Prime dieci pagine
Mariel Giolito

“Non sarò moglie né madre, ma lascerò traccia di me”. È così che inizia la ribellione silenziosa di Violet il cui personaggio cresce man mano nel romanzo rivelando una forza incrollabile e una capacità di emancipazione e affermazione del tutto singolare per i tempi.

Nelle pagine di La ricamatrice di Winchester di Tracy Chevalier, si percepisce la reale atmosfera della Gran Bretagna dell’epoca e la condizione femminile in Inghilterra negli anni Trenta del XX Secolo.

Per la stesura del libro l’autrice ha usato una ricca bibliografia che riguarda tra l’altro, Louisa Pesel, i ricami della Cattedrale di Winchester e l’arte campanaria.

Violet, la protagonista, sarebbe sicuramente piaciuta a Jane Austen (la cui tomba è all’interno della Cattedrale di Winchester), entra a far parte dell’associazione delle ricamatrici della cattedrale, che unisce il passato al presente, infatti, la Venerabile Congregazione delle Ricamatrici era una gilda associazione corporativa di tipo sindacale, già in età medievale.

L’associazione viene fondata negli Anni Trenta da Louisa Pesel, (1870-1947) e i suoi cuscini sono ancora in uso nella Cattedrale di Winchester .

A trentotto anni Violet Speedwell sembra ormai inesorabilmente destinata a un’esistenza da zitella. Il suo fidanzato, Laurence, è caduto a Passchendaele insieme a migliaia di altri soldati, e ora le «donne in eccedenza» come lei, donne rimaste nubili e con scarse probabilità di convolare a nozze, sono quasi considerate una minaccia, per una società basata sul matrimonio.

Dopo essersi lasciata alle spalle la casa di famiglia di Southampton e le lamentele della sua soffocante madre, Violet è più che mai intenzionata a vivere contando sulle proprie forze.

A Winchester riesce in breve tempo a trovare lavoro come dattilografa per una compagnia di assicurazione e ad aver accesso a un’istituzione rinomata in città: l’associazione delle ricamatrici della cattedrale. Il ricamo dei cuscini per i fedeli, sono vere e proprie opere d’arte destinate a durare nei secoli.

Sebbene la Grande Guerra abbia mostrato a Violet come ogni cosa sia effimera, l’idea di creare con le proprie mani qualcosa che sopravviva allo scorrere del tempo rappresenta, per lei, una tentazione irresistibile

Mentre impara la difficile arte del ricamo, Violet stringe amicizia con l’esuberante e vivace Gilda che ha i capelli tagliati alla maschietta e la parlantina svelta, e fa la conoscenza di Arthur, il campanaro dagli occhi azzurri e luminosi come schegge di vetro.

Due incontri capaci di risvegliare in lei la consapevolezza che ogni destino può essere cambiato se si ha il coraggio di sfidare i pregiudizi del tempo. Due incontri che insegnano che a volte basta un solo filo per cambiare l’intero percorso di una vita.

A vent’anni dalla pubblicazione di “La ragazza con l’orecchino di perla”, Tracy Chevalier torna con un grande romanzo, capace di evocare meravigliosamente l’atmosfera dell’Inghilterra degli anni Trenta e di offrire al lettore una storia senza tempo che «renderebbe orgogliosa Jane Austen» (USA Today).

Se la Grande Guerra aveva insegnato a Violet che le cose erano effimere e nulla dura in eterno, un piccolo cuscino da preghiera per le sedie del presbiterio, ricamato con le sue mani, avrebbe potuto essere la testimonianza del suo passaggio sulla terra, giacché: Ars longa, vita brevis. “L’arte è lunga, la vita breve”.

Leave a reply

Rubrica rampante

Le dita e la memoria

14 Giugno 2020

MEMORIE di una vecchietta perbene

La ricerca della libertà

13 Giugno 2020

NOTE dalla provincia

Divagazioni tra le mura di casa.

14 Maggio 2020

MEMORIE di una vecchietta perbene

Frank Capra: l’importanza della dignità

3 Maggio 2020

Scarabocchi di scuola

Viaggio in Niger: prima e dopo – 3^ parte

28 Aprile 2020

Scarabocchi di scuola

Viaggio in Niger: prima e dopo – 2^ parte

23 Aprile 2020