Prime dieci pagine
Margherita Candellero

Questo libro mi è stato regalato qualche tempo fa da una giovane amica che vive a Milano e, forse, conosce l’autrice. Per un po’ di tempo l’ho perso di vista, confuso tra una pila di romanzi. In questi giorni l’ho ripreso in mano e mi sono soffermata sul titolo e, soprattutto, sul sottotitolo: SCAMBI DI SCRITTURA TRA PERSONE RECLUSE E NON. La sottolineatura degli “scambi di scrittura” mi ha attirato in modo particolare e mi ha dato la spinta alla lettura del libro che narra una sorprendente esperienza di ricerca compiuta  tra il carcere milanese di Bollate e la biblioteca  Parco di Milano.

L’autrice, che ha condotto nell’arco di un anno e mezzo dei laboratori di scrittura con tre gruppi di persone –  donne detenute, uomini detenuti, donne e uomini liberi -, racconta il percorso costruito e vissuto attraverso gli scritti dei  partecipanti ai gruppi frutto delle proposte di lavoro da lei suggerite nelle varie tappe che hanno tracciato il cammino.

La scrittura nelle sue varie accezioni e suggestioni fa da ponte fra le persone recluse e quelle in libertà, tra questi mondi così lontani tra loro, che le parole scritte riescono a  collegare, superando giudizi e pregiudizi. La scrittura si fa veicolo di umanità tra persone che si riconoscono come tali al di là dei precedenti di ognuno. Il libro ha l’andamento di un diario. Ogni capitolo focalizza la scrittura di un tema sollecitatore di creatività proposto di volta in volta ai tre gruppi di partecipanti ed ognuno di questi temi si porta dietro riferimenti culturali teorici e riflessioni intrecciate alle produzioni che ne conseguono.

Detto in questo modo può risultare il resoconto di un buon lavoro, coraggioso per la scelta di mettere in relazione due mondi divisi dalla barriera delle mura carcerarie che segnano la distanza tra chi è “dentro” e chi è “fuori”. Io ne sono rimasta affascinata per la ricchezza e il senso delle proposte di lavoro, per la riflessione sulle problematiche che affiorano tra le pagine, per la godibilità della lettura degli elaborati di questi non-scrittori dai quali parole, immagini, espressioni, racconti sono scaturiti con una naturalezza e, in alcuni casi, una bellezza davvero stupefacenti.

D’altra parte la stessa autrice precisa che “non siamo tutti scrittori, ma tutti siamo scrittura. Scrittore è chi dedica la propria vita a quest’arte, ma tutti, qualsiasi cosa facciamo, “scriviamo” le nostre vite con tutte le nostre azioni e le nostre esperienze, sì, ma anche con migliaia di parole che diciamo ogni giorno.”

L’arte di entrare nella scrittura si muove attraverso strategie che di volta in volta vengono suggerite da spunti letterari, da giochi di parole, da rimandi poetici, da immagini pittoriche, da oggetti vivi sollecitatori di storie. Così scopriamo i testi sulle epifanie, “i momenti in cui un dato della realtà che non sembra avere niente in sé di eccezionale ci rivela qualcosa di inaspettato e nuovo e ci scuote profondamente”; ci sentiamo sollecitati a scrivere a nostra volta  un anticurriculum sulla scia della poesia “Scrivere il curriculum” della poetessa polacca Wisława Szymborska; siamo catturati dalla magica essenzialità degli haiku, “forma di antica scrittura poetica giapponese che trova la sua più grande e originale virtù nella sintesi estrema dell’espressione” Solo tre versi compongono un haiku, che, secondo la tradizione, deve avere per tema la natura.

(Ultime foglie/ a dicembre, attendono/  l’arrivo del vento.– Paolo, ritratto di Katia – Sbadiglia il gatto./ Non gli interessa/ la cinciallegra. – Paolo, ritratto di Massimo – Nel sole caldo/ un pulcino si affaccia al mondo/ E’ sogno o realtà? – Patrizia, ritratto di Francesco – )

Come “la sostanza di un’esperienza”, “il centro di un’emozione” gli haiku usciti dai laboratori milanesi risultano strettamente connessi ai versi di Matsuo Bashȏ, icona dell’arte poetica del Giappone del XVII secolo.

In ogni proposta di lavoro è presente lo scambio delle produzioni tra i gruppi, che non si conoscono di persona, ma solamente attraverso le parole della scrittura. Grazie alla maestria e alla bravura della conduttrice, la scrittura crea dialogo e richiamo, accresce la sensibilità di chi, per la sua particolare fragilità, riesce a emozionarsi “alla vista della luna piena”, “al volo di un uccello” piuttosto che “al potere della parola che scriviamo sul foglio bianco”.

Molto mi sono piaciute le suggestioni, dapprima quasi rabbiose, suscitate dalla riproduzione del quadro “La fidanzata dal viso blu” di Marc Chagall che ha richiesto un grande lavoro di decodifica, di smontaggio, soprattutto nel gruppo dei detenuti, per trovare una forma espressiva frammentaria, una produzione di testi a volte “sghembi, ….parziali, interrotti, (che) dicono quel tanto che possono dire lasciandoci in uno stato di aspettativa”.

Suscitano meraviglia i testi scaturiti dall’ incrocio degli incipit scritti da un gruppo e diventati storie nelle mani dei partecipanti di un altro gruppo . La richiesta di partenza era quella “di scrivere un incipit intrigante e problematico, che terminasse con una frase aperta e i puntini di sospensione.”

A questo punto la creatività di ognuno è esplosa in rivoli decisamente imprevedibili.

Durante questo lungo percorso di scritture incrociate mi sembra che ognuno, rimasto se stesso con il suo bagaglio di sofferenze e di storie, sia riuscito a portare allo scoperto il crogiolo della sua umanità e della sua sensibilità ritrovando negli altri un alter ego in cui specchiarsi e narrare il fondo delle proprie emozioni.

La lettura di questo libro mi ha fatto intravedere, seppur minimamente, il mondo carcerario normalmente grigio e uniforme ai miei occhi e mi ha entusiasmato per la ricchezza, la vivacità, l’intelligenza delle proposte di scrittura che dimostrano la potenza creativa delle parole.

L’autrice, nativa della Sardegna, diplomata in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Brera, co-fondatrice a Milano dell’associazione culturale I Servi di Scena/Teatro La Madrugada e una vita come attrice, co-autrice e assistente di scena, ha portato nei laboratori la sua esperienza teatrale e artistica traendone un risultato, a parer mio,  eccezionale.

Consiglio il libro TI PRENDO IN PAROLA di Roberta Secchi edito da SENSIBILI ALLE FOGLIE a chi sente il gusto della parola scritta, a chi confida nella forza della scrittura per toccare le corde profonde dell’umano.

 

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