Prime dieci pagine
Mariel Giolito

“Quella metà di noi” di Paola Cereda, è un libro profondo, intenso e coinvolgente, ma prima di parlarne voglio raccontare come io e Paola ci siamo conosciute, come siamo diventate amiche e abbiamo imparato a volerci bene.
Tenevo corsi d’italiano all’Asai (Associazione di Animazione Interculturale), nel 2010 è arrivato un gruppo di cinesi iscritti metà al Conservatorio e metà al Politecnico, studenti decisamente anomali per il livello culturale. Nelle mie classi precedenti il livello massimo di scolarizzazione erano le elementari ed alcuni ragazzi erano anche analfabeti. Essendo una patita di opera lirica, ho pensato: “perche non fare un corso sul “Il barbiere di Siviglia”, così analizzando libretto e musica potrò arrivare “allegramente” all’italiano.
Paola, che non conoscevo ancora, mi ha chiesto di aggregarsi ed è cominciata così la nostra avventura.
In seguito siamo riuscite a fare insieme “Il te delle donne”: il giovedì pomeriggio le mamme di diverse nazionalità lasciavano i bambini ad un volontario, poi si spostavano in cucina a chiaccherare, mangiare dolci e bere il te. Con questo gruppo a giugno abbiamo fatto una bellissima gita ad Avigliana e siamo anche riuscite ad avere dei biglietti per andare a visitare Palazzo Madama.
La nostra amicizia è sbocciata immediatamente: leggevamo gli stessi autori, vedevamo gli stessi film, andavamo a teatro e avevamo la necessita di raccontarci tante cose. Da qualche anno siamo anche vicine di casa, otto minuti a piedi, così, nonostante la differenza di età, il nostro affetto è cresciuto sempre di più.
Ci conoscevamo forse da qualche mese e Paola mi ha portato il racconto del suo viaggio in Egitto. Leggendolo ho pensato: “Ma questa è una scrittrice!”
E poi il teatro. Paola faceva anche la regista teatrale: nel 2011 sono andata a vedere “Per un ascensore a Piazza Madama” ed anche questa volta mi sono commossa della genialità della mia amica.
Ecco cosa ci racconta in una intervista: “Sono tornata in Italia nel 2010, dopo tre anni di esperienza in Argentina dove ho approfondito la metodologia del teatro comunitario. In ASAI ho riproposto in parte gli stimoli ricevuti a Buenos Aires nel campo dell’Arte e Cultura per la trasformazione sociale. La compagnia teatrale AssaiAsai propone, nonostante le tematiche impegnative, contenuti raccontati con leggerezza e umorismo, come dimostra abbondantemente lo spettacolo attualmente proposto “BRICKS” cioè “mattoni”, un lavoro che ha visto impegnata la compagnia per parecchi mesi nell’individuare e ragionare su tutti i muri che stanno dividendo i popoli”.
Tra il 2011 e il 2018 ha diretto cinque spettacoli:
2011 Per un ascensore a Piazza Madama
2012 Il mondo è un calzino puzzolente (ma se trovi qualcuno di cui ti fidi puoi vivere felice)
2014 Se mi lasci non vale (Appello dell’Italia agli italiani)
2016 Diritti di porta (storie di sport e diritti umani)
2018 Bricks. Oltre il muro del web
La compagnia è formata da attori con età, abilità e provenienze diverse, alcuni sono ragazzi diversamente abili o con problematiche psicologiche o psichiatriche, altri fanno un’esperienza di apprendimento di metodologie artistiche nel sociale o periodi di formazione all’interno di percorsi di riparazione.
“…La diversità non è un punto di arrivo, ma il punto di partenza”, sottolinea Paola Cereda. “I ragazzi sono abituati ad accogliere la diversità, propria e degli altri, come una componente naturale dell’apporto che ciascuno può dare al gruppo. Gli attori sono molto numerosi: circa 40, 45. Proviamo a creare uno spazio dove ciascuno si senta soggetto competente, portatore di conoscenze e desideroso di imparare dagli altri e con gli altri.”
Paola Cereda scrittrice ha pubblicato “Della vita di Alfredo” (2009), “Se chiedi al vento di restare” (2014) , “Le tre notti dell’abbondanza” (2016), “Confessioni audaci di un ballerino di liscio” (2017).
L’ultimo romanzo, “Quella metà di noi” (Giulio Perrone Editore), è stato selezionato fra le 12 opere in concorso al Premio Strega 2019.
È una storia che nasce a Torino nel quartiere Barriera di Milano e tratta temi certamente contigui allo spettacolo sopra ricordato.
Matilde, ex maestra elementare, risponde a un annuncio in cui si cerca una badante. Comincia così a prendersi cura di un ingegnere della Fiat non più autosufficiente a causa di un ictus.
Matilde attraversa la città sul tram numero 4, da Barriera, la periferia in cui vive, fino in centro dove abitano Giacomo Dotto e sua moglie Laura.
La narrazione si estende verso personaggi minori, ognuno alla prese con i propri problemi: l’addetta alle pulizie romena di casa Dotto, Dora, che passa il tempo a litigare con Laura; Laura stessa che non ha avuto figli e ha il vizio del gioco; il vicino di casa molisano di Matilde che cerca di fare teatro; l’amica equadoregna e i suoi parenti lontani.
Sono personaggi complementari che sfiorano o abbracciano la vita di Matilde, ma non sempre l’abbraccio è dettato dall’amore. A volte diventa una morsa che strazia la carne e il cuore. C’è l’abbraccio amorevole di Carmen, l’amica che viene dall’Equador, badante anche lei, convinta che «non tutti i desideri si realizzano e quelli che ce la fanno, a volte, non sono sufficienti a ripagare i sacrifici». Entrambe sono donne sole che vivono nel mezzo, nel mezzo di più lingue, nel mezzo di due case, nel mezzo di altre vite. E si sostengono a vicenda per non cadere, due solitudini che si incontrano, che non si colmano, ma si mischiano, ognuna partecipe dell’altra, ognuna a suo modo.
Lo sguardo dell’autrice si fa inclemente su Emanuela, la figlia di Matilde. Il libro si apre con la sua voce imperiosa: “passo da te o mi fai subito un bonifico?”. Emanuela è scappata via da Barriera appena ha potuto, ha studiato veterinaria, ha sposato il figlio di una famiglia snob e cerca la madre, di cui un po’ si vergogna, soltanto per avanzare pretese economiche.
Matilde ha un segreto: lei i soldi da dare a Emanuela non ce li ha perché si è fidata di uno; vorrebbe raccontarlo alla figlia, ma questa non riesce proprio a starla a sentire. Anche l’ingegnere ha avuto un amore inconfessato e nel periodo che passano insieme si accende una corrente di affetto e di simpatia.
I segreti sono spazi di intimità da preservare, nascondigli per azioni incoerenti, fughe, ma anche regali senza mittente per le persone che amiamo. Ma cosa resta di autentico nei rapporti quando si omette una parte di sé? Dove si sposta il confine tra sentimento e calcolo? Matilde lo scoprirà nel confronto con sua figlia, con l’ingegnere di cui si prende cura, con gli spaccati di vite sempre in bilico del quartiere di periferia in cui vive. Ogni rapporto ci trasforma, in una dimensione di reciprocità che, attraverso l’altro, ci permette di valutare quanto, alla fine, siamo disposti a cedere “quella metà di noi”. Dando voce a una coralità di personaggi, Paola racconta una società frammentata che cambia e fa emergere nuovi bisogni e nuove prospettive, in cui pare necessario inventarsi una nuova modalità per far quadrare i conti con noi stessi e con gli altri.
Con una scrittura asciutta che non cade mai in facili sentimentalismi, ma scopre spazi di autentica poesia, tesse una storia universale, la storia di una donna in grado di restare in piedi quando crolla anche l’ultima illusione.

Leave a reply

Rubrica rampante

Spiritualità e vita quotidiana

26 Giugno 2019

Rubrica rampante

Liebe, un quattro zampe al Salone

14 Maggio 2019

Scarabocchi di scuola

L’attesa della prima volta (o, forse, dell’appartenenza).

Rubrica rampante

Gaia, il pianeta che vive e respira

7 Maggio 2019

MEMORIE di una vecchietta perbene

La versione di Fenoglio

5 Maggio 2019

Rubrica rampante

Torino Comics 2019

19 Aprile 2019