Prime dieci pagine
Mariel Giolito

In val Venosta un campanile s´innalza dal lago di Resia. Dalla metá del secolo scorso il paese di Curon si trova sotto la superficie del lago.
Tra il 1948 e il 1950, la compagnia elettrica Montecatini fece costruire una gigantesca diga sulla superficie del comune di Curon, un lago artificiale con lo scopo di produrre energia.
Di conseguenza lo storico paese fu sommerso e gli abitanti dovettero trasferirsi in altro posto più in alto sulla montagna: tutto fu inondato.
Solamente il campanile della chiesa San Pietro, che è visibile già da lontano, ricorda ancora la posizione originale di Curon Venosta. Oggi il campanile è diventato un soggetto fotografico romantico, in mezzo al lago di Resia, con un fondale di montagne mozzafiato.
Più di 500 ettari di terra coltivata e piú 150 case sfurono sommerse: molte famiglie rimasero senza passato né futuro e chi non si trasferí altrove andó a vivere nel nuovo paese di Curon più in alto.
Le ferite della natura con gli anni si sono rimarginate, ma quelle nell’animo dei vecchi abitanti non guariranno mai, il ricordo della propria casa sommersa dalle acque è difficile da dimenticare.
Lo scrittore Marco Balzano, Premio Campiello 2015, racconta com’è nato il suo nuovo romanzo: “Resto qui”, Einaudi.
“A Curon, un borgo della val Venosta distrutto nel 1950 per costruire una diga, ci sono arrivato un giorno d’estate. Quando ci siamo avvicinati al lago mia figlia ha iniziato a tirarmi il braccio e a chiedermi spiegazioni. Ma nemmeno io capivo. Non capivo cosa ci facesse un campanile sullo specchio del lago. L’acqua era piena di cerchi di luce, la spiaggia era affollata di gente che prendeva il sole, giocava a racchettoni, nuotava vicino alla riva. Come nella pittura metafisica, ho pensato. Come in De Chirico: un elemento improprio calato in un contesto reale. Ma quella non era metafisica. Sotto l’acqua ci doveva essere la base della chiesa e attorno i campi, le macerie, le fondamenta di un paese cancellato. Non è facile spiegare a una bambina di tre anni cos’è la distruzione e così mi sono difeso dalla sequela infinita dei suoi «perché?» farfugliando qualcosa, provando a distrarla. Finché lei mi ha lasciato la mano.
Non credo ai colpi di fulmine, né in amore né nella scrittura. Però quando ho visto quel paese sommerso ho subito avuto la certezza che avevo davanti una storia e non desideravo altro che capire se avrei saputo raccontarla. Così ho iniziato a studiare, sono andato a parlare coi pochi testimoni di quella vicenda e più imparavo, più mi rendevo conto che l’Alto Adige è come lo specchio di quel lago: sotto la calma apparente ribolle il tumulto”.
La storia che Marco Balzano ha costruito con documenti, testimonianze, esperti di storia locale, ricerche d’archivio, è ricca di documentazione ed anche molto coinvolgente.
In Sudtirolo nel 1923, la protagonista ed io narrante di questa storia, Trina, sta preparando l’esame di maturità.
Quando Mussolini impone l’italiano e lascia senza lavoro i maestri del posto, Trina segue il consiglio del prete e si mette a insegnare di nascosto ai bambini.
Molti sudtirolesi guardano a Hitler come al loro liberatore, persino la famiglia di Trina si spacca: la figlia fugge in Germania con gli zii, il figlio si arruola volontario nell’esercito tedesco. A Trina non resterà che prendere la via dei monti con il marito Erich, divenuto disertore dopo la disastrosa esperienza al fronte in Albania e in Grecia.
Oltre alle travagliate vicende storiche, Curon subisce lo sfregio di una diga che cancella il paese dalla cartina geografica: un progetto della Montecatini che causa la morte di molti operai e il cui risultato finale è una scarsissima produzione di energia.
Erich e Trina combattono in prima persona una battaglia impari: fanno manifestazioni dimostrative, pur di salvare la loro comunità, le case, i terreni, la chiesa, le tradizioni, i morti.
Tutto sarà inutile, tutto verrà cancellato da un potere cieco, irrazionale, violento, incapace di valutare i pro e i contro di un’operazione assurda da ogni punto di vista.
Nessuno sceglie la terra dove nascere o con quale lingua pronunciare le prime parole.
Non c’è scelta, non c’è colpa. Eppure, nella piccola comunità altoatesina di Curon, nella prima metà del secolo scorso, l’italiano e il tedesco si sono trasformati in barriere invalicabili, marchi di razza, dichiarazioni di guerra. Le parole sono diventate colpe.
Il tutto viene raccontato da Marco Balzano, che studia, approfondisce la tematica, la sviluppa e ce la ripropone in questa chiave di lettura e scoperta dove personaggi di fantasia vengono uniti e amalgamati ad altri realmente esistiti, come padre Alfred, che trae origine dal pastore Alfred Rieper, parroco della cittadina sommersa per quasi cinquant’anni che si è battuto per la sua comunità, dovendosi infine arrendere all’inevitabile. Il risultato finale è un romanzo storico, ma anche fortemente attuale che si incide nell’anima con tutta la sua forza.
Pagina dopo pagina, quel campanile lo vediamo non più come una specie di torre che spunta nel lago, ma come quel mondo sommerso che si nasconde nelle sue profondità.
Non mancano quindi i sospiri, le riflessioni, la malinconia a fronte di quelle voci, vite e abitudini che udiamo come se fossero nostre. Perché a chiunque, poteva e può capitare
“Adesso che questa storia l’ho scritta mi capita spesso di ripensare a quel giorno d’estate in cui sono capitato per caso a Curon. Sono sicuro che se quella mattina, guardando il lago, fossi già stato capace d’immaginarmi Erich e Trina, avrei saputo rispondere ai «perché?» di mia figlia. E spiegarle cos’è la distruzione non mi avrebbe spaventato poi tanto”.

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