questo periodo è senza dubbio il mattatore in assoluto. Sentiamo cosa pensa di questo mezzo di espressione.
“Mentirei se non riconoscessi che devo al piccolo schermo gran parte della popolarità di cui sembra che io goda. Questo riguarda il pubblico. Per me, devo dire che in TV ho sempre amato interpretare commedie, commedie e commedie; i romanzi sceneggiati non mi hanno molto soddisfatto, tranne un caso o due; no, non mi faccia citare i titoli. Adesso sono al lavoro anche come presentatore di “Almanacco”, continuerò almeno sino alla primavera prossima, e confesso che mi piace moltissimo. Sa perché? Soprattutto per il contatto con le deliziose persone che fanno parte di quella redazione. Colte, intelligenti, sensibili; ecco, è questo che io cerco sempre. Il contatto umano. E per questo reciterei volentieri in teatro”.
Già, perché Nando Gazzolo non lo si vede quasi più sul palcoscenico?
“Confesso, c’è un po’ di pigrizia da parte mia. E poi, per recitare oggi in teatro dovrei portare — credo — un contributo nuovo, qualcosa di vivo, di originale. E non è facile. Dovrei avere una compagnia tutta mia. Allora comincio a parlare con gli impresari, e vengono fuori conti, cifre, intralci di vario genere; a questo punto, anche se non si tratta di difficoltà insuperabili, preferisco rifugiarmi nel mio salotto, a fumare la Pipa!”.
L’uscita è stata tanto spontanea e sincera che deglutiamo a stento dalla soddisfazione: eccedo, è un uomo che “sente” veramente la filosofia del la Pipa! Ma andiamo avanti nel ritrattino. Sentiamo programmi e speranze.
“Programmi? Un romanzo sceneggiato televisivo, che girerò presto a Milano; intanto, dovrebbe apparire sui teleschermi “Il processo di Savona”, nel quale interpreto un ruolo cui tenevo molto; ho insistito perché fosse proprio quello, una volta tanto volevo recitare nei panni di uno che la pensa come me anche politicamente e socialmente. Poi girerò un film. Il titolo del romanzo sceneggiato non posso dirlo, spiacente. Speranze? Appunto, quella di poter tornare sul palcoscenico con una compagnia tutta mia. E recitare Shakespeare, il mio idolo, oppure Osborne”.
Shakespeare, Niven. Osborne: autori e interpreti per i quali Nando Gazzolo si sente tanto portato. Tutti inglesi, se non andiamo errati. E allora si spiega quella flemma, quel distacco, quella pacatezza che colpiscono, in lui, come attore e come uomo.
“D’accordo, ha colpito nel segno. E’ un fatto istintivo, che d’altronde non mi spiace. Non è un cliché che mi sono imposto; chi ci riuscirebbe? Vuol dire che io “sento” in inglese, o almeno che mi ritrovo particolarmente vicino a quel determinato modo di essere e di pensare. E di recitare, quindi”.
Allora, chiediamo scusa per aver turbato la sua “privacy”. E lo lasciamo al gusto della sua Pipa. Italiana, però, se non andiamo errati…

Giorgio Colarossi

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