Prime dieci pagine
Margherita Candellero

Geert Mak, scrittore, storico, giornalista, tra i più importanti intellettuali olandesi, così introduce il racconto del suo viaggio attraverso le strade che hanno fatto la storia dell’Europa in “IN EUROPA. Viaggio attraverso il XX secolo” (Fazi Editore) : “Quando il lunedì mattina 4 gennaio 1999 partii da Amsterdam, ululava la tempesta. Il vento tracciava solchi sui selciati coperti d’acqua, gonfiava le onde dell’IJ, fischiava sotto le arcate della Stazione Centrale. Per un attimo mi sembrò che la mano di Dio sollevasse tutto quel ferro e lo lasciasse poi ricadere.…… L’aria era piena di rumori: l’infrangersi delle onde, i gridi dei gabbiani, nel vento, il fracasso dei rami spogli, i tram, il traffico. C’era poca luce. Le nuvole correvano come ombre grigio scure da ovest verso est.”

In agosto sono stata in Olanda, alla scoperta di un’Olanda “insolita”, come annunciava il programma,  per un viaggio di piacere con gli amici di sempre.

Riguardo foto, immagini, mi tornano suggerimenti per visitare luoghi, ripenso a scorci e a paesaggi, rileggo tracce di racconti e di storia e mi accorgo che la parola che più mi rappresenta l’Olanda conosciuta in quest’occasione è: acqua, l’acqua che, in tante fogge, fa da canovaccio a questa terra, unica e spettacolare per  la sua geografia e la sua storia presente ovunque si posi lo sguardo.

Presagio dell’impronta che questa terra intrecciata con l’acqua lascerà in me è la strada percorsa lungo il Reno che scorre trasportando le sue chiatte tra le pendici assai curate delle alture cosparse di villaggi e di castelli, cariche di leggende come quella della Loreley, la bellissima ondina, che attirava a sé  gli uomini col suo canto e il suo aspetto, causandone naufragi e sciagure.

In Olanda ci accoglie l’acqua dei canali, del mare, delle fontane, della pioggia, l’acqua percorsa sui battelli e quella schivata al riparo degli ombrelli.

Alcuni flash per dare l’idea:

Maastricht, prima città olandese raggiunta, è stata visitata tra colorati ombrelli aperti per la pioggia che rendeva grigio l’intrico di viuzze e lucido il selciato del centro storico costellato di strade acciottolate.

Il Paleis HET LOO di Apeldoorn residenza preferita della regina Guglielmina che visse qui fino alla morte nel 1962, ci ha offerto i suoi incantevoli giardini nei quali è molto rilassante passeggiare, resi armoniosi da viali, siepi , aiuole, statue e fontane zampillanti e coreografiche.

L’ interessante gioco di ponti levatoi sui canali che attraversano le città ha suscitato in noi curiosità e ammirazione. A Sneek, bella località della Frisia, nei pressi della Waterpoort – ciò che resta delle seicentesche mura – abbiamo sostato sulla strada principale mentre parte di questa si alzava a ponte levatoio per far passare i battelli in transito.   La presenza dei canali navigabili impone strategie urbane davvero sorprendenti.

Nell’isola di Texel tra dune, paludi, polder bonificati lungo il mare pascolano  mandrie di mucche frisone dal manto pezzato, pecore e cavalli che danno al paesaggio  l’aspetto di meraviglia naturale.

E l’acqua non solo fa da sfondo, ma è protagonista di ogni ambiente, ne delinea la fisionomia, dà senso al territorio e alla vita che vi si svolge.

Le giornate trascorse in Frisia e, successivamente, sull’isola di Texel hanno marcato la caratteristica dell’Olanda “insolita”, lontana dalle grandi città, segnata da piccoli centri dove spiccano mulini a vento, case dai tetti spioventi sulla cui sommità l’immagine di due cigni trattiene la porticina di una botola che, secondo le credenze popolari, poteva ospitare un gufo, presago di fortuna per chi vi abitava. In ogni villaggio ci sono canali navigabili da piccole imbarcazioni che collegano tra di loro le case e suggestivi ponti di raccordo tra le stradine.

A Hindeloopen, un tempo prospera città anseatica, ora sede di un piccolo museo di antiche tradizioni dell’artigianato e dei costumi, abbiamo consumato uno squisito pranzo a base di aringhe e merluzzo in un caratteristico ristorante in riva al mare dove, nel porticciolo, sostavano numerose barche a vela che intrecciavano i loro alberi a nuvolette bianche simili a pennacchi spumeggianti creando un delizioso effetto cartolina. Da qualche parte ho letto che questa è terra di pattinatori e mi è tornato in mente il libro PATTINI D’ARGENTO che tanto mi aveva affascinata nella mia infanzia.

All’isola di Texel siamo arrivati dopo aver percorso dalla Frisia la Afsluitdijk, la grande diga ideata e progettata all’inizio del XX secolo da Cornelius Lely come sbarramento di contenimento del Zuiderzee (Mare del Sud) e portata a termine nel 1932. Da quel momento lo Zuiderzee, che in passato era stato fonte di sostentamento per molti villaggi, ma anche fonte di costante pericolo per le inondazioni,  cessò di esistere in quanto mare e si trasformò nell’Usselmeer, grande lago di acqua dolce. Dall’alto del ponte che sovrasta la strada, dove svetta la statua di Cornelius Lely, l’occhio si perde tra la distesa del mare e la linea  apparentemente infinita della diga che lo attraversa. Si rimane pressoché sgomenti nel pensare all’ideazione e alla realizzazione di un’opera così grandiosa, in grado di trasformare e dominare il paesaggio naturale.

Già alla fine del XIX secolo, ben prima della realizzazione della diga, Edmondo De Amicis, in un suo scritto sull’Olanda, parlava con grande ammirazione della capacità della popolazione olandese di soggiogare una natura così inospitale: “Il nemico al quale gli Olandesi dovettero strappare le loro terre, era triplice: il mare, i fiumi, i laghi; gli Olandesi disseccarono i laghi, respinsero il mare e imprigionarono i fiumi (….). Ma la lotta più tremenda fu quella combattuta coll’oceano.(….) L’Olanda fece ben più che difendersi dall’acqua, se ne impadronì.(….) L’acqua era la sua miseria, ne fece la sua ricchezza.”

 L’acqua, protagonista di questa mia Olanda, compare anche in primo piano in un famoso quadro del pittore Vermeer, Veduta di Delft, che abbiamo avuto la fortuna di ammirare nel Museo Mauritshuis  a L’Aia. Il dipinto raffigura la zona del porto della città di Delft: sono riconoscibili le mura, la porta con le due torri gemelle e, al centro, il campanile della Nienwe Kerk.

Nell’acqua del canale in primo piano si specchiano gli edifici dai colori caldi, sovrastati da un cielo dove l’azzurro compare  a sprazzi tra nuvoloni via via più cupi.

Anche l’acqua di Delft oggi sorprende. I suoi canali si presentano di colore verde intenso. Sembra sia un’alga che ricopre come una coperta la loro superficie creando un effetto surreale, quasi magico, che trasporta la città in un altro tempo. Ci si sente sprofondare in quel passato che ha segnato la storia di questa terra “rubata” all’acqua, punto di riferimento per chi dovette fuggire dal controllo dell’Inquisizione alla ricerca di un luogo dove professare liberamente la propria fede.

La Nienwe Kerk, la Nuova Chiesa, al centro del dipinto di Vermeer e al centro del Markt, la piazza principale, accoglie il mausoleo di Guglielmo il Taciturno, quel Guglielmo Nassau principe d’Orange che, nominato governatore delle province sul mare,  opponendosi al potere spagnolo di Filippo II, accolse e sostenne nella seconda metà del secolo sedicesimo gli appartenenti alla Riforma protestante. Per questa sua apertura al mondo della Riforma fu assassinato proprio nella città di Delft, dove aveva condotto  in sposa l’ugonotta Louise de Coligny.

Nel bel libro “Louise. Canzone senza pause” di Eliana Bouchard (edizione Bollati Boringhieri) le parole che raccontano l’arrivo di Louise e Guglielmo a Delft ci riportano al dipinto di Vermeer:”Nell’avvicinarsi alla città di Delft le acque improvvisamente tranquille riflettevano le lunghe ombre dei palazzi offuscati da una prima linea di nubi, basse e minacciose, dietro le quali uno squarcio di cielo rischiarava gli edifici lontani, portando in risalto giochi di tetti rossi contornati di bianco. L’imbarcazione, entrando nella linea oscura, sfilava davanti a qualche battello luccicante di umidità, quella stessa che si arrampicava sulle fortificazioni retrostanti, muschiate dal tempo”.

Questa è l’Olanda che, con le sue geometrie liquide “fiorite nel vento” (TCI), ha riempito i miei occhi e arricchito il mio spirito in quei giorni di viaggio memorabili.

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