Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Ho passato due giorni meravigliosi, questa volta quasi a casa, nella mia regione in Piemonte, ed ho pensato che bisogna andare di più nei luoghi che ci sembrano già noti e conosciuti, perché non si finisce mai di amare ed apprezzare le proprie terre.
Il Rinascimento di Gaudenzio Ferrari mostra “on the road ” tra Varallo, Vercelli e Novara è un invito al viaggio. Non si entra in un solo luogo per vedere le opere dell’artista, ma ci si sposta insieme a lui; nelle strutture espositive dove sono presentati, divisi in ordine cronologico i capolavori dell’artista, dei suoi contemporanei e dei suoi seguaci.
La mostra è curata da Giovanni Agosti e Jacopo Stoppa con la supervisione del prof. Gianni Romano, massimo specialista dell’artista, a cui si deve una fondamentale messa a punto dei meccanismi del funzionamento della bottega gaudenziana, a partire da una ricerca, condotta all’interno della Soprintendenza del Piemonte, sui cartoni cinquecenteschi dell’Accademia Albertina di Torino.

Gaudenzio Ferrari, nato a Valduggia in Valsesia nel 1475 e morto a Milano nel 1546, lavorò al Sacro Monte come pittore, scultore e anche architetto,
Con uno stile apparentemente molto naturale, comprensibile a tutti, ma frutto di una cultura complessa, l’artista ha popolato le scene di personaggi tratti dalla vita di tutti i giorni: il gozzuto (figura molto diffusa nelle vallate alpine), la nobildonna, il valligiano, l’anziano sdentato. Si tratta di personaggi di tutte le età ed estrazioni sociali, come si vede nel dramma corale della Crocifissione (1515-1520 circa) non solo nei tratti fisici, ma anche negli aspetti emotivi, di cui viene mostrata anche l’umanità, i sentimenti, il dolore degli angeli in cielo per la morte di Cristo, lo svenimento della Madonna, lo stupore delle figure del corteo dei Magi quando vedono la cometa in cielo.
Poco più tarda è la decorazione della cappella dell’Arrivo dei Magi, ultimo lavoro al Sacro Monte dell’artista che si sposterà poi a Vercelli dove, a partire dal 1528, decorerà la chiesa di san Cristoforo. A Novara  saprà rinnovarsi ed aggiornarsi con intelligenza, mantenendo un altissimo livello di qualità.
A Varallo nella chiesa di Santa Maria delle Grazie, attraverso un ponteggio, si accede ad una passerella per dare un’opportunità unica al pubblico: vedere da vicino il tramezzo in cui Ferrari racconta la vita di Gesù, dall’Annunciazione alla Resurrezione, secondo un tradizionale schema geometrico pensato per assolvere alla funzione pedagogica di Biblia pauperum.
Una ulteriore scena, di dimensione quadrupla, posta al centro della parete, rappresenta la Crocifissione di Cristo.
Attraversando la strada si prende la funivia che porta al Sacro Monte dove otto delle 44 cappelle portano la firma dell’artista valsesiano.

L’idea dell’edificazione di un Sacro Monte posizionato su di una parete rocciosa che domina l’abitato di Varallo fu concepita nel 1481 dal frate francescano Bernardino Caimi con l’intento di riprodurre, a beneficio dei fedeli, tutti i luoghi più emblematici della Terra santa: il luogo doveva rappresentare un’autentica alternativa al pellegrinaggio; di qui l’espressione Nuova Gerusalemme successivamente impiegata per identificare il Sacro Monte di Varallo.

Il Sacro Monte di Varallo, “gran teatro montano” secondo lo storico Giovanni Testori, ha contribuito a “restituire” all’opera di Gaudenzio la dignità dell’arte rinascimentale che qui sfrutta le sue capacità di scultore, pittore e architetto.
Grazie alla sintesi tra scultura e pittura, le cappelle della Nuova Gerusalemme assumono il senso di una rappresentazione teatrale, con gli attori principali, prima in legno e poi in terracotta policroma, posti in primo piano, ed una serie di personaggi che si affacciano dalle pareti affrescate, come nella figurazione di una “laude medievale” che coinvolge un intero paese.

Nella cappella dell’”Adorazione dei magi”, quello che sorprende è che non si è di fronte ad un ricordo del passato, ma a qualcosa che sta accadendo in questo momento: il primo Re è appena sceso da cavallo e uno scudiero gli sta slacciando gli speroni, il terzo, più avanti degli altri, vede già la Madonna e il Bambino e si sta togliendo il cappello, tutto preso da uno sguardo dolce e commosso che non si riesce a descrivere.
Le cappelle sicuramente ed interamente realizzate da Ferrari sono quella della Crocifissione (1520-1526) e quella dell’Adorazione dei Magi(1526-1528); suoi interventi sono presenti anche in quelle della Natività, dell’Adorazione dei Pastori e della Presentazione al Tempio.
Seconda tappa del tour è Vercelli nella chiesa di San Cristoforo, dove Gaudenzio realizza sull’altare maggiore la Pala della Madonna degli Aranci che ha ai suoi piedi due angioletti che si preparano a suonare un liuto e un violino, sullo sfondo, un folto intreccio di rami di un melo aranciato, tipico della Valsesia.

Altro importante esempio della sua bravura lo possiamo vedere negli affreschi della Cappella della Maddalena: sulla parete un grande affresco narra una serie di episodi significativi della vita di Maria Maddalena.

Sulla parete a fianco si ammira la grandiosa Crocifissione, in quella opposta si trova la Cappella della Beata Vergine, simmetrica a quella della Maddalena.
Terza e ultima tappa è l’esposizione della produzione “matura” nel Broletto di Novara. Qui va in scena il trionfo di Gaudenzio che è diventato un modello da seguire e da imitare, nella Cappella della Natività campeggia il grande polittico a due piani che egli realizzò nel 1516.
Gaudenzio è presente anche nel Duomo di Novara, dedicato a Santa Maria Assunta. L’edificio neoclassico conserva uno dei capolavori del Maestro: “Lo Sposalizio Mistico di Santa Caterina” risalente al 1527 eccezionalmente concesso in prestito alla mostra per ricongiungersi alle tavolette della National Gallery di Londra.
Un percorso didattico eccezionale che fa rivivere la storia della vita di Gaudenzio, attraverso i luoghi in cui ha operato e le opere che ci ha lasciato.

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