Prime dieci pagine
Internazionale

Per finire di leggere il romanzo deliziosamente inquietante di Elizabeth Macneal potrebbe capitarvi perfino di perdere un aereo. Che altro desiderare, da un thriller vittoriano? Ma Macneal fa perfino di più. La fabbrica delle bambole offre un ritratto incredibilmente vivido e realistico della Londra di metà ottocento, riuscendo nella difficile impresa di intrecciarlo con un’acuta critica femminista dell’estetica preraffaellita. È la perfetta combinazione tra il guilty pleasure della letteratura di consumo e una provocatoria lezione di storia.
Tutto comincia nel Crystal palace di Hyde park, mutevole caleidoscopio in cui sono esposte meraviglie da tutto il mondo. Tra il pubblico affascinato dalla prima Esposizione universale c’è Iris, una giovane donna molto ambiziosa. Purtroppo il suo futuro non sembra giustificare tutto quell’ottimismo: Iris passa le giornate a dipingere minuscoli visi di porcellana, in uno scalcagnato negozio di bambole la cui proprietaria è una vecchia folle. Solo di notte riesce a trovare un po’ di soddisfazione artistica, dedicandosi ai suoi quadri di nudo. E le cose probabilmente potrebbero continuare così, se non fosse che Iris s’imbatte in una confraternita di giovanotti che, tra fragili entusiasmi e comiche eccentricità, si battono per dare nuovo vigore all’arte: il gruppo dei preraffaelliti.
Louis Frost, immaginario componente del gruppo, vede Iris seduta nel negozio di bambole e all’istante gli è chiaro che si tratta della modella che cercava. Così, nonostante sia una scelta a dir poco discutibile – quello della modella era considerato, all’epoca, un mestiere non troppo lontano dalla prostituzione – lei sfida la sua famiglia (compresa la sorella gemella Rose, che è stata sfigurata dal vaiolo e perciò le è ostile) e scappa a posare per Frost. A una condizione: lui deve insegnarle a dipingere. Ma se prima la vita di Iris era una galera, ora è la libertà a terrorizzarla. Per poter essere libera di amare e lavorare, dovrà imparare a negoziare con le crudeli convenzioni del suo tempo.
Ron Charles, 
The Washington Post

Elizabeth Macneal, La fabbrica delle bambole, Einaudi, 400 pagine, 21 euro

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