Prime dieci pagine
Mariel Giolito

“La prima regola per uno scrittore è scrivere in modo semplice. Riterrei di aver fallito, se i miei lettori fossero costretti a leggere due volte la stessa cosa per capirla”
Ecco cosa afferma Ken Follet ed inoltre per l’autore il primo capitolo è la parte fondamentale di un libro, da esso dipenderà la scelta del lettore di andare avanti o lasciar perdere, è lì quindi che concentra quanti più elementi possibili.
Uno sforzo nel quale impiega circa sei mesi, più di quanto occorra per scrivere tutto il resto del libro.
Da subito va messo in atto un principio basilare di tecnica della scrittura, un colpo di scena ogni quattro, al massimo sei pagine: l’effetto di legare il lettore è assicurato. Una regola per lo scrittore, che confessa di averla appresa da “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen, e di averla ritrovata nei racconti di Dickens.

Ken Follett nasce a Cardiff nel 5 giugno 1949, la mancanza di giochi e divertimenti nel primo dopoguerra, spinge Ken a leggere e leggere, divorando un gran numero di libri presso la biblioteca.
I Follett traslocano a Londra quando Ken ha dieci anni e lui si porta dietro l’amore per la lettura, una forma costante della sua vita.
Al momento di scegliere quale corso di studi seguire all’università si iscrive a filosofia, una scelta che in varie interviste l’autore indica come decisiva per il suo futuro.
Conclusi gli studi universitari, Follett frequenta nel 1970 un corso di giornalismo e approda alla redazione del South Wales Echo, un giornale di Cardiff, ma la sua carriera giornalistica non decolla e non lo soddisfa e Ken comincia a scrivere romanzi nel tempo libero.
Dopo qualche anno, arriverà il momento del successo: siamo nel 1978 e nelle librerie appare Eye of the Needle, La cruna dell’ago, uno dei titoli più famosi di quell’anno, dieci milioni di copie vendute e i cinque libri che lo seguono sono tutte variazioni del classico thriller di spionaggio.

Nel 1989 si apre una nuova fase per lo scrittore, con The Pillars of the Earth, I pilastri della terra, un romanzo storico che ha come soggetto l’edificazione di una cattedrale nell’Inghilterra medievale: ottimi riscontri di critica e straordinario successo di vendita, con lunghe permanenze in cima alle classifiche dei bestseller di vari Paesi.

In questi giorni di pandemia sempre a casa, un mio caro amico, mi ha regalato “Codice Rebecca” del 1980, che non avevo mai letto e mi ha davvero catturata.
Alex Wolff, tedesco di nazionalità egiziana, è la spia che deve comunicare al generale Rommel, la famigerata Volpe del deserto, gli spostamenti delle truppe britanniche attraverso un codice nascosto nel libro “Rebecca” di Daphne Du Maurier.
Questo porterà i nazisti ad accerchiare gli inglesi e quindi a vincere la guerra, a meno che il maggiore William Vandam non riesca ad identificarlo e a neutralizzarlo.
Nel susseguirsi di rincorse, scontri all’ultimo sangue, rapimenti e colpi di scena c’è posto anche per l’amore tra Vandam e la bella e sfortunata Elene e, come contrappeso, per il più erotico rapporto tra la danzatrice del ventre Sonja e il “cattivo” Wolff.
Eppure non lo sentiamo così diverso da noi, il cattivo Alex Wolff, ne ammiriamo la forza e l’astuzia, ne seguiamo le avventure quasi dispiaciuti, alla fine, che combatta dalla parte sbagliata della barricata.
Ho trovato indimenticabile la scena finale della fioritura del deserto e i due personaggi femminili, così diversi, eppure anche loro due facce della stessa, complessa umanità.
Appassionante romanzo dal sapore orientale, un mix tra lo spionaggio e l’avventura, Follett, abilissimo nel dare vita a personaggi dotati di grande spessore e carisma, tesse una trama ricca di intrecci e coincidenze come solo lui sa fare.
La narrazione è coinvolgente per tutta la durata della storia; ci si affeziona facilmente ai protagonisti e con loro si rivive un’avventura caratterizzata da parecchi colpi di scena e da un tasso di suspance sempre elevato.
Lo stile dell’autore è particolarmente scorrevole e ispirato: i personaggi (Wandam, Alex e Sonja su tutti) convincono e risultano essere assai credibili e ottimamente caratterizzati.
La lettura è consigliata a chi voglia assaporare una piacevole storia sullo sfondo del mistico Egitto agli albori della seconda guerra mondiale, senza troppe pretese, ma risultando appassionante e godibile.
Il romanzo trae parzialmente ispirazione da un fatto realmente accaduto, mentre l’autore faceva ricerche per il suo precedente romanzo La cruna dell’ago.
Verso la fine degli anni ’70, Ken Follett scoprì la storia di Johannes Eppler, una spia nazista con un background culturale per metà tedesco e metà arabo, essendo nato in Germania e cresciuto in Egitto dopo che sua madre si risposò con un ricco egiziano. Eppler operava in una barca sulle rive del Nilo, aiutato nel suo lavoro di spionaggio da una soubrette, e usava un sistema di codici basato sul romanzo di Rebecca di Daphne du Maurier.
Come si può quindi dedurre, il personaggio di Alex Wolff è ampiamente ispirato alla figura di Eppler. Tuttavia, mentre nella realtà Eppler alla fine distrusse la sua radiotrasmittente per costruirsi una vita con una prostituta ebrea, Alex Wolff è fortemente devoto alla causa nazista e pronto a tutto pur di portare a termine la sua missione. Inoltre, la missione di Wolff nel romanzo è molto più determinante, ai fini degli equilibri della guerra, di quanto lo fu nella realtà il lavoro di Eppler.
Il personaggio di Eléne Fontana potrebbe essere ispirato alla prostituta ebrea, nel libro di Follett ha una traiettoria differente, in quanto diventa l’interesse amoroso dell’eroe buono del romanzo, il maggiore William Vandam, un personaggio completamente ideato dall’autore. Inoltre, Eléne gioca un ruolo decisivo nella sconfitta di Alex Wolff.

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