Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Mi sembra di sognare. Sono ad Epidauro all’interno del teatro, la nostra guida ci fa esercitare ad uno a uno con un grido per farci capire l’eccezionale acustica di questo luogo di pace, ma non sto sognando sono proprio in Grecia, ormai da tre giorni e sono stata catturata da questa atmosfera che mi fa quasi vivere in un mondo irreale.
Prima le Meteore in alto dei cieli, poi Delfi “tempio di Apollo”, Olimpia “terra dei giochi”, Micene “maschera di Agamennone” e domani Atene…
Non posso certo parlare di tutto e allora me ne sto ad Epidauro e cercherò di trasmettere le mie emozioni dicendo subito che nell’antica Grecia il teatro non era un privilegio per pochi, ma una grande festa per tutti: una festa religiosa, innanzitutto, parte integrante delle cerimonie in onore di Dioniso.
In una piccola città dell’Argolide, nel Peloponneso, nacque verso il V secolo a.C Asclepio figlio di Apollo, venerato come il dio della medicina, delle guarigioni e dei serpenti a cui venne dedicato un santuario nel IV secolo a.C.
Questo era un luogo dove i malati si recavano per cercare la guarigione, dormivano una notte nel tempio e durante il sonno il dio stesso, nei loro sogni, indicava la giusta cura.
La grande fama del tempio portò la prosperità alla città, che costruì molti edifici civili, tra cui il famoso teatro.
Per molti secoli, il mistero della sua eccezionale acustica ha fatto nascere ipotesi e spiegazioni, sia tra gli studiosi sia tra i profani, sul modo in cui questo risultato fosse stato ottenuto.
Il teatro, che risale al IV secolo a. C, può ospitare, ancora oggi, 14.000 persone, nelle 55 gradinate che lo compongono e la bellezza del paesaggio alle spalle di chi recita è una sua parte integrante.
Nell’Atene classica il teatro non era un privilegio per pochi, ma una grande festa per tutti: venivano organizzate vere e proprie gare tra gli autori delle opere presentate (tragedie, drammi satirici, commedie), sottoposte alla votazione di un collegio di giudici. Il concorso coinvolgeva e appassionava anche il pubblico, che era insieme spettatore e giudice, la valutazione, quindi doveva anche attenersi anche alle varie reazioni, dagli applausi ai fischi.
L’aspetto competitivo che lo spettacolo teatrale assume nella Grecia classica è un elemento essenziale per comprendere l’importanza del ruolo educativo che Atene attribuisce al teatro e che si manifesta soprattutto nella struttura stessa della tragedia: nel confronto tra il protagonista, rappresentante delle esigenze, dei desideri e dei problemi del singolo e il coro, portavoce della collettività della polis e dei suoi valori.
Questa funzione didattico-politica coinvolge tutti i cittadini: i più ricchi hanno il dovere di assumere a turno le spese di allestimento degli spettacoli mentre per quelli più poveri è la stessa polis a coprire il costo del biglietto, comunque piuttosto modesto.
Dall’Agamennone alle Baccanti, da Edipo a Medea, da Antigone a Creonte, il teatro greco racconta storie di drammi familiari, omicidi, vendette, passioni, amori disperati, conflitti di potere, vicende oscure di follia e di morte, narrate da personaggi indimenticabili ed eterni.
Rappresenta anche un momento di purificazione dello spettatore che si confronta con i sentimenti e le passioni che scuotono sulla scena i personaggi del mito, trovando nei loro drammi una forma di consolazione ai dispiaceri e alle pene della propria personale vicenda umana.
E adesso andiamo avanti nel tempo e al galoppo, parlando di poemi epici e di teatro.
Voglio raccontare l’esperienza che ho vissuto insieme a mia nipote, non in Grecia ma all’Auditorium del Lingotto di Torino. Dall’1 al 3 ottobre del 2004, in occasione di “Settembre Musica”, Alessandro Baricco ha portato in scena la sua Iliade, in forma di reading , durata 12 ore, suddivise in tre serate.
“Questa Iliade la chiamerei un’ installazione sonora in cui il principale suono è quello della voce umana. È una struttura che andrebbe portata e lasciata in un deserto, in montagna, o nella pianura padana. È un manifesto del sentimento remoto della guerra, con relativo amore, odio, paura, resistenza, meraviglia. È come se tuo nonno ti dicesse che l’ ha fatta, la guerra, e te la volesse raccontare. Ma con qualcosa in più, perché qui senti la densità dei gesti ma anche il dolore e la costernazione per l’ inevitabilità della lotta armata…ho riorganizzato il testo omerico in tanti racconti in soggettiva (per dire, il primo canto diventa il canto di Criseide: è lei che racconta). In pratica ne è venuta fuori una sequenza di una ventina di monologhi. In ognuno un lettore racconta la storia a nome di un personaggio particolare: e in qualche modo diventa quel personaggio. Penso a una fluviale narrazione che di volta in volta assume la faccia, la bellezza, la voce, il colore sentimentale di una persona diversa. Quanto a me, leggerò tre di quei monologhi (uno a sera) e cercherò in scena di introdurre gli altri, di legarli insieme.”
Alessandro Baricco ha riscoperto e riletto l’Iliade e ha pensato di riscrivere le storie recuperando il fascino della lettura ad alta voce, quella dimensione di oralità che ha incantato il pubblico delle città italiane.
Con Alessandro Baricco e (in alternanza nei tre reading) Stefano Benni, Michele Di Mauro, Mariella Fabbris, Pierfrancesco Favino, Carolina Felline, Simone Gandolfo, Elio Germano, Edoardo Nesi, Paolo Rossi, Fabrizia Sacchi, Sandro Veronesi.
Questa splendida vacanza “Tesori dell’antica Grecia “ è stata organizzata come sempre da Magda e Gianni a cui va sempre il mio grazie e la mia riconoscenza!

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