Prime dieci pagine
Emanuela Zoia

Io ci ho riflettuto. A questa passione per l’insegnare, anzi, meglio, per il formare.

A me giovane non sarebbe interessato andare ad insegnare. Stavo così bene all’Università. Studiavo, stavo con i migliori studiosi dell’epoca, in un bell’ambiente, vivace, con i migliori studiosi di Torino.

Quando mi sono trovata buttata in una seconda media bruttina, in un alloggio stretto e buio di un appartamento, insieme a colleghi marziani, non sapevo neanche cosa fare per insegnare: desumevo da quello che avevano fatto i miei docenti con me: spiegazione, lettura, esercizi, interrogazioni…

E’ vero che c’era in corso la rivoluzione e c’era l’MCE e c’erano le amiche rivoluzionarie e la politica…

Ma non riesco a ricordarmi se fosse affascinante o bello insegnare ai 12-13 enni.

Da quando è iniziato ad essere una vera e propria passione?

Dal distacco in sindacato. Tirocinio durissimo: dalle 8 alle 10 in una scuola. Dalle 11 alle 13 in una seconda scuola e talvolta dalle 14 alle 15.40 in una terza. Dei tour de force incredibili. Arrivavi ospite ‘chiamata’ in una scuola e dovevi rispondere a tutto, su tutto, a tutti. Tutti si aspettavano che tu potessi sapere di tutto: a parte le ovvie contestazioni ideologiche. Tutti erano convinti che l’informazione fosse potere e che se potevi dargli informazione potevi anche dargli (un po’) di potere. Questo mestiere ti dava un certo senso di essere ‘utile”.

Se poi sapevi gestire l’assemblea (e molte erano davvero ostiche, ostili, aggressive e durissime) non solo ti meritavi applausi formali, ma anche simpatici ringraziamenti, legami ed amicizie che sarebbero durati nel tempo.

Non era la vera formazione né il vero insegnamento, ma era aiutare la gente a districarsi nelle leggi, nei regolamenti, nelle motivazioni del perché e del percome e aiutarli anche a darsi delle chiavi per capire. Bello!

Ma il meglio doveva venire con la campagna organizzata dal grande Giorgio Sciotto di formazione a tappeto dei formatori per le RSU. Giorgio era un geniale compagno distaccato alla CGIL per organizzare proprio la formazione  ‘a caduta’: formare i formatori ecc.

Che pacchia. Per molti mesi la scuola di noi formatori funzionò benissimo, non solo con una buona scelta metodologica, ma ovviamente anche con tutta la portata delle posizioni sindacali.

A Torino fui fortunata a trovare come compagno dei corsi il caro compagno Franco Corraini.

Giravamo ininterrottamente a fare i corsi per piccoli gruppi di future RSU, creando delle vere e proprie relazioni che rimasero stabili per anni.

Contemporaneamente però facevo un altro corso, questa volta di formazione per i docenti di sostegno.

Con la mia amica Maria Luisa eravamo state assunte al Corso ORTOFRENICO della prof. MASSUCCO COSTA, in via Nizza a Torino. L’età media di chi ci lavorava insieme alla famosa maestra era sugli 80 anni: direttori e segretari in pensione, appassionati, diligenti, attenti che gestivano le numerose richieste di iscrizione   e di arruolamento di noi docenti con molta attenzione.

Non riesco a ricordarmi se ci pagavano e quanto all’ora.

Ma quello fu un periodo straordinario: le ragazze sarebbero diventate insegnanti di sostegno nelle scuole, con ragazzi disabili! Non era un lavoro di preparazione sindacale.

Io facevo la legislazione, ma anche l’organizzazione delle lezioni. M.Luisa la didattica  e anche la lingua dei segni. Altri 80enni, compresa la Massucco, altri temi.

Le ragazze erano motivate, sempre presenti, attente. Il piacere di pensare che erano le NOSTRE allieve e che domani le avremmo trovate nelle nostre scuole, ci dava un enorme senso di responsabilità. Lavoravamo molto, perché oltre le lezioni c’erano le tesine da correggere.

Ovviamente eravamo anche a scuola e probabilmente, come sempre, facevamo anche altre mille cose.

Purtroppo la scuola fu chiusa sia per la veneranda età della Massucco, ma anche per la stupidità di affidare al pubblico i corsi.

Feci ancora la docente nei corsi del CSP. Ancora ora incontro continuamente personcine che mi salutano con affetto e che mi ricordano quel periodo. Fa molto piacere.

L’altra bella esperienza di insegnamento/formazione è stata quella di Proteo per i dirigenti di tre anni fa.

Non era però molto impegnativa e non potevamo sapere come sarebbero andate a finire tutte le nostre iscritte.

Infine, grazie ad Elisa, del CGD, le più soddisfacenti esperienze sono stati gli incontri di informazione/consulenza/formazione  dei genitori.

Abbiamo girato nei più diversi paesi, di sera, meravigliandoci sempre di trovare tantissime persone disposte a fermarsi oltre le 23 di sera a chiacchierare, a discutere a cercare di capire.

Tutte le volte penso che queste persone così partecipi e così’ appassionate sono l’essenza del nostro lavoro, ma anche la vera ricompensa.

Mi sono chiesta e mi chiedo quanto conti nella comunicazione lo ‘stile’ comunicativo e la sincerità dell’approccio. Abbiamo fatto dei corsi specifici anche su questi aspetti della comunicazione.

Penso che conti più di tutto trasmettere la sensazione che sei lì, volentieri, per parlare, ragionare, insegnare, imparare dagli errori, ma sei lì perché ci credi. Magari ti diverti pure e magari fai anche un po’ divertire.

  1. Scusatemi

Quando stavo per stampare ho riletto Emanuela. Il suo scritto è molto più emozionante perché si mette più in gioco e parla molto di più di sé. E’ anche sentimentalmente coinvolgente perché parla di una vita a contatto con la scuola militante, seria, per bene, che abbiamo avuto la fortuna di vivere.

Io invece mi sono buttata in una sorta di ‘esaltazione’ di caratteristiche che non credevo di avere. Scusatemi quindi per il palese discostamento.

Vengono così da lontano che un giorno ve le racconterò: partono figuratevi dagli anni 69-70 quando lavoravo a Napoli, in Tipografia e Casa editrice.

Quando in tipografia cercavo di dare le correzioni dei testi della Rivista Storica Italiana, per la quale lavoravo, agli allora linotipisti (artigiani meravigliosi avvelenati dal piombo) loro mi stavano ad ascoltare con una sorta di serafica ammirazione ed esclamavano in coro:

…’  MA CHISTA, COMO PARLA BBENE!,

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