Prime dieci pagine
Emanuela Zoia

A. ha 14 anni e coraggio da vendere.

Nel 2016 si è imbarcato ad Alessandria d’Egitto, dopo 7 giorni di viaggio ha raggiunto la Sicilia.

Erano in 500 sul barcone, Ha pagato 30.000 ghinee, pari a 3.000 euro, per arrivare a  Siracusa. Giunto a Palermo, vi passa qualche settimana, ma scappa dal centro di accoglienza e rimane 24 ore a Roma. Si fa aiutare da un’extracomunitario e, con qualche soldo che il papà gli aveva lasciato, ha raggiunto in pullman Torino, dove sapeva esserci una comunità egiziana.

A Torino si rivolge alla Polizia. Rimane 3 mesi in una comunità a Moncalieri. Ora vive in una famiglia affidataria.

Lo incontro nel 2017 in una scuola media della periferia di Torino. Lo avvicino di più quest’anno, 2018, nel corso di Alfabetizzazione: gruppo di volontarie impegnate ostinatamente a integrare minori stranieri, nel terreno più adeguato ed includente che ci sia: la SCUOLA.

La scuola che ho tanto amato. Sono stata insegnante di sostegno per più di 25 anni nella scuola primaria. Ho studiato da vicino le varie forme di diversità, ho imparato ad affrontarle sul piano relazionale prima ancora di quello educativo.

  1. frequenta la 2^ media, sembra più grande e più maturo della sua età: alto, magro, capelli corvini, scuri come gli occhi, viso affilato. È vestito come tutti gli adolescenti, ha una catena al collo ed un bracciale. La sua camminata è sicura, i suoi gesti sono garbati. Ha imparato un italiano essenziale. Si avvicina alle insegnanti in modo educato ogni martedì dalle 9 alle 12.

Ho avuto subito rispetto per lui. Con voce cavernosa di chi sta diventando uomo, nel suo limitato italiano, ha infilato le tappe della sua migrazione. Ha lasciato una casa a 3 piani al Cairo, un papà, una sorella, una mamma che lo ha lasciato andare…  E qui la mia riflessione si fa profondissima: quali motivi spingono una madre a separarsi così drasticamente da un figlio adolescente? Forse le notizie degli amici e dei parenti della famiglia non sono scoraggianti. Le notizie facevano balenare ai genitori uno spiraglio di speranza di vita migliore, lontano dall’Egitto di oggi. Ci sarebbero stati  volti amici sul barcone.

Avrei lasciato partire mio figlio quattordicenne in un paese straniero? Senza riferimenti precisi, anche sapendolo su un’imbarcazione sicura? È vero: i “loro” 14 anni non sono quelli dei nostri figli, ma non posso proprio immedesimarmi, se non spinta da un profondo sconforto sul suo futuro……

Le prove d’ingresso le ho abbandonate subito, A. fa molti errori nello scrivere, ma ha tanta voglia d’imparare e, soprattutto, di raccontare. E io l’ascolto.”” Mi affeziono.

Racconta il film che ha visto con la classe, si perde nella vicenda della Regina Elisabetta, anzi mi perdo io. Ma ho lo smartphone: abbiamo il mondo in mano e quando non trovo parole per descrivere, mi connetto e lui mi indica: – Metti immagini, metti immagini!-

Un martedì accarezza e sfoglia il vocabolario arabo-italiano della mia collega. Chiede quanto costa e dove può trovarlo…..Vedremo di procurarglielo. Come tutti gli studenti è contento di fare le uscite con la classe. La prossima sarà a Venaria. Mi indica sul diario l’autorizzazione, c’è scritto che visiterà “Experience“ su Caravaggio. Mi arrampico sui vetri, ma cerco di spiegargli cos’è e cosa è stata la Reggia di Venaria, i Savoia, i Re d’Italia. Mi infervoro su chi era ilCaravaggio, le caratteristiche innovative della sua pittura. Ricerchiamo sul web la” Medusa” di cui avranno spiegazione, immagino. Mi dilungo sul Mito, la Grecia, gli Arabi e in ultimo che non amo queste mostre. Io dipingo: è meglio vedere il quadro autentico. Uh! Mi segue, a fatica, ma mi segue.

Ad ogni errore di scrittura o lettura ci esercitiamo.

Ma questo studente è un adolescente di 14 anni! Diamine! La sua vita nella sua famiglia affidataria pian piano traspare dai suoi racconti e non è priva di ostacoli, disagi e frustrazioni.

Ogni 15 giorni può telefonare alla famiglia in Egitto. Ogni15 giorni può uscire mezza giornata con suo cugino , venuto a sua insaputa dopo di lui a Torino e raggiungerlo a Venaria.

Scrive la lettera per Natale, ma non riceve nulla di quello richiesto. I compleanni in famiglia non sono festeggiati “equamente” fra i membri. Le cose non sono facili.

Diventiamo confidenti. – Non dire queste cose all’assistente sociale- mi sussurra. – Cerca anche tu di capire, A.!-  gli rammento la responsabilità che la famiglia affidataria ha nei suoi confronti. Gli leggo l’articolo da La Stampa sulla banda di minorenni di piazza Valdo Fusi che rapina i ragazzi che frequentano il luogo. Fra essi c ‘è un “marocchino” ospite di una comunità. – Mi raccomando A. sta attento! –

È contento di andare dal cugino, prende 3 autobus per raggiungerlo a Venaria. Alle 20 deve rientrare. Giocano a pallone tutto il tempo a disposizione. La famiglia affidataria è composta da M., da suo marito disabile, e da 4 altri ragazzi, chi più chi meno con difficoltà a stare in famiglia o che una famiglia non ce l’hanno proprio. In più la responsabile gestisce una comunità nella stessa ex scuola materna adattata.

  1. mi ha chiesto quale sarà la scuola secondaria che gli permetterà di lavorare. -A seconda di ciò che ti piace fare, puoi scegliere una scuola professionale.- Suggerisco. Gli piacerebbe fare il meccanico. Il papà dall’Egitto si raccomanda al telefono,di continuare a studiare.

Ti auguro tutta la fortuna che meriti in questa Italia che accoglie con mille difficoltà i migranti, ma quando lo fa, ci rende orgogliosi di essere italiani.

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