Prime dieci pagine
Samuele Marabotto

Giosuè Balducci, 80 anni di Frittole, si trovava nel suo campo di grano quando sentì un motore impazzito. La statale che portava a Firenze delimitava la sua antica proprietà e alle nove e mezza del mattino il traffico era sempre molto scarso. Un’unica macchina lanciata a forte velocità, ruggiva e si avvicinava pericolosamente alla curva. Giosuè sollevò lo sguardo e la vide. Immaginò lo stridere delle gomme, la sbandata e l’auto che rotolava prima sul ciglio della strada, poi sul suo campo. Fu una questione di attimi e la sua preveggenza cominciò ad avverarsi. L’auto, una berlina azzurra, mostrò il muso come se dovesse tirare dritto poi virò bruscamente a sinistra. Si sollevò su due ruote e percorse la curva in bilico, come se una rotaia invisibile la trattenesse impedendole di scivolare. Non capottò, non rotolò ma, finita la curva, recuperò l’assetto normale sulle quattro gomme surriscaldate.
Giosuè vide il fianco della macchina e poi il posteriore che cominciava ad allontanarsi. Da un finestrino saltò fuori qualcosa che andò verso il cielo, fece qualche capriola e cadde a due metri dalla zappa di Giosuè. Il motore impazzito si perse in lontananza. Silenzio.
Giosuè rimase lì, immobile, stordito e disarmato. Suo padre, settant’anni prima, gli aveva insegnato a non toccare nulla che non conoscesse. Tutto quello che non gli apparteneva e che non capiva, doveva provenire all’altro mondo. Perciò rimase a osservare. Era una sacca gonfia, di tela militare con rinforzi in ottone. Le fibbie erano strette e non c’era modo di intuire cosa contenesse. Rimase a riflettere un bel po’, poi si decise, tanto la giornata era rovinata, era meglio tornare a casa.
Passò il pomeriggio nel pozzo a giocherellare con i pesci e a rinfrescarsi le idee. Solo quando la luna fu alta nel cielo e la campagna suonava il concerto della natura con la brezza estiva, i grilli, i fruscii e qualche abbaiare in lontananza, Giosuè comprese la situazione. La sacca era caduta nella sua proprietà quindi, dall’altro mondo era passata al suo. Poteva prenderla e guardarci dentro. Ritornò al campo e nell’oscurità non la vide, ma ci inciampò sopra, cascando con le ginocchia sulla terra soffice.
A casa posò la sacca sul tavolo della cucina. Poi prese la caraffa del latte, ne versò un po’ in una ciotola e tagliò il pane con il coltello a serramanico che teneva sempre in tasca. Quella era la sua cena. Mangiò con appetito osservando quell’ospite silenzioso. Anche se adesso era nel suo mondo, quella sacca poteva ancora creare problemi, meglio dare una controllata. Mise tutto a posto, poi uscì alla ricerca di Ernesto. Gli ci vollero cinque minuti e tre fischi per fare uscire Ernesto dall’oscurità. Ernesto era un terranova da gregge e dava una mano a tutti i pastori della zona. Lavorava a cottimo in cambio della cena. Seguì Giosuè in cucina che gli mostrò la sacca. “Che ne pensi?” gli chiese Giosuè.
Ernesto girò intorno al tavolo, poi ci posò le zampe per dare un’occhiata, allungò il muso per annusare e ridiscese. Abbaiò due volte e se ne uscì. Non aveva ringhiato. Buon segno.
Non rimaneva altro da fare. Le fibbie della sacca cedettero senza problemi e quando Giosuè sollevò la copertura di tela le prime mazzette saltarono fuori come trote inseguite dalle Carpe. Banconote da cinquecento. Ce n’erano duecentocinquanta, di mazzette, e ognuna contava cento pezzi. Giosuè aveva fatto solo le commerciali ma a far di conto gli riusciva bene. Un bel mucchio di soldi.
Quello che era successo lo scoprì il mattino dopo, al bar della Marcella in piazza. Gli bastò ordinare un caffè e prima ancora che glielo avessero servito venne a sapere che, il giorno prima, la banca Agricola Treccate era stata svaligiata.
E come mai i delinquenti avevano gettato la sacca dalla loro macchina in fuga? Si chiese Giosuè, camminando verso la stazione dei carabinieri per andare a denunciare il ritrovamento del bottino.
Mentre cercava una risposta, arrivò di fronte all’entrata dell’Arma. Lo stemma con il fascio di fiamme non gli era mai piaciuto e lo stridore di gomme e freni dell’auto di pattuglia che si fermò a mezzo metro dalle sue ginocchia, lo spaventò.
Boh, gli venne da pensare, sono cose dell’altro mondo, loro non potrebbero capire, e si allontanò.

 

Brevissimi racconti che prendono spunto da notizie autentiche di fatti accaduti da qualche parte nel mondo. Nella maggior parte dei casi si tratta di avvenimenti assurdi o perlomeno singolari. Racconto la notizia inserendo elementi immaginari sul prima, il durante e il dopo. A voi, se vi diverte, separare l’invenzione dalla realtà con un commento.

Ti è piaciuto l’articolo? Beh, ci puoi ringraziare con una donazione!





Leave a reply

Rubrica rampante

Tre sorelle inseparabili: Fiducia, Pace e Verità

21 Febbraio 2021

Scarabocchi di scuola

Una mattina, al mare

21 Gennaio 2021

Rubrica rampante

Difendiamo il Creato….

31 Dicembre 2020

NOTE dalla provincia

GIARDINI: VITA, BELLEZZA, MEMORIA.

19 Settembre 2020

Rubrica rampante

Cos’è la felicità?

22 Agosto 2020

Rubrica rampante

Le dita e la memoria

14 Giugno 2020