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Con l’energia di una pipa, Rita Pavone nello spazio

Redazione

Il Club della Pipa, ottobre 1969.
Nei diversi trattati sulla pipa, recentemente pubblicati, abbiamo notato una particolare tendenza a prendere in esame i valori intrinseci della pipa e i suoi rapporti con la persona che trae godimento dal suo uso. Codesto sistema di trattrazione (indubbiamente assai romantico e piacevole) è, pur tuttavia, inadeguato con il recente sviluppo tecnologico e scientifico della civiltà moderna. In definitiva, le cognizioni attuali ci offrono nuove direttive per studiare a fondo la pipa, culla di squisiti fenomeni chimico-fisici. Non sembri oziosa la nostra argomentazione, in quanto i processi che si svolgono nel caro strumento alterano non poco il bilancio energetico dell ‘universo. A un livello più circoscritto, prenderemo ora in esame il calore sviluppato dalla combustione di tre grammi di tabacco, con umidità STD.
Essendo il rendimento termico del suddetto trinciato QS = 4,1 Kcal/gr. avremo che una fumata (‘gr.) sviluppa 12,3 Kcal (calorie). Illustriamo con un esempio la portata del fenomeno. Consideriamo un fumatore medio (cinque fumate al giorno); costui produrrà in un anno ben 22.446,5 Kcal; una quantità di calore tale da elevare 255,5 litri di H20 (acqua) dalla temperatura ambiente (20 °C) a quella di ebollizione ( 100 °C). Calore quindi sfruttabile per produrre oltre 2555 tazze di the. Convertendo l’energia termica in meccanica, si viene ad avere un lavoro di 9515 Ton. mt. Ovvero, si potrebbe sollevare la Torre Eiffel a 37,8 centimetri dal suolo, oppure Rita Pavone a 190.293 metri da terra. Questi scarni dati ci rivelano già l’importanza e la vastità del caso.
Ci piace ora dare alcuni accenni sulla risonanza dei fenomeni suddetti a livello cosmologico. Sebbene si abbia in questi casi uno sconfinamento nelle nebulosità della metafisica, dobbiamo ricordare che la combustione altera una variabile termodinamica del sistema, ovvero l’entropia di questo.
Come è noto, questa esprime l’irreversibile evolversi dei sistemi isolati dall’ordine al caos; ne risulta, in definitiva, un accorciamento della vita dell’universo. Non sia questo un motivo di allarme per il fumatore di pipa, in quanto, l’integrale di Joule-Clausius, esteso a tutto lo spazio, ci rivela un aumento di entropia pressocché irrisorio. Va da sé che altrettanto infinitesima sarà la riduzione della durata dell’universo.
Non era nostra intenzione annoiare il lettore con tanti e forse eccessivi dati fisici, tuttavia l’argomentazione, e particolarmente la precisione, si rendevano necessarie per fugare gli ultimi (non meno validi) dubbi che allontanavano molte persone dai piaceri della pipa.

Carlo Fabbri e Sergio Sermasi

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