Prime dieci pagine
Margherita Candellero

“Le mani dell’uomo scivolano sul tessuto dei pantaloni distesi sul bancone del negozio. Il palmo aperto accarezza la trama per saggiarne la consistenza, e in quel contatto si consuma un piacere profondo che la commessa non può fare a meno di notare. Lo straniero è nella boutique da circa mezz’ora, forse attratto dall’insegna che reclamizza la vendita, per pochi quattrini, di capi d’abbigliamento usati, lavati, stirati e infine disposti sugli espositori, distribuiti nell’ampio salone fino a formare un labirinto di stoffa.”

Questo l’inizio del nuovo romanzo di Eliana Bouchard, edito da Bollati Boringhieri.
Ci troviamo fin dalle prime battute dentro la boutique, un singolare negozio dell’usato dove si “restaurano” abiti e oggetti con cura e amore per essere venduti o regalati a chi ne ha bisogno.
Subito assaporiamo l’atmosfera che vi si respira, sentiamo di essere in un piccolo grande universo, un microcosmo speciale, dove gli abiti usati riprendono nuova vita attraverso il passaggio alla lavanderia e alla stireria annesse al negozio. Negozio che ha avuto una precedente storia: è infatti ricavato da una ex tipografia di Via dei Gavitelli, che richiama una via di Roma presente nel racconto mediante accenni alla grande città in cui i personaggi si muovono, ma anche nei particolari del fiume che scorre sotto la spalletta del ponte attraversato per raggiungere o allontanarsi dalla boutique.
Nell’incipit c’è già molto per comprendere e lasciarsi trascinare dalle parole di una scrittura lieve e raffinata, a tratti dal tono incantato da racconto orientale, con pennellate delicate e nette nel descrivere e portare sulla scena i vari personaggi che via via popolano la storia.

Senza conoscere i loro nomi cogliamo la presenza all’interno del negozio di due personaggi, una commessa e uno straniero, perché tale viene definito l’uomo che sta accarezzando le stoffe dei tessuti che sfiora sul bancone. Non ci sono parole tra di loro e non ce ne saranno per l’impossibilità di un dialogo tra persone che non posseggono una lingua comune. Unico termine lasciato in sospeso dal visitatore “dagli occhi chiari, del colore dell’acqua che scorre sul muschio” prima di abbandonare la boutique con la borsa carica di indumenti offerti dalla donna, che lo ha accolto e accompagnato nella ricerca di un vestito, sarà una parola misteriosa “Pashtu” o “Pashtun” che fa pensare ad una sua provenienza dall’Afghanistan, o forse dal Pakistan.
A questa, nel corso del racconto, se ne aggiungerà presto un’altra, altrettanto incomprensibile per la donna del negozio: Nur, che, in un successivo passaggio, l’uomo pronuncerà con insistenza prima di uscire e allontanarsi.
E’ forse ora di parlare dei personaggi, molti, che intrecciano le loro vite facendoci scoprire le loro storie. Nel negozio lavorano tre donne: Nina, la padrona, dalla personalità complessa, determinata e tirannica; Teresa, solare ed espansiva, socia al dieci per cento; Elvira, gran lavoratrice che si occupa della lavanderia. Ognuna di loro è portatrice di una propria storia, spesso difficile, carica di emozioni e talvolta di sofferenze a cominciare da quella di Nina, ex manager, tornata in Italia da New York dopo il suicidio del marito Kurt che “si era lasciato cadere da una finestra del grattacielo in cui lavorava” in seguito al crack finanziario della sua banca. Le aiuta un esuberante e inquieto giovane indiano, Rajiv, conosciuto da Nina sull’aereo di ritorno dall’America. Questo ragazzo tuttofare vive in campagna con Federico, il suo compagno più grande di lui, a sua volta portatore di fatiche esistenziali.
Sono storie difficili, ma che vengono presentate con lievità , talvolta con ironia e compongono il tessuto di un mondo ricco e affascinante.
La trama ha il suo fulcro nell’incontro dei due personaggi principali portatori di storie tragiche. Di Nina abbiamo già detto; Ibrahim, l’afghano, che entra nella boutique perché attratto da Nina affacciata alla porta del negozio, crede di veder rivivere in lei la moglie Nur , vittima con i due figli di un drone , tragedia da cui lui è fuggito con un lungo viaggio in compagnia di un amico per raggiungere la Norvegia attraverso l’Italia, dove deciderà di fermarsi attirato dal miraggio che crede di aver scorto nel negozio di abiti usati, quella “boutique di Via dei Gavitelli (che) risplende nel sole invernale, le vetrate semicircolari e la copertura a squama di pesce .”

Attorno ai due protagonisti si muovono personaggi narrati con fine psicologia, con uno sguardo che penetra sotto la superficie di ciò che appare e che ci fa scoprire crisi di mezza età, rapporti di coppia, problemi adolescenziali, delusioni lavorative: Elvira che, abbandonata dal marito Pietro contrario ad un terzo figlio, lo riaccoglie in casa nonostante la forte tensione con il maggiore, Francesco; Teresa, felicemente sposata con l’ “indolente” violoncellista Rava, ma che a tratti sente il peso delle sue origini ebraiche, soprattutto al momento di dare un nome ai suoi due figli; Rajiv e Federico, da dieci anni compagni di vita, ma tribolati da tradimenti e infedeltà.
Un universo ricco di umanità che intreccia un campionario di esseri umani nella Roma di oggi.
Con un finale sospeso, pieno di attese e di domande per ognuno dei personaggi che animano quello spaccato di mondo che si muove all’interno della boutique.

Con questa storia Eliana Bouchard ci regala il terzo romanzo, sempre per Bollati Boringhieri. Il suo libro di esordio Louise. Canzone senza pause – finalista al premio Campiello nel 2008 – di raffinata ambientazione cinquecentesca ci aveva guidati in un’Europa lacerata dalle guerre di religione, narrata in prima persona dalla protagonista Louise de Coligny andata sposa nella lontana Delft all’affascinante Guglielmo il Taciturno col quale visse un tempo tragicamente breve, ma intenso e ricco di afflati di libertà.
Il suo secondo libro La mia unica amica si presentava come una introspezione autobiografica che andava a riscoprire le radici della sua infanzia vissuta attraverso un’ amicizia di metà Novecento in Piemonte in un villaggio delle valli valdesi.
La boutique ci porta ad una realtà assolutamente attuale, fatta di incontri seppur casuali, in una grande città come Roma dove i personaggi, diversi e lontani per storie e situazioni, diventano compagni di viaggio attraverso la coralità narrativa che contraddistingue il romanzo. Alla fine ci sembra di vederli allontanarsi, li seguiamo con lo sguardo che l’autrice ci ha aiutato a far nostro per lasciarli andare con il carico di luci e ombre che le loro anime tormentate ci hanno trasmesso.

Sabato 28 luglio alle ore 16 potremo incontrare l’autrice a Torre Pellice alla rassegna annuale UNA TORRE DI LIBRI per la presentazione del libro La boutique.

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