Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Dal 5 ottobre è al cinema il film “Blade Runner 2049” diretto da Dennis Villeneuve,  seguito di “Blade Runner” uscito nel 1982 e diretto da Ridley Scott.
Il film racconta di K, un cacciatore di androidi (Ryan Gosling) che appartiene ad una generazione più evoluta e mansueta di macchine, in cerca di quelle più antiche per eliminarle.
Durante la caccia il “blade runner” finirà per andare alla ricerca di sé stesso, come aveva già fatto Deckard (Harrison Ford) nel primo film.
Voglio subito precisare che non amo la fantascienza, ero andata a vedere il primo film perchè ho sempre ammirato e seguito il regista Ridely Scott e poi perchè il protagonista era il mio “eroe” Harrison Ford.
Sono riuscita a rivedere la versione del 1982 e mi ha di nuovo catturata e così con grandi aspettative sono andata a vedere Blade Runner 2049.
La pioggia scrosciante della Los Angeles del 2019 continua a battere furiosa sulla California anche trent’anni dopo e ogni tanto compare la neve che sembra cenere.
I replicanti rimasti da catturare si nascondono ormai nelle campagne disabitate, sotto la pioggia acida e perseguitati dal vento in terre brulle.
Il film è ambientato in una mondo dove il riscaldamento globale e l’inquinamento hanno relegato l’umanità in un luogo dove i colori vanno dal giallo della sabbia fino al nero opaco, passando per gradazioni di grigio e blu.
Non si vede lo splendere del sole e mancano le piante, ci sono le proiezioni e gli ologrammi che passano di categoria e diventano personaggi. Polvere, neve e pioggia rendono l’atmosfera densa e il protagonista, agente K, la attraversa pazientemente per spostarsi da un punto all’altro alla ricerca di piccoli indizi, mentre il film prende la forma di una specie di inseguimento al rallentatore.
All’agente K viene affidata la missione di scovare ed eliminare tutti i replicanti del modello Nexus 8 per preparare il mondo alla nuova e più aggiornata versione i Nexus 9 .
Nel corso di questa sua missione, in cui viene aiutato da un’intelligenza artificiale che si manifesta sotto forma di un affascinante ologramma, l’agente K fa una scoperta che potrebbe mettere a rischio l’intera esistenza umana sul pianeta. L’unico che può aiutarlo a rispondere a certi quesiti è proprio Rick Deckard, l’agente Blade Runner scomparso anni prima insieme alla replicante Rachel.
In un susseguirsi di colpi di scena, in un continuo crescere di interrogativi e scoperte, Blade Runner 2049 si colloca perfettamente in linea con il suo predecessore, portando sullo schermo non solo una storia molto umana nella sua versione fantascientifica, ma tutto un mondo inquietante, irrealistico, ma al tempo stesso tremendamente verosimile.
Villeneuve rappresenta con eleganza un mondo post-digitale, dove un gigantesco blackout ha cancellato decenni di memoria. Alcuni fantasmi del passato: Frank Sinatra, Elvis Presley, Marilyn Monroe, sono solo una manciata di dati consumati e il più segreto dei piaceri è ancora quello di versare lacrime nella pioggia.
L’interrogativo finale è sempre lo stesso: in fondo cosa ci rende vivi? E cosa, invece, ci rende umani?
Chi è davvero un replicante? Chi un essere umano? Chi è stato creato e chi no? Qual è la vera differenza? Ma soprattutto, qual è il nostro scopo in questa vita? In cosa crediamo e per cosa lottiamo?

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