Prime dieci pagine
Mariel Giolito

La guerra tra Nigeria e Biafra che ebbe luogo tra il 1967 e il 1970, è stata un tragedia di enormi proporzioni con circa 3 milioni di morti per la fame, in gran parte bambini. Le immagini hanno girato il mondo e sono state il punto di partenza per la nascita dei “militanti umanitari”, medici francesi con la Croce Rossa e poi Bernard Koucher che, di fronte alla drammatica guerra civile nigeriana, nel 1971 decise di fondare un’organizzazione non governativa: Medecins Sans Frontieres.
Metà di un sole giallo di Chimanda Ngozi Adichie (Einaudi) è un racconto corale con uno sfondo storico fondamentale che si intreccia con le vicende private dei numerosi personaggi: la guerra tra Nigeria e Biafra (1967-1970).
I caratteri dei vari personaggi si sviluppano nel periodo di pace successivo all’indipendenza della Nigeria (1960).
Attraverso le loro storie l’autrice racconta gli eventi che inducono nel 1966 gli Igbo e gli Yoruba, etnie del sud per lo più convertite al cristianesimo, ad un colpo di stato contro il nord e l’etnia degli Hausa, di orientamento islamico.
Gli Igbo proclamano la repubblica del Biafra dando così inizio ad un genocidio con milioni di morti.
La comunità internazionale rifiuta di riconoscere il Biafra, il cui emblema è un sole nascente “metà di un sole giallo”, e la Nigeria si muove alla riconquista di quei territori tanto preziosi per i giacimenti petroliferi, sostenuta da Gran Bretagna, Russia ed Egitto.
Nella prima parte del romanzo si fa fatica a sentirsi in Africa, perché non è la solita Africa delle carestie, della fame, delle malattie, ma è un’Africa di salotti borghesi, di ambienti universitari, di riunioni nel salotto del professor Odenigbo, idealista rivoluzionario, in cui si parla di poesia, di filosofia e di politica.
La storia è raccontata da Ugwu, un adolescente, domestico a casa del professor Odenigbo, ricercatore di matematica noto nella città universitaria di Nsukka per le sue idee rivoluzionarie, da Olanna, figlia di un uomo d’affari che ha studiato a Londra e che abbandona una vita lussuosa per diventare la compagna di Odenigbo e da Richard, un timido inglese giunto in Nigeria per studiare e poi poter scrivere gli usi africani, la cui vita si incrocia con quella di Kainene, intelligente e abile donna d’affari, sorella gemella di Olanna.
Nella seconda parte del romanzo la guerra è in primo piano con tutta la sua insensatezza e crudeltà: i bombardamenti, la fame, le atrocità, la paura, la fuga. Immagini terribili come la donna che culla la testa mozzata della sua bambina o l’uomo il cui corpo continua a correre senza testa prima di crollare a terra evidenziano l’orrore e l’assurdità di qualsiasi guerra.
Il personaggio che ci accompagna lungo tutto il romanzo è Ugwu, il ragazzo dalla carnagione molto scura che, quando incomincia a lavorare dal professore Odenigbo, scopre l’esistenza dei lavandini.
E’un ragazzo mite, fedele, intelligente, analfabeta con un profondo desiderio di imparare. Comprende che a servizio in quella casa potrà crescere intellettualmente. Poi si scontra con la durezza della guerra e nell’ultimo periodo, con la coscrizione obbligatoria tra mercenari e ragazzini drogati.
Olanna e Odenigbo sono costretti ad abbandonare la loro bella casa per una stanza squallida in un sovraffollato condominio e per non morire di fame bisogna accettare di mettersi in coda e ricevere il cibo degli aiuti umanitari. Odenigbo cade in depressione rifugiandosi nell’alcol.
Ma tutti i personaggi di fronte a queste terribili avvenimenti hanno momenti in cui la nobiltà dell’essere umano sembra inattaccabile: le due gemelle si riconciliano dopo varie incomprensioni e tradimenti perché, come dice Kainene, “ci sono cose talmente imperdonabili da rendere perdonabile tutto il resto”. Tormentato dal ricordo dello sguardo della sua vittima, una barista stuprata insieme ad altri commilitoni, Ugwu si mette a scrivere della guerra con una speranza di riscatto attraverso la letteratura. Non ha mai dimenticato le parole del progressista Odenigbo nel chiedergli di non chiamarlo “Signore”: “Odenigbo è il mio nome per sempre. Signore invece va e viene. Domani il signore potresti essere tu”.
Kainene userà le sue doti di abile donna d’affari nella gestione di un campo profughi e il suo compagno Richard si immergerà sempre di più nella complessità umana, politica e sociale della Nigeria, fino a definirsi biafrano,
Attraverso la scrittura Ugwu riuscirà a ricostruire la memoria personale e collettiva così da poter gridare “Il mondo taceva, mentre noi morivamo.”
Avevo un ricordo molto vago della guerra del Biafra e sono molto grata a Chimamanda Ngozi Adichie per avermela raccontata.

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