Prime dieci pagine
Mariel Giolito

A tutti i lettori di Primediecipagine voglio augurare buon anno nuovo raccontando la grande emozione e lo stupore che ho provato circa un mese fa a Vienna visitando, per la prima volta, con i soliti amici che organizzano sempre istruttive e fantastiche vacanze, ”Il fregio di Beethoven” in una sala del Palazzo della Secessione.
Tra il 1901 e il 1909 l’arte di Gustav Klimt raggiunge la sua piena maturità. Emblematica di questo periodo è il Fregio di Beethoven, opera monumentale sviluppata su tre pareti per una lunghezza totale di 34 m., commissionata nel 1902 per rendere omaggio alla scultura raffigurante il grande musicista eseguita da Max Klinger.
“Questo bacio a tutto il mondo. Le arti ci conducono fino al regno dell’ideale, ove soltanto possiamo trovare pura gioia, pura felicità, puro amore”.
Questi sono i versi di Schiller che Klimt volle rappresentare con il Fregio dedicato alla figura del grande musicista Beethoven.

Il Fregio di Klimt mostra un fiero cavaliere che attraverso la poesia guida l’umanità verso il superamento del dolore della vita e raggiunge la felicità nell’abbraccio amoroso. L’opera prende spunto dal coro finale della Nona Sinfonia di Beethoven ed è illustrata dallo stesso Klimt nel catalogo della mostra allestita in occasione della XIV Esposizione dei Secessionisti del 1902:
Prima parete lunga di fronte all’ingresso – L’Anelito alla felicità. Le sofferenze della debole umanità. Le sue preghiere alle forze esterne. Compassione e orgoglio quali forze interiori che spingono il forte cavaliere armato a intraprendere la lotta per la felicità.
Parete più stretta – Le forze ostili. Il gigante Tifeo contro il quale perfino gli dèi hanno combattuto invano. Le sue tre figlie, le Gorgoni: Malattia, Follia, Morte. Lussuria, Impudicizia, Intemperanza, Accidia. Gli aneliti e i desideri dell’umanità volano al di sopra di loro.
Seconda parete lunga – L’anelito alla felicità si placa nella Poesia. Le arti ci conducono in un regno ideale, in cui possiamo trovare la pura gioia, la pura felicità, il puro amore. Coro degli angeli del paradiso ‘Gioia meravigliosa scintilla divina’, ‘Questo bacio al mondo intero’.”
I Secessionisti ambivano alla creazione dell’opera d’arte totale, dove non vi era più distinzione tra le varie arti, dove tutte potessero dialogare alla pari.
Nacque così l’idea, nel 1902, di creare un’esposizione dove musica, pittura e scultura potessero esprimersi in un unico evento: la XIV Esposizione dei Secessionisti viennesi a celebrazione del grande compositore Beethoven, incarnazione di quel genio che, attraverso la sua opera, esprime l’esaltazione dell’amore come mezzo per redimere l’umanità.
“Non appena varcata la soglia del Palazzo della Secessione, candido tempio dell’arte secessionista, si poteva godere delle immortali note della Nona Sinfonia, l’Inno alla Gioia di Beethoven, diretta da Gustav Mahler, mentre all’entrata si scorgeva la statua di Max Klinger, dedicata al genio musicale, caratterizzata da un’aura di sacralità.”
Fu in questa occasione che Klimt decise di realizzare il Fregio di Beethoven.
Klimt immaginava che l’intera opera venisse smantellata al termine dell’Esposizione, la realizzò quindi con materiali molto poveri, utilizzando frammenti di specchio, bottoni, chiodi, pezzi di vetro colorati, dorature.
Dopo molte peripezie, dal trafugamento nazista ai successivi restauri, l’opera è oggi permanentemente esposta a Vienna nella sua collocazione originaria.
Il dipinto, soprattutto nella sua parte che raffigura la lotta contro le forze del male, le Gorgoni, malattia, pazzia e morte, il mostro Tifeo, la lussuria ed il trionfo della volontà del riscatto, emana una forza magnetica di attrazione delle emozioni, proprio come la musica di Beethoven nel secondo movimento della Sinfonia.
I quadri finali del lavoro, invece, esaltano la libertà del Cavaliere nell’estasi amorosa, che infine raggiungerà il Regno ideale rappresentato dall’abbraccio dell’Eroe, di spalle, con l’eternità della Poesia.

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