Prime dieci pagine
Paola Cereda
Buenos Aires, el Caminito

 

Ci sono intuizioni che attraversavano la mente e restano in un angolo, per trasformarsi in azioni chissà in che modo e in quale occasione.

A me è successo più di dieci anni fa a Madrid quando, risalendo verso Plaza de España, mi ritrovai davanti al cartello pubblicitario di un’agenzia di viaggi che diceva a grandi lettere: Argentina, algo más que un destino. Destino, parola che ha due significati: predeterminazione fatale dell’accadere oppure destinazione. Il destino, quindi, mi suggeriva che proprio a Buenos Aires avrei trovato ciò che stavo cercando: uno sguardo differente sul mondo.

A Buenos Aires, Baires per gli argentini, ho conosciuto l’Arte per la trasformazione sociale e il teatro comunitario, nei due quartieri periferici de La Boca e Barracas. La Boca, in particolare, è famoso per i suoi conventillos colorati, baracche di legno e lamiera dove vivevano i moltissimi immigrati che, nelle due ondate migratorie di fine ‘800 e della seconda metà del ‘900, arrivarono dall’Italia in cerca di migliori condizioni di vita. Ancora oggi a La Boca si mangia la fainá, la farinata di ceci, e i tifosi del Boca Juniors sono chiamati los xeneizes, i genovesi.

La storia del teatro comunitario argentino è legata a quella dei due registi teatrali Adhemar Bianchi e Ricardo Talento, che giunsero dall’Uruguay nel 1983 con la voglia di fare teatro. Molti argentini avevano taciuto davanti ai trentamila desaparecidos eppure, con la fine della dittatura, in tanti sentivano il bisogno di incontrarsi per raccontare ciò che non era mai stato detto. Adhemar e Ricardo bussarono alle porte dei conventillos e invitarono  los vecinos de casa in uno spazio artistico nel quale tirare fuori la rabbia per trasformarla in atto creativo.

Da allora sono passati più di 35 anni e dal gruppo originario è nata la compagnia Catalinas Sur, diretta da Bianchi e composta da centoventi vicini (compañeras y compañeros) che, almeno per tre volte a settimana, si ritrovavano al Galpón de Catalinas per le prove e gli spettacoli. Talento, invece, ha fondato il Circuito Cultural Barracas. I due gruppi hanno contribuito a formare decine di altre compagnia in tutta l’Argentina, fino a dare vita alla Red Nacional de Teatro Comunitario che ogni anno organizza festival, eventi e formazioni permanenti.

Gli attori di Catalinas Sur

 

Per chi ha voglia di conoscere l’Argentina, quindi, e in particolare la Capital, il consiglio è quello di prenotare per tempo uno spettacolo al Galpón, una vecchia fabbrica dismessa che oggi è un magnifico teatro di proprietà degli attori. Los vecinos appassionano il pubblico grazie alla loro umanità colorata e alla professionalità, che nulla ha da invidiare alle migliori compagnie professionistiche della città.

Io, dal canto mio, ho avuto la fortuna di far parte di Catalinas Sur nell’ambitissimo ruolo di comparsa generica, per poi arrivare, nel tempo, a interpretare addirittura la donna barbuta (!) in un paio di repliche dello spettacolo Venimos de muy lejos. Soprattutto ho imparato che ogni periferia ha un suo centro che è diverso da quello generico della città: al centro di una periferia c’è uno spazio fisico e relazionale fatto di incontri e di gente. Cultura è colere, coltivare la terra: mettere le mani dentro per fare nascere qualche cosa di nuovo e differente. E quanto può essere gioioso e utile partire da un dolore collettivo per arrivare alle parole e, infine, alla costruzione comunitaria di bellezza.

L’Arte per la trasformazione sociale è un paesaggio di senso nel quale ritrovarsi, come antidoto all’odio sociale e alle etichette sbrigative del pregiudizio.

Circuito Cultural Barracas

 

Per un viaggio a La Boca

Da leggere: Dio non ama i bambini, di Laura Pariani, Einaudi (2007)

Da ascoltare: Volver, un classico di Carlos Gardel

Fotografie tratte dal web

 

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