Prime dieci pagine
Emanuela Zoia

Non avevo pensato che si potesse scrivere un testo come questo, non in questa rubrica almeno.

Però la realtà supera sempre la fantasia, e questo è un bene.

 

 

RICORDI DI SCUOLA : UN NATALE

di Fiorenza Audenino.

 

 Oggi nel mio Istituto, c’è stato quel momento penoso dello scambio dei regali di Natale. Studenti tra studenti. Insegnanti tra insegnanti. Chi voleva, naturalmente.

Il nuovo dirigente non ha permesso la lectio brevis, perché non è serio, ha detto lui, ma ha permesso una festicciola all’ultima ora, che in alcune classi è avvenuta nell’intervallo e così l’ho scampata dal panettone e dal pandoro, perché dalla classe da cui sono uscita non si festeggiava ancora e nell’altra la festa era già finita.

E alla fine della mattinata il dirigente, proprio lui, è sgusciato via al momento dei saluti, ho saputo che se n’è andato con la bottiglia di vino, ma ha gettato il biglietto senza neppure leggerlo e quindi non sa neppure che gliel’ho regalata io. Va be’ in fondo non se l’aspettava, dunque, perché ringraziare! Prima di uscire, però, gli studenti mi hanno detto che è riuscito a carpire qualche fetta di panettone passando davanti all’una e all’altra classe.

Alle 14 tutti sono fuggiti alla chetichella, altri erano già usciti prima senza neppure salutare. Una collega intelligente e geniale si è inserita mentre sto porgendo gli auguri ad un’altra e, volgendomi la schiena, l’ha salutata. Un’altra mi ha fatto un cenno tenendosi lontana alcuni metri, solo qualche collega dell’altro sesso ha azzardato un saluto con bacio. Noi tre donne dello staff ci siamo scambiate un regalino, poco sentito, ma d’obbligo, porcheriole da 1 €.

Certo, la scuola è anche questo. Ti fanno il regalo quelli che non possono farne a meno, gli altri ti odiano perché hai fatto loro notare che sono sempre in ritardo, che nella struttura scolastica non si deve fumare e che non ci si va a nascondere per farlo, che non si possono prendere permessi quando si vuole che, insomma, la scuola non è ciò che credono loro e che non è il caso di approfittare della latitanza ministeriale per trascurare il nostro compito.

Sono quasi le 15, sono qui dalle 7.30 di questa mattina ma sono rimasta per terminare in tranquillità alcune incombenze dopo la mattinata di lezione, quando ricevo un sms dal dirigente: “Tutto bene? Scusa sai ma avevo un impegno e sono dovuto andare via prima”. Un collega che abita vicino alla scuola, solo un po’ più in là, ripassando in istituto, mi riferisce di averlo visto, poco dopo le 13, seduto al ristorantino poco distante. Solo, impegnato a disputarsi un succulento piatto di pasta al sugo.

D’altra parte, ho pensato “ …anche lui aveva bisogno di un momento di raccoglimento e di pace, perché non appartarsi proprio nel giorno di maggiore bolgia?”.

Esco verso le 16. Raggiungo casa, mi allungo sul divano del salotto, guardo il soffitto e socchiudo gli occhi. Mi risveglio dopo qualche ora. Preparo un pasto frugale che funge da pranzo, merenda e cena.

Poi, spero di abbandonarmi al sonno senza incappare in cattivi pensieri.

                                                                                              

Leave a reply