Prime dieci pagine
Mariel Giolito

E…la nostra “gita speciale” con i nostri amici davvero “speciali” che scoprono luoghi “speciali” e del tutto sconosciuti a noi partecipanti “normali”, prosegue regalandoci davvero tante emozioni.
Nel cuore di Milano, in una delle zone più ricche di storia e fascino, sorge la chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore dalla bellezza inaspettata.
La sua facciata si presenta sobria e semplice da farci pensare a una chiesa qualunque ma, appena varcata la soglia si resta sorpresi dal trionfo degli splendidi affreschi del Cinquecento ad opera di Bernardino Luini e della sua bottega, di cui il recente restauro ne ha recuperato i colori in tutta la loro luminosità originaria.
La chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, costruita sui resti di edifici romani e realizzata nel 1503 da due importanti architetti del Cinquecento, il Dolcebuono e l’Amadeo, si affaccia su corso Magenta 13 ed è stato il più importante Monastero benedettino femminile di Milano per circa mille anni.
Fin dall’età carolingia la chiesa ospitava le monache dell’ordine benedettino, provenienti dalle più importanti famiglie cittadine. Per lungo tempo S. Maurizio fu non solo una sede religiosa ma anche una potente sede economica e le figlie delle più nobili famiglie milanesi portavano ricche doti.
La chiesa venne interamente decorata a partire nel 1522, quando Alessandra Bentivoglio, figlia di Alessandro e di Ippolita Sforza, prese i voti, portando una ricchissima dote. Donna di grande cultura, è probabile che sia stata lei a chiamare Bernardino Luini a decorare la chiesa, la cui struttura sarebbe stata modello per altre chiese conventuali femminili.
L’opera occupò lunghi periodi della vita di Luini, intervallati da un’intensa attività in numerose chiese della Lombardia.
Nel coro delle monache, sulla parete del tramezzo, Luini lasciò gli affreschi con “Storie della vita di Cristo”, mentre nella terza cappella a destra realizzò la sua ultima grande opera (1530), rappresentandovi alcune “Scene del Martirio di Santa Caterina di Alessandria”.
Un vero spettacolo le decorazioni alle pareti e al soffitto. Un tripudio di colori grazie all’abile lavoro del Bernardino Luini e della sua scuola che qui ci lavorò dal 1522 al 1529, ritraendo storie di santi, parabole, episodi della vita di Gesù e biblici, lasciando una straordinaria prova della pittura rinascimentale lombarda.
San Maurizio è una chiesa doppia, divisa in due parti. Nel 1503 l’edificio di culto venne costruito non solo per la cittadinanza ma anche per le monache di clausura, che non potevano entrare in contatto con il pubblico. Da qui la divisione della chiesa in due parti: quella pubblica, con ingresso dalla strada ovvero da Corso Magenta, e quella interna, il Coro delle Monache.
Da non perdere gli affreschi sul tramezzo di separazione, raffiguranti il martirio di San Maurizio e San Sigismondo che offre al santo il modello della chiesa.
Le sante che si affacciano dai tondi dipinti sul matroneo sono probabilmente ritratti delle ricche monache del convento. I committenti della chiesa, Alessandro Bentivoglio e Ippolita Sforza, compaiono negli affreschi, vestiti sontuosamente e dai tratti giovanili, nonostante all’epoca avessero già raggiunto i sessant’anni di età.
Sotto il coro poi è da ammirare un cielo notturno trapuntato di stelle, più antico affresco dell’edificio, (bottega del Foppa).
Oltre al capostipite della famiglia, alle varie cappelle lavorarono anche i suoi figli Aurelio, Giovan Pietro e Evangelista.
Il grande affresco dell’arca di Noè è realizzato da Aurelio: Noè ha preparato l’arca per salvare coppie di animali e la sua famiglia dal Diluvio Universale, fanno capolino anche gli unicorni!
Vincenzo Foppa e Boltraffio hanno contributo con le loro botteghe ad arricchire di dipinti San Maurizio. Nomi di artisti lombardi importanti come importanti sono gli architetti Gian Giacomo Dolcebuono e Giovanni Antonio Amedeo, responsabili della progettazione: in quel tempo, entrambi lavoravano contemporaneamente alla costruzione del Duomo.
Tutto l’insieme, impreziosito da una bella loggia a serliane (la serliana è un elemento architettonico composto da un arco a tutto sesto affiancato simmetricamente da due aperture sormontate da un architrave) e da un raro organo di Gian Giacomo Antegnati, è un perfetto e quasi integro esempio della scuola milanese cinquecentesca e, tra le chiese di Milano, è certamente una di quelle più particolari ed affascinanti.
Nel 1986 un’anonima donazione consentì di dare avvio al restauro degli affreschi completamente anneriti (il convento era stato chiuso nel 1798 e da allora la chiesa non era più accessibile): un restauro che avrebbe richiesto 25 anni. Alla conclusione dei lavori nel giugno 2010 i giornali titolarono con grande entusiasmo: San Maurizio, la Cappella Sistina dei milanesi restituita alla Città.
La chiesa di San Maurizio dista solo pochi minuti di cammino dalla chiesa di Santa Maria delle Grazie, con il celebre Cenacolo di Leonardo da Vinci, realizzato negli anni 1494-1498.

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