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Margherita Candellero

Con questo titolo da film, che proponeva il programma di una “gita” a Milano, il 28 dicembre scorso con gli amici di sempre sono andata alla scoperta di alcuni gioielli di questa città, spesso guardata da noi torinesi e dintorni con un po’ di disappunto e di invidia.
La giornata si è rivelata davvero “speciale” a cominciare dalla visita al Museo Poldi Pezzoli, elegante residenza aristocratica milanese della fine del XIX secolo, che in questo periodo ospita la mostra ROMANTICISMO trasportando il visitatore nel mondo dell’800 con tutte le sue implicazioni storiche attraverso i maggiori interpreti della pittura dell’epoca tra cui Francesco Hayez e Giuseppe Molteni.
Ma….andiamo con ordine.
Il Museo Poldi Pezzoli, ubicato in Via Manzoni 12, nei pressi del Teatro alla Scala, è una “casa museo”. Nacque come collezione privata del milanese Gian Giacomo Poldi Pezzoli (1822 – 1879) e dei suoi predecessori, in particolare della madre Rosa Trivulzio, appartenente ad una famiglia nobile e a contatto con i maggiori letterati del tempo, come Vincenzo Monti e Giuseppe Parini.
Gian Giacomo ereditò palazzo e patrimonio alla maggiore età, raggiunta, secondo la legge austriaca dell’epoca, a 24 anni e da quel momento si dedicò all’ampliamento della raccolta di oggetti da collezione. Dapprima si concentrò sull’acquisto di armi ed armature, dedicandosi poi a raccogliere oggetti d’arte e opere di artisti di vari paesi. I suoi interessi spaziavano infatti dall’armeria, alla pittura, dai tessuti e arazzi, dai vetri alle ceramiche, alle oreficerie.
In quel periodo era stato multato ed espulso da Milano dal governo austriaco in quanto sostenitore di patrioti e dei moti rivoluzionari del 1848 cosa che lo condusse in giro per l’Europa per lungo tempo alimentando la sua predisposizione al collezionismo.

Nel percorrere le varie sale l’occhio corre tra oggetti e quadri con la sensazione di non poter fissare nella mente la grandiosità e la ricchezza di tutto ciò che si ha di fronte. La riflessione va alla personalità del collezionista e io mi chiedo quale raffinata sensibilità e/o fame di possesso determini la ricerca e la raccolta, probabilmente anche ossessiva, di una tal quantità di manufatti. Mentre guardo e ammiro tanta bellezza, mi torna alla mente UTZ, l’ultimo romanzo di Bruce Chatwin , dove il protagonista Kaspar Utz, proprietario di una spettacolare collezione di porcellane di Meissen, scriveva: “Un oggetto chiuso nella teca di un museo deve patire l’innaturale esistenza di un animale in uno zoo. In ogni museo l’oggetto muore – di soffocamento e degli sguardi del pubblico -, mentre il possesso privato conferisce al proprietario il diritto e il bisogno di toccare. Come un bimbo allunga la mano per toccare ciò di cui pronuncia il nome, così il collezionista appassionato restituisce all’oggetto, gli occhi in armonia con la mano, il tocco vivificante del suo artefice.”
In realtà, in questa casa museo si ammirano sale appositamente concepite per accogliere quadri e arredi come in una galleria d’arte più che in una vera e propria casa privata. Sicuramente all’epoca del suo celebre proprietario arricchire la propria casa con un simile patrimonio doveva rappresentare la potenza di una aristocrazia illuminata e lungimirante oltre ad essere fonte di grande soddisfazione.
Probabilmente però Gian Giacomo Poldi Pezzoli, pur nel suo ruolo di collezionista privato, pensava ad un futuro pubblico fruitore di tanta magnificenza se nel testamento aveva stilato il lascito della propria casa e delle opere d’arte in essa contenute alla Accademia di Brera, perché la trasformasse in una successiva Fondazione Artistica.

In gran parte distrutto durante la seconda guerra mondiale l’edificio fu poi quasi completamente ricostruito.
Di notevole pregio è la Sala d’Armi ideata negli anni 1998-2000 da Arnaldo Pomodoro che, rifacendosi al gotico, ha realizzato una struttura in cui gli oggetti di grande valore artistico ed artigianale si presentano con una “collocazione sospesa” , senza che se ne vedano i supporti “per rendere visionaria e vissuta la presenza delle armi” come lui stesso scrive.
Nella volta l’artista ha collocato una scultura definita “Battaglia sulla storia umana” , in cui “gli elementi sculturali dell’espressionismo astratto vi sono via via disposti in un “cielo fantastico”: quasi come se le armi fossero in mano dei grandi guerrieri nelle loro passioni.” (idem)

Intatto all’interno della Casa Museo è rimasto lo studiolo dantesco, l’unico ambiente insieme allo scalone ad aver conservato le decorazioni originali. Questo studiolo era raggiungibile solo attraverso la camera da letto del nobile Gian Giacomo. Dall’esterno la luce filtra attraverso una grande vetrata decorata da tre grandi artisti dell’epoca: Giuseppe Bertini, Luigi Scrosati e Giuseppe Speluzzi. Questo cabinet, in stile medievale, era dedicato al trionfo delle arti e della poesia del Medioevo e ispirato a episodi della Divina Commedia e della vita di Dante, che si possono tutt’ora ammirare.

Dopo la visita al Poldi Pezzoli, la giornata “speciale” a Milano è continuata in una stupefacente scoperta della Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, originale per la sua struttura e per la spettacolarità del suoi affreschi che ricoprono ogni spazio murale.
Edificata all’inizio del 1500, questa chiesa era destinata sia alla gente, sia alle monache di clausura che non potevano avere un contatto con il pubblico. Pertanto la parte “pubblica” è separata dal Coro delle Monache da un tramezzo, sovrastato da una grata posta sopra l’altare, per consentire loro di seguire le funzioni religiose. La meraviglia di questa chiesa è data soprattutto dalle decorazioni. Pareti e soffitto sono completamente ricoperti da affreschi sia nella parte pubblica sia nel coro delle monache. L’artefice di questo spettacolo decorativo è Bernardino Luini che vi lavorò con la sua scuola per un decennio tra il 1520 e il 1530, ritraendo storie di santi, episodi biblici e della vita di Cristo .
Occorrerebbe molto tempo per osservare le numerose scene raffigurate, studiare i particolari, gustare le espressioni dei personaggi riprodotti….L’attenzione si sofferma qua e là dove la guida che ci accompagna sottolinea un particolare, ad esempio sul ciclo del martirio della Santa Caterina di Alessandria o sulle raffigurazioni delle Sante Cecilia e Orsola, poste ai lati di una porticina quasi invisibile da cui, probabilmente, le suore ricevevano la comunione durante la messa. Curiosità suscita l’affresco che rappresenta l’arca di Noè nel Coro delle Monache con tutte le coppie di animali che si avviano ad entrare nell’arca. Non mancano neanche gli unicorni! E’ un’immagine ingenua, che sembra trasportare chi guarda dentro ad un mondo fiabesco.

All’imbrunire la nostra “gita” a Milano si sposta verso il quartiere dei Navigli, dove arriviamo accolti dalle mille luci che lo rendono spettacolare e magico. Lungo i canali che lo percorrono si affacciano gallerie e botteghe di artigiani che attraggono una moltitudine di passanti in un passeggio festoso per l’ora della giornata e per il periodo natalizio che rende il tutto più scintillante.
A noi gitanti spetta una piacevole navigazione sul Naviglio Grande con partenza in Alzaia nei pressi del Vicolo dei Lavandai, uno dei numerosi lavatoi dove le donne nei secoli passati lavavano a forza di braccia i panni dei milanesi.
Dal battello che lentamente scorre sull’acqua il nostro sguardo cambia prospettiva e ci invita ad osservare i palazzi di ringhiera tipici della Milano di un tempo, quando i navigli erano utilizzati per il trasporto di persone e merci e collegavano il capoluogo con il lago Maggiore da una parte e con Pavia dall’altra. Il quartiere, all’epoca decisamente popolare, risulta ora una zona considerata tra le più interessanti aree residenziali della città. Navigando sul Naviglio la memoria del passato ritorna nel momento stesso in cui si respira la piacevole aria di benessere e di eleganza che una considerevole opera di trasformazione ha consegnato a questo luogo.

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