Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Nell’America di Trump vince il tema dell’inclusione: colpo di scena agli Oscar!
Green Book di Peter Farrelly ha vinto come miglior film e non era fra i favoriti, ma questa storia di un’amicizia fra un afroamericano e un italoamericano, una pellicole priva della pesantezza di un certo cinema didascalico, contiene in realtà una carica politica molto forte e capace di arrivare molto più efficacemente a destinazione.
Si ride, ci si commuove e si pensa anche a una storia che fino a pochi anni fa sembrava lontana e invece oggi suona molto attuale.
Che cos’è il Negro Motorist Green Book? Un manuale, un vademecum per una vacanza “senza pensieri” per persone di colore.
Negli anni Sessanta elencava gli alberghi e i locali dove ci si poteva rilassare senza entrare in contatto con i bianchi. Era indispensabile, specialmente per gli automobilisti che sceglievano di andare nel profondo Sud degli Stati Uniti: l’America razzista, che ancora oggi rifiuta il diverso, quella del Ku Klux Klan e di Charlottesville.
New York City, 1962. Tony Vallelonga, detto Tony Lip, fa il buttafuori al Copacabana, ma il locale deve chiudere per due mesi a causa dei lavori di ristrutturazione.
Ha moglie e due figli e deve trovare il modo di sbarcare il lunario per quei due mesi. L’occasione buona si presenta nella forma del dottor Donald Shirley, un musicista che sta per partire per un tour di concerti con il suo trio attraverso gli Stati del Sud, dall’Iowa al Mississipi.
Peccato che Shirley sia afroamericano, in un’epoca in cui la pelle nera non era benvenuta, soprattutto nel Sud degli Stati Uniti e che Tony, italoamericano cresciuto con l’idea che i neri siano animali, abbia sviluppato verso di loro una buona dose di razzismo
A interpretare i due bravissimi protagonisti, Virgo Mortessen, ingrassato per il film più di venti chili e Mahershala Ali, che ha vinto l’Oscar nella categotia di attore non protagonista.
In Green Book, gli Stati Uniti vengono descritti come un Paese ancorato alle vecchie tradizioni, ai retaggi di un’altra epoca.
Louisiana, Mississippi e Georgia sembrano aver dimenticato la dignità umana. Bianchi e neri non possono mangiare allo stesso tavolo, usare lo stesso bagno, bere un bicchiere nello stesso bar. Martin Luther King sta lottando per la parità e verrà assassinato sei anni dopo. Il percorso per l’uguaglianza è ancora lungo.
Lip e Shirley si studiano, si conoscono, diventano migliori: naturalmente non mancano i contrasti, legati alla loro educazione: da una parte le buone maniere, dall’altra la violenza come unica soluzione ad ogni probelma.
Mentre il paesaggio fuori dal finestrino continua a mutare (deserto, boschi, città, paesi, campi e case di ricchi proprietari terrieri), i due imparano a comprendersi, a comunicare.
Per i protagonisti non conta la meta, ma il viaggio ne non solo geografico. Percorrono grandi distanze e per un paio mesi condividono ogni istante della giornata incominciando a capire il valore del rispetto e della condivisione.
Green Book è davvero un piccolo capolavoro che in molti dovrebbero vedere.
Senza togliere il piacere del racconto, i temi proposti allo spettatore, potranno far comprendere e inseganre qualcosa ad un pubblico anche scettico.
In un momento storico in cui ci si divide troppo facilmente tra ‘noi’ e ‘voi’, il film potrebbe aiutare ad accettare gli “altri” e anche se stessi per quello che si è.

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