Prime dieci pagine
Margherita Candellero

Ho scoperto i libri di Matteo Bussola tra gli scaffali della libreria dove spesso e volentieri trascorro del tempo alla ricerca di nuove pubblicazioni che sollecitino la mia curiosità di lettrice.

Un titolo ha attirato la mia attenzione: NOTTI IN BIANCO, BACI A COLAZIONE. In copertina l’immagine della panchina di un parco su cui sono seduti un papà e una bambina col berrettino e i guanti rossi che fa volare un nugolo di piccole creature, forse foglie, che prendono vita e, volteggiando, sembrano diventare uccellini man mano che salgono verso l’alto.

Sul retro di copertina si legge: “Un libro ironico e struggente sulla magia di essere padre”.

Premetto che da pochi mesi sono di nuovo nonna, quindi particolarmente sensibile a racconti che mi avvicinino al mondo dei più piccoli. Preso in mano questo testo, messo a fuoco il contenuto, ho immediatamente deciso che lo avrei regalato ai genitori della mia nuova nipotina. In realtà, appena giunta a casa, l’ho letto d’un fiato, affascinata da questa sorta di diario intimo, che, attraverso la quotidianità dei gesti, si fa percorso esistenziale, profondo, ma narrato con lievità e ironia.

Ma chi è  Matteo Bussola?

A pagina 3 l’autore si presenta: “Di lavoro faccio il padre. Di professione disegno i fumetti. Per passione, scrivo.

La professione dei fumetti l’ho imparata disegnando. Il lavoro di padre facendolo, ma con tre ottime insegnanti: le mie tre figlie che oggi hanno nove, cinque e tre anni. La scrittura, in un certo senso, è sempre stata lì. Ho qui messo insieme le cose, scegliendo per una volta di disegnare solo con le parole.(…..) Virginia, Ginevra e Melania sono le lenti da miope con cui osservo il mondo. La vista che mi regalano mi consente uno sguardo diverso su tutto, anche su ciò che sono stato prima di loro.”

Matteo Bussola – Verona, classe 1971 – era architetto presso l’ufficio tecnico di un comune veneto.

A trentacinque anni ha deciso di cambiare tutto e di fare, soprattutto, il papà delle sue tre figlie.

Le pagine di questo libro offrono una piacevolissima lettura di momenti di intimità, fatta di scarpe da allacciare, sorrisi e lacrime da consolare con il moccio che inumidisce perennemente la felpa che indossi, festicciole tra bambine, domande apparentemente sconclusionate sul senso delle cose.

Ogni aspetto della vita compare tra biscotti mangiucchiati, chiacchiere surreali, le canzoni dei cartoni animati perennemente in sottofondo, colonna sonora delle giornate domestiche, levate alle 5, di mattina per poter lavorare due ore ed essere pronto a svegliare le bambine alle 7,05, prepararle e portarle rispettivamente all’asilo nido, alla scuola materna e alla scuola elementare.

Il racconto abbraccia l’arco di un anno, raccolto in sezioni corrispondenti alle stagioni, a partire dall’inverno, perché gennaio è il mese in cui è nata Virginia, la prima figlia, quella che l’ha reso padre, che ha segnato il prima e il dopo. “Quando diventi padre, il tuo dopo è che pesi tre chili e mezzo in più, all’incirca. Comprendi già dal primo secondo che quello sarà un dopo definitivo, l’unica cosa della tua vita dalla quale non potrai mai più tornare indietro. Nemmeno volendo, neanche impegnandoti con tutto te stesso, qualunque cosa tu faccia del tuo futuro, questo dopo non cambierà. In compenso cambierà te.”

Dai piccoli episodi di vita familiare alle riflessioni sulla paternità vissuta, di pagina in pagina emerge una filosofia autentica, concreta, che rimanda il senso dell’essere padre oggi.

A lettura conclusa se ne esce piacevolmente arricchiti, portati a riflettere a nostra volta sui tanti momenti trascorsi con figli e/o nipoti, con compagni e amici, magari vissuti senza la dovuta attenzione, ma rimasti in qualche profondo recesso “in attesa” di essere riscoperti, riascoltati e gustati, per arrivare al senso profondo dell’esistenza.

Matteo Bussola non si ferma a questo primo libro a cui affida il suo mondo familiare animato dalla vivacità delle sue tre figlie, ma ci regala un altro testo: SONO PURI I LORO SOGNI, scritto in forma di  lettera a noi genitori sulla scuola.

Anche questo si presenta come un gustoso racconto che ha come punto di osservazione  la scuola delle sue tre figlie, a cominciare dal primo giorno di scuola elementare della secondogenita Ginevra. “Il primo giorno di scuola elementare di Ginevra siamo andati in cinque.

Quasi non riuscivo a vederla, coperta dalle mamme, dai papà e dai nonni che scattavano foto a raffica ai bambini oppure facevano lunghi filmini con gli smartphone, manco fossimo a un concerto degli Stones. Fra loro c’era anche Paola, che sgomitava in mezzo alla folla cercando le inquadrature migliori. Abbiamo accompagnato i bimbi su per le scale, fin dentro le classi. Siamo stati loro accanto durante la baraonda della scelta del banco, incollati come tante sentinelle, infine le solita raccomandazioni di rito.

– Papà, però adesso vai via! – mi ha detto Ginevra.

– Ancora un attimo, – ha detto al mio posto la mamma, sull’orlo della commozione.”

Il ritratto della scuola fatto da Matteo Bussola è divertente e serio al contempo, soprattutto se paragonata alla scuola di quando lui era piccolo. La riflessione su cui si dipana il suo racconto poggia su domande a cui è difficile dare una risposta convincente: perché si è smesso di considerare la scuola come un luogo preposto ad imparare il rispetto per se stessi e per gli altri? Perché la scuola sembra essere diventata l’erogazione di un servizio in cui il cliente ha sempre ragione? Quando si è cominciato a mettere in discussione l’autorità degli insegnanti?

Sembra proprio che la fiducia negli insegnanti sia venuta meno, che i genitori vivano la scuola al posto dei loro figli, che fare il loro bene significhi impedire a chiunque di metterli in difficoltà, che occorra proteggerli da ogni possibile inciampo.

Per questo motivo Matteo Bussola decide di scrivere una “lettera”, una lunga lettera agli altri genitori, ma anche a se stesso, ricordando l’invito che gli faceva la sua maestra Miranda, – “Quando non capisci, scrivi, così metti in ordine i pensieri.”- e che “scrivere” “significa sempre scrivere a qualcuno”.

Il libro si presenta come un racconto di tante storie – delle sue, ma anche di altri genitori, di sua mamma, ex-insegnante, di amici docenti – storie sulle paure che si nascondono dietro la mancanza di fiducia nella scuola, sui sensi di colpa che covano sotto l’atteggiamento iperprotettivo e ansioso degli adulti. Atteggiamento che tende ad annullare ogni rischio, tarpando la curiosità, il piacere della scoperta, il fascino dell’avventura.

La paura che fa da bordone al difficile dialogo con la scuola, se la si guarda bene, ha radici più profonde, è la paura di “lasciar andare i nostri figli nel mondo, permettere che compiano i loro passi  ondeggianti senza di noi. Sopportare di sentirci inutili.”

 Consiglio la lettura di questi due libri: NOTTI IN BIANCO, BACI A COLAZIONE  e SONO PURI I LORO SOGNI, entrambi editi da Einaudi Stile Libero, a tutti gli adulti che si occupano di bambini e a tutti coloro che sentono ancora dentro di sé ricordi, sogni e un po’ di nostalgia della loro infanzia.

Matteo Bussola si può comunque leggere tutte le domeniche su “Robinson”, l’inserto culturale de “La Repubblica”, nella rubrica Storie alla finestra.

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