Prime dieci pagine
Emanuela Zoia

Quando uno sguardo cambia, qualcosa si è modificato.
Quando si modifica qualcosa, si impara qualcos’altro.
Quando un bambino comincia a modificare il suo sguardo, ho come la sensazione di essere riuscita ad entrare in una zona sacra e subito vengo toccata da un grande senso di responsabilità mescolato da consapevolezza di dover anche io modificare il mio, di sguardo.
E imparo.
Imparo ad essere attenta, ad osservare. Ascolto, dico, dice, in una contesa continua di punti di vista e posizioni, a volte uguali a volte diverse. In uno scambio, dove gli eventuali errori, suoi e miei, sono occasioni per cercare e risistemare le reciproche posizioni.
E impara.
È in quella “zona” ai nostri confini che ci modifichiamo entrambi.
Ecco apparire allora, una dimensione nuova, quasi magica, piuttosto imprevedibile, da trattare con rispetto, grande intenzionalità e una certa capacità di controllo di ciò che sta succedendo.
È difficile a volte.
Occorre fiducia. Fiducia nel fatto che il cambiamento possa avvenire, che lo sguardo nuovo possa affacciarsi e aprire un sorriso ad entrambi.
Quel sorriso per me è una stretta di mano!
“Se non ci credi, non partire!” Mi dico sempre.
“Non si può andare da nessuna parte se quella parte pensi non esista!”.
Mi accorgo dell’importanza di dover lasciare spazio sufficiente davanti a me affinché i cambiamenti possano accadere, gli sguardi possano cambiare, gli apprendimenti possano avvenire.
Perché solo nuovi spazi consentono nuove conquiste.
E si impara. E succede.
Ma tu, ci credi?

 

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