Prime dieci pagine
Mariel Giolito

L’11 febbraio 2019 Javier Marias è stato ospite al Teatro Grassi di Milano per la premiazione del suo libro Berta Isla in una cerimonia intitolata Javier Marías, la forza della parola organizzata dal settimanale “Lettura” del Corriere della Sera.
Berta Isla, Einaudi, 1988, è ambientato a Madrid e Oxford negli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso, è ricco di riferimenti ad eventi storici come la guerra delle Falkland e i disordini nell’Ulster.
Berta Isla è il nome di una donna che nel 1974 sposa Tomàs Nevinson dopo anni che si conoscono, anni di amicizia prima, di scuola insieme e poi di fidanzamento,
Marías racconta la storia del matrimonio tra Berta e Tomás, in cui si annida uno sconvolgente segreto: un libro che si addentra nelle pieghe di un amore imperfetto e nel mistero che ogni cuore nasconde.
Berta è convinta di aver trovato il suo destino, ma Tomás nasconde qualcosa che non potrà mai dire né a lei né a nessun altro.
Durante i suoi anni universitari a Oxford infatti, in uno stupido giorno, il caso aveva deciso di condizionare la sua esistenza, e quella della moglie, per sempre: un evento casuale lo costringe a entrare in clandestinità nei servizi segreti della Regina.
Da quel momento la segretezza, il non detto, l’intermittenza affettiva improntano la loro relazione: “… vivevamo insieme, ma dandoci le spalle” riassume in modo efficace Berta.
Berta all’inizio sopporta, poi la sua pazienza viene meno e costringe il marito a una parziale ammissione.
Ma neppure la nascita di due figli può nulla contro lo spionaggio spietato.
Tom si perde lentamente nelle mille personalità che gli tocca incarnare, negli innominabili segreti di cui si compone la sua esistenza lontano da Madrid, poiché quelli come lui “perdono la loro vita e la loro identità, e finiscono per non sapere più chi sono. Nessuno li ammira né li ringrazia di nulla, nemmeno dei sacrifici che hanno fatto. E quando non servono più li tolgono dalla circolazione senza tanti complimenti, come macchine fuori uso”.
Il mondo delle spie serve a Marías per fabbricare un romanzo potentissimo sull’incomunicabilità.
Berta Isla è la storia di un’attesa, paziente disperata e poi rabbiosa rassegnata luttuosa e infine addirittura desiderabile, perché “chi si abitua a vivere nell’attesa non ne accetta mai del tutto la fine”. L’inesorabilità del tempo che passa cambia i contorni dell’attesa stessa, ne sposta i confini, finché “siamo soppiantati dagli adulti e dai vecchi in cui senza volerlo ci trasformiamo”.
Marías ci propone i punti di vista di entrambi i protagonisti alternando prima e terza persona, brani filosofici, digressioni psicologiche, sociali, politiche.
Le opere di Javier Marías fanno sovente riferimento a grandi autori.
In questo romanzo all’apologo dell’Enrico V di Shakespeare: la notte prima della battaglia quando il re si mescola alle truppe sotto mentite spoglie, serve ad affrontare i dilemmi della menzogna a fin di bene, della lealtà di fronte all’ingiustizia, dell’istinto di sopravvivenza contrapposto al dovere dell’ubbidienza.
A Dickens rimandano le teorie dell’inconoscibilità “ogni creatura umana è destinata a costituire un profondo e segreto mistero per tutte le altre”, a T.S. Eliot desolate sentenze “Però si sopravvive, che fortuna e che disgrazia”.
Ecco cosa dice Javier Marias: “Ogni realtà è necessariamente parziale…In un certo senso sì, perché nel romanzo la trama apparentemente accostabile a una spy story, con il suo corollario di tratti, azioni e meccanismi narrativi tipici del genere, rappresenta un elemento funzionale a svelare l’illusorietà delle apparenze, in qualunque circostanza e in ogni contesto. La narrazione mostra la prospettiva parziale – perché soggettiva – dei due protagonisti (Tomás e Berta); il lettore scopre la visione dei due condividendo di volta in volta la prospettiva dell’uno o dell’altra, ricostruendo una vicenda che emerge progressivamente e mai del tutto; e uno dei due personaggi – Berta – resterà all’oscuro di buona parte dell’accaduto, della realtà, della verità. Di fatto, quando nel romanzo Tomás è costretto dalle circostanze a rivelare almeno alcuni dettagli segreti della propria esistenza alla moglie, l’avverte che comunque ci sarà sempre una parte che non potrà mai conoscere, che rimarrà ignota per lei. Ecco, questo gioco tra detto e non detto, tra rivelazione e reticenza, sostenuto da dinamiche quasi poliziesche, serve per fare riflettere sul fatto che l’esperienza della realtà e dell’altro, anche vissuta in prima persona, la percezione del nostro stesso vissuto e la sua elaborazione mentale nel ricordo, sempre in costante evoluzione col passare del tempo, rappresentano una visione che è necessariamente parziale, perché frammentaria e soggettiva.”

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