Prime dieci pagine
Mariel Giolito

Il Castello di Bornato e la Villa Orlando sono un rarissimo esempio di villa rinascimentale costruita all’interno di un castello medioevale.
Il nucleo centrale del castello è costituito da una roccaforte romana eretta da Inverardo da Bornato, che l’ha allargata con 300 metri di mura merlate, torri e contrafforti, fossati e ponte levatoio.

Sono in questo magico posto dove Giambellino, nipote d’Inverardo e grande mecenate delle arti e delle lettere, fece della dimora un punto di incontro di artisti e poeti provenienti da ogni parte d’Italia, tra i quali Dante Alighieri.
E io sono qui e guardo le dolci colline di Franciacorta magari nella stessa posizione di Dante e come sono arrivata? In una gita d’autunno organizzata dai miei carissimi amici Magda e Gianni che riescono a trovare luoghi fantastici di cui non conoscevo l’esistenza. Grazie!

È questo il Castello di Bornato e la Villa Orlando che, in una posizione panoramica, domina le dolci colline di Franciacorta, rinomate in tutto il mondo per l’eccellenza della produzione vinicola. Di proprietà della famiglia Orlando fin dal 1930 è abitato ancora oggi dalla famiglia che condivide con gli ospiti la magia di queste mura.
Le sale della villa sono state affrescate nel Settecento e conservano tuttora il loro splendore. La dimora presenta un giardino all’inglese e uno all’italiana con piante secolari ed è situata in posizione panoramica sulla Pianura Padana.

La visita si conclude con la degustazione dei vini Franciacorta e Curtefranca dell’Azienda Agricola del Castello.
In questo percorso ci ha scortati una guida brava ed elegante quasi un alter ego di Paolo Poli che ci ha fatto apprezzare e comprendere con un garbo notevole la bellezza della nostra visita e la bontà del vino che abbiamo bevuto.

Lungo il fiume Brenta (fra Venezia e Padova) vi sono alcune delle più belle ville dell’antica nobiltà veneziana, come villa Pisani.
Oltre alla villa, l’architetto progettò anche un incredibile giardino dove, ancora oggi, è possibile ammirare uno dei pochi labirinti europei sopravvissuti.
Il concetto di labirinto ha origini antichissime, già dal mito di Teseo e del Minotauro: un percorso difficile e pieno di prove da superare per trovare la via d’uscita.
Il labirinto ha mantenuto il suo impianto originale settecentesco: nove cerchi concentrici costituiti da siepi di bosso, con al centro una torretta dotata di doppia scala esterna elicoidale per confondere ancora di più i visitatori. Fu concepito essenzialmente per scopi ludici, come un percorso d’amore in cui perdersi per poi ritrovare la giusta via e ottenere l’agognato premio.
Dall’alto della torretta centrale, una guida indica ai visitatori la via da seguire perché non si smarriscano. Senza il suo aiuto è difficile trovare la via d’uscita, ma ci sono gli incauti tra cui un gruppetto della nostra compagnia, me compresa che, avventuratisi da soli, a un certo punto, circondati dalle pareti di bosso, non riuscivano ad uscire fino a quando non è arrivato l’aiuto di una guida esperta chiamata dal resto del gruppo. Che avventura…
Si procede verso Padova per arrivare a Palazzo Bo: una locanda famosa dedicata al “Bo”, il bove, esisteva nel centro di Padova già nel Trecento, molto prima che l’edificio diventasse la sede principale dell’Università.
Il Palazzo, le cui parti più antiche risalgono al Duecento, viene donato nel 1405 da Francesco da Carrara a un commerciante di carni, per poi passare in uso all’Ateneo, che ne diventa definitivo proprietario nel 1539.
Questo palazzo Rinascimentale è la sede storica dell’Università di Padova dove teneva lezione Galileo ed è anche il primo anfiteatro al mondo nel quale venivano eseguite lezioni di anatomia su cadaveri a degli studenti.
E poi ancora il Duomo, il Battistero e lo sbalorditivo Palazzo della Ragione.
In Italia ci sono una decina di edifici chiamati “Palazzo della Ragione”. Ma cosa vuol dire? Cosa sono i Palazzi della Ragione?
Erano spesso anche sede dei tribunali dove i cittadini si rivolgevano per perorare le loro “ragioni” da cui il nome dei palazzi.
È conosciuto anche come “Salone” la più grande sala pensile del mondo, occupa il piano superiore: fu Giovanni degli Eremitani nel 1306 a dargli la caratteristica copertura a forma di carena di nave rovesciata con la volta lignea.
Il Salone è arricchito da un ciclo di affreschi a soggetto astrologico composto da più di trecento riquadri disposti su tre file, ispirato dalle dottrine del medico, astronomo e astrologo Pietro d’Abano e in origine realizzato dal più grande pittore dell’epoca: Giotto.
Il palazzo della Ragione, definito anche “nave per solcare i cieli”, diventa così una macchina di previsione, un microcosmo in cui le attività umane sono giudicate tenendo conto dell’influenza degli astri. Gli affresachi furono completati tra il 1425 e il 1440,
Nella sala è anche conservato un gigantesco cavallo ligneo, costruito su commissione di Annibale Capodilista. Nel 1466 Il cavallo ligneo fu utilizzato per una maestosa festa, che coinvolse tutta la città e nella quale sfilarono grandi macchine sceniche incentrate sul tema mitologico.

Al grande salone si accedeva attraverso quattro scalinate che prendevano il nome dal mercato che si svolgeva ai loro piedi: la Scala degli uccelli al Volto della Corda, dei ferri lavorati, delle Erbe, la Scala del vino.

Non si pùò certo concludere la visita di questa attraente città senza fare una sosta al caffè Pedrocchi e gustare un eccezionale “Caffè alla menta”, con crema alla menta e scaglie di cacao.
Il Pedrocchi è molto più di un bar è uno dei più famosi caffè letterari italiani dell’Ottocento, testimone del Risorgimento, frequentato da artisti italiani ed europei tra cui Eleonora Duse, il futurista Marinetti, D’Annunzio fino a Balzac e Stendhal, ma anche politici e patrioti, professori universitari e studenti.
Un luogo dal grande fascino dove la borghesia padovana si dava appuntamento per bere questa nuova bevanda dalle suggestioni esotiche e discutere di vita quotidiana, di attualità, di politica.
Un luogo aperto a tutti anche a studenti squattrinati che potevano fermarsi senza consumare nella Sala Verde per bere un bicchiere d’acqua e leggere il giornale. Da qui il detto “restare al verde”.
Ancora oggi la Sala Verde è a disposizione di chiunque voglia fermarsi e sedersi per conversare e leggere senza obbligo di consumazione, la Sala Rossa è quella centrale con il bancone in marmo, la Sala Bianca si affaccia verso il Bo.
Dopo tutti questi luoghi unici, interessanti e irripetibili purtroppo è arrivato il momento di rientrare…a presto cari amici!

Leave a reply

MEMORIE di una vecchietta perbene

Parasite

6 Dicembre 2019

Scarabocchi di scuola

IL VIAGGIO E’ UNA STRADA

21 Novembre 2019

MEMORIE di una vecchietta perbene

Tutto il mio folle amore

8 Novembre 2019

NOTE dalla provincia

VENEZIA LAGUNA. Bricole, barene, aironi ……e molto altro.

23 Ottobre 2019

MEMORIE di una vecchietta perbene

Labirinto e caffè alla menta

da Internazionale

Una libertà difficile

20 Ottobre 2019