Prime dieci pagine
Micaela Prevosto

Se leggi una fiaba

o se, molto meglio,

te la fai raccontare,

ascolti l’eco dei secoli,

di nonni e nonne

che non sapevano

neanche scrivere.

Tu non te ne accorgi,

ma impari da loro,

ti insegnano a vivere,

tu li fai rivivere.

La fiaba è un rito.

Chi te la racconta

lo fa perché ti ama;

se la nonna la cambia

protesti indispettito;

è un gesto d’amore

e l’amore non deve

seguire l’umore

del momento;

non deve cambiare.

//////////////////////////////////

C’era una volta un re

Seduto sul sofà

Che disse alla sua dama

“Raccontami una fiaba”.

La bella incominciò:

“C’era una volta un re…”

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La storia l’è béla

Fa piasì contéla,

i’ veuli ch’i ‘v la conta?

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E dunque devo raccontare la storia delle storie, che è lunga. A me fa piacere raccontarla, ma forse non farà altrettanto piacere leggerla. Pazienza! Eccola, chi vuole si accontenti di una noiosa lezione:

…CHI VUOL FIABE, CHI VUOLE?”  è il titolo di un libro di fiabe del siciliano Luigi CAPUANA  (Mineo 1839– Catania 1915) edito nel 1908. Fiabe del tutto inventate, e molto felicemente, dallo scrittore verista.

Per fiaba si intende un genere letterario di pura fantasia in cui di solito intervengono forze misteriose, natura, maghi fate folletti eccetera; non si dovrebbe confonderla con la favola, che fa parlare gli animali e finisce sempre in un insegnamento morale esplicito (si pensi a Esopo, Fedro, La Fontaine eccetera); e nemmeno con la novella (o racconto), consacrata e resa famosa dal Boccaccio e da molti altri, e che non si sogna minimamente di fare la morale.  

C’è stata e c’è tutta una fioritura di libri illustrati di fiabe per bambini, e anche questi mi piacciono molto.

Vorrei però invece attirare l’attenzione su due libri di ben altro genere:

Fiabe mantovane” di Isaia Visentini (Torino, Loescher 1879)
Fiabe italiane” curate da Italo Calvino. Einaudi 1956, edito e riedito nella collana “I Millenni”.

Per collocare questi due libri nel contesto appropriato, non si può fare a meno di una premessa che spero non apparirà troppo pesante.

Le fiabe come Cappuccetto Rosso nella loro versione scritta antica integrale sono tutt’altro che facili da interpretare e non sono affatto nate per essere raccontate solo ai bambini.

Esattamente come la saga di Gilgamesh o le antiche Epopee poi dette “omeriche”, e come la Bibbia, sebbene su un livello molto più modesto, che poi è anche quello dei canti popolari, le fiabe sono l’eco di voci antichissime che tramandavano racconti e miti e che erano veicoli di insegnamenti sulla quotidianità, sulla realtà e per la vita; non hanno un autore identificabile, si perdono nella notte dei tempi, sono il bagaglio di molte sapienze, di molti popoli e di molti molti secoli.

Le fiabe della tradizione popolare sono arrivate fino a noi quasi esclusivamente per trasmissione orale, ripetute ritualmente di generazione in generazione nei vari dialetti e nelle varie lingue, con ritmi e ritornelli che ne facilitavano la memorizzazione; ebbero larga diffusione scritta e dignità letteraria, grazie, per fare un esempio, a Giambattista Basile che pubblicò “Lo cunto de li cunti, overo lo trattenemiento de peccerille” (La fiaba delle fiabe, o l’intrattenimento per i più piccoli), Napoli 1634-1636, redatto in lingua napoletana; fu imitato poi dal francese  Charles Perrault che arricchì il canovaccio tradizionale con proprie intuizioni creative. Fu il Romanticismo a ridestare un diffuso interesse per le tradizioni nazionali e a stimolare approfondite ed estese ricerche sulle fonti dei racconti popolari, grazie all’opera del Fratelli Jacob Ludwig e Wilhelm Karl GRIMM, filologi e fondatori della Germanistica, i quali nella prima metà dell’Ottocento raccolsero e rielaborarono le fiabe tramandate da un ugonotto francese, ma poi soprattutto della tradizione popolare e del folclore germanico.

Non erano concepite per i bambini, anche se denominate “fiabe del focolare”: la prima edizione (del 1812) colpisce per molti dettagli realistici e cruenti e per la ricchezza di simbologia precristiana; solo nella versione inglese della settima edizione dei Grimm furono edulcorate e depurate dei particolari più crudi.

Il sottoscritto ha un vago ricordo di certe fiabe, non sempre espurgate, ascoltate non attorno al focolare, ma nel tepore invernale della stalla affollata da donne che filavano, uomini che armeggiavano con utensili, giovani che giravano di stalla in stalla per adocchiare le ragazze, e bimbe e bimbi da tenere buoni.

L’esempio dei Grimm fu seguito da molti in Europa, ricercatori che percorrevano le campagne e le valli per ascoltare le fiabe genuine dalla viva voce dei più anziani.

Uno di questi fu il filologo ed antropologo Giuseppe Pitrè per la tradizione siciliana (Biblioteca delle tradizioni popolari siciliane, pubblicata in venticinque volumi fra il 1871 e il 1913), e, ad esempio, la Collana “Canti e racconti del popolo italiano pubblicati per cura di Domenico Comparetti ed Alessandro D’Ancona”, dell’editore torinese Loescher, la quale diede un impulso vigoroso a un vasto studio nazionale del folclore.

In questa collana uscirono appunto le sopra citate “Fiabe mantovane” di Isaia Visentini (1879), che raccolse più di 200 fiabe ascoltandole “da vecchiette illetterate”, praticamente l’intero fabulario mantovano, per accorgersi che poteva ridurle a una cinquantina e che gli intrecci delle fiabe popolari dappertutto si trovavano ripetuti e variamente connessi secondo un numero finito di combinazioni.  

Di fatto precorse di cinquant’anni le intuizioni e la sistematizzazione del linguista ed antropologo russo Vladimir PROPP (1895-1970) che in Morfologia della fiaba (1928) propose uno schema, identificando 31 funzioni, e 4 fasi ricorrenti, note anche come sequenze di Propp che compongono il racconto, quasi inalterabili nell’ordine, identificando anche precisi ruoli e personaggi-tipo (per es. antagonista, mandante, eroe, falso eroe…).

Un altro campione di vastissima ricerca in questo campo fu Italo CALVINO con Fiabe italiane, rimaneggiamento e raccolta di antiche fiabe popolari, pubblicate nel novembre del 1956.

Numerose e prestigiose sono le raccolte di fiabe nella collana “I MILLENNI”, tutte da raccomandarsi per una deliziosa lettura personale, meglio se ad alta voce; ma soprattutto ai genitori e ai nonni, per impararle quasi a memoria come si usava saggiamente una volta, raccontarle direttamente (magari in dialetto!) a figli e nipoti, che si incanteranno perché LA VOCE NARRANTE è UN FILO D’ORO SU CUI CORRE L’AFFETTO.

Testi e compilazione a cura di Silvano Prevosto

 

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