Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Finalmente sono riuscita a vedere l’ultimo film di Pedro Almodovar “Dolor y Gloria” presentato all’ultimo Festival di Cannes e anche se sono molto in ritardo penso sia importante parlarne.
Il premio come miglior attore è andato ad Antonio Banderas che interpreta Salvador Mallo, regista ormai sul viale del tramonto intento a ripensare alla propria vita: dall’infanzia al grande amore, con una dolorosa rottura, fino al successo, con il cinema che gli salva la vita.
Dolor Y Gloria è la pellicola più autobiografica del cineasta spagnolo.
Come Fellini aveva trovato in Marcello Mastroianni, con 81/2, chi poteva tradurre al meglio il se stesso cinematografico, così Almodovar ha nell’amico e attore Antonio Banderas una persona a cui trasferire le proprie emozioni più intime, in uno dei suoi rari film con al centro un uomo.
Il grande regista spagnolo, dopo anni in cui il suo cinema era parso ondeggiare senza grossi scossoni e in tono decisamente minore, mette in scena se stesso attraverso l’alter ego di un regista alle prese con la stanchezza, la paralisi creativa, lo struggimento per il tempo che è passato.
Antonio Banderas con i capelli sparati in aria come li porta Almodovar stesso è il regista Salvador Mallo, autore di film simili a quelli di Almodovar che vive come lui, in preda a tanti i dolori.
In questo film il regista affronta problemi reali, i dolori sono quelli veri e viene raccontata la depressione e la difficoltà a fare bene il proprio lavoro negli ultimi anni.
Questa storia piena di ricordi d’infanzia, in cui sua madre è Penelope Cruz, è un ritorno al passato che riaccende la voglia di vivere oltre il dolore.
Contro ogni previsione Dolor y Gloria è un film privo delle scene madri che conosciamo, ha una quieta forza sentimentale, perfetta per raccontare le passioni di un uomo ormai anziano.
I dolori fisici del protagonista – un regista in crisi, incapace di tornare sul set a 32 anni dal grande successo di Sabor e tormentato dal proprio declino fisico – sono reali e allegorici al tempo stesso.
Sono quelli del regista dietro le quinte, quello che non vediamo, ma la cui ombra campeggia costantemente, lo stesso Almodóvar ha ammesso con grande sincerità le connessioni con quanto portato sullo schermo, dichiarandosi finalmente guarito, felice del “vento nuovo” che spira nel suo Paese, al punto da promettere un prossimo film decisamente “allegro”.
Ci sono anche tracce di vecche passioni: Marilyn Monroe, Elia Kazan con un frammento del film “Splendore dell’erba” e poi Mina con la canzone “Come sinfonia”.
Grazie a un viaggio nei ricordi, in cui odori, colori, sapori e suoni richiamano alla mente i momenti più significativi della vita del protagonista, Dolor y Gloria tratteggia e descrive la sinfonia della vita di un artista che vive il cinema in modo letteralmente commovente.

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